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La polemica

Le reazioni alle parole del sindaco di Tonara: «È grave pensare un frase simile, figuriamoci scriverla»

di Luigi Soriga
Le reazioni alle parole del sindaco di Tonara: «È grave pensare un frase simile, figuriamoci scriverla»

Il commento delle sindache di Dorgali e Fonni: «Mettiamoci nei panni di una sua concittadina che ha un problema ed entra nella sua stanza»

23 marzo 2023
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Sassari Il sindaco, versione inseminatore seriale, che si sacrifica per la buona causa demografica e per la sopravvivenza del proprio paesello, non ha entusiasmato gli altri primi cittadini. Soprattutto le donne che indossano la fascia tricolore.

Angela Testone, settantadue anni, amministratrice di Dorgali, è basita. Dice: «Mi metto nei panni di una cittadina di Tonara che ha un problema da risolvere, e che ha bisogno di parlarne con il proprio sindaco. Magari una settimana fa ha chiamato in municipio, ha chiesto di essere ricevuta, e ha l’appuntamento domani. Mi chiedo: con che spirito varcherà l’ingresso dell’ufficio di Pierpaolo Sau? Avrà in mente la battutaccia, e soprattutto saprà anche del rischio a cui andrà incontro...».

Ci pensa nuovamente su. «L’inciampo è talmente grossolano che si fa fatica anche a commentarlo. La cosa assurda è che Sau è pure recidivo, perché a quanto ho capito si tratta pure di una battuta fatta nel 2010, e quindi riciclata. E questo è inquietante: perché se uno rispolvera una battuta, vuol dire che aveva anche avuto successo. Possibile che ci sia ancora qualcuno che rida per queste fesserie?».

I commenti dei social per la maggior parte fanno riferimento al carattere sessista della battuta. Angela Testone su questo aspetto non è d’accordo: «Io non ci vedo del maschilismo. Io ci vedo tanta grevità. E mi dispiace vederla in una persona che rappresenta le istituzioni. Dopo una simile caduta di stile perdi autorevolezza. Rimarrai sempre quello che ha detto quella frase immonda».

Anche Daniela Falconi, 46 anni, sindaca di Fonni, non avrebbe mai voluto leggere una simile caduta di stile. «A dirla tutta mi imbarazza molto commentare questa vicenda, perché con Pierpaolo Sau ci conosciamo da tanto. Però non si può soprassedere davanti a un simile modo di esprimersi. Ciò che mi preoccupa è che ciò che è virtuale è reale. Ormai c’è una tale fusione tra i social e la nostra quotidianità, che non ha più senso distinguere i due ambiti. Perciò se io scrivo una frase simile su Facebook, è ancora più probabile che la dica anche con i miei amici. E una battuta di una simile bassezza, è grave solamente pensarla, figuriamoci dirla, e ancor peggio scriverla».

Come già detto c’è l’aggravante della recidiva, cioè della battuta riciclata a distanza di tredici anni.

«Mi dispiace molto che ci possano essere uomini che ancora ridano per questo tipo di battute. Evidentemente da un punto di vista culturale bisogna lavorarci ancora tanto. Se io sentissi mio marito dire una cosa simile, non la prenderei per niente bene».

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