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Mozione di sfiducia: la maggioranza barcolla, ma Solinas non cadrà

di Umberto Aime
Mozione di sfiducia: la maggioranza barcolla, ma Solinas non cadrà

La richiesta delle dimissioni immediate sarà bocciata di sicuro. La maggioranza ha 17 voti in più ma qualche defezione è possibile

28 marzo 2023
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Cagliari Dall’inizio della legislatura, il diciassette è l’unico numero magico, in Consiglio regionale, e lo sarà anche oggi, nel giorno della mozione di sfiducia al governatore Christian Solinas, presentata dalle opposizioni, per quel suo primo sì alla riforma Calderoli sull’autonomia differenziata. Diciassette sono proprio i voti di vantaggio del centrodestra sul centrosinistra e i Cinque stelle, per cui – a organico pieno – la mozione sembra già essere destinata alla bocciatura in aula. Ma mai, come stavolta, questo margine da sempre così ampio, stasera potrebbe ridursi all’improvviso. Dimezzarsi? Forse è troppo, ma fermarsi intorno a dieci-undici non è da escludere. Ad esempio nel Psd’Az, il partito del governatore, fra ribelli e malumori d’ogni tipo, qualche assenza pesante potrebbe esserci. Altrettanto è possibile nella coalizione di centrodestra, che, negli ultimi mesi, s’è dimostrata tiepida – se non addirittura fredda – con il governatore soprattutto in vista di una sua ricandidatura alla presidenza della Regione, nel 2024. Comunque, al di là di qualunque ipotetico calcolo, la XVI legislatura non finirà oggi, perché – questo lo sanno tutti – nessun consigliere di maggioranza vuol ritornare a casa con dieci mesi d’anticipo sulla scadenza naturale, gennaio-febbraio. In sostanza, una volta respinto l’atto d’accusa, la legislatura andrà avanti lo stesso, ma finendo per trasformarsi in una lunga campagna elettorale.

Registro delle presenze Sarà interessante, questo pomeriggio, ad esempio prendere ad esempio nota dei consiglieri regionali di maggioranza che risponderanno presente alla convocazione. Fra gli assenti probabili potrebbero esserci i ribelli del Psd’Az: il capogruppo dimissionario Franco Mula, Piero Maieli, Stefano Schirru, e Fabio Usai. Qualche defezione potrebbe esserci anche fra i banchi del resto della coalizione, visto che da tempo i rapporti politici fra Fdi, è il partito trainante del momento, e Solinas sono arrivati al minimo storico. Oppure, sempre in maggioranza, non sono certo eccellenti neanche quelli fra Forza Italia e lo stesso Solinas. Oltre al malessere interno, sono queste le sue due ultime spine nel fianco. Sarà interessante anche scoprire non solo se il governatore sarà presente in aula, dovrebbe esserci visto che la mozione di sfiducia è a suo carico, ma anche chi e quanti consiglieri di maggioranza prenderanno la parola per controbattere al fuoco di fila delle opposizioni. Alla fine della seduta, svelate tutte queste incognite, si capirà davvero qual è lo stato di salute reale della maggioranza guidata dal 2109 da Christian Solinas. E forse addirittura potrebbe arrivare anche una risposta, seppure molto anticipata, alla domanda: sarà ancora lui il portabandiera nel 2024?

La mozione Firmata e depositata da tutti i ventuno consiglieri d’opposizione – dal Pd ai Cinque stelle, dai Progressisti a Europa-Verdi – la mozione è articolata in due punti. «Senza addentrarsi – si legge – sulle conseguenze nefaste che il disegno di legge sull’autonomia differenziata potrebbe avere per la Sardegna, il presidente della Regione deve assumersi la piena responsabilità politica di aver espresso, giovedì 2 marzo, a Roma, attraverso un suo delegato, in una sede istituzionale come la Conferenza delle regioni, il suo parere favorevole a una riforma che, al di là delle considerazioni nel merito, non era stata vagliata nei suoi molteplici aspetti e non era stata neanche oggetto di confronto né con le parti politiche né con quelle sociali». Poi nel capoverso successivo dell’atto d’accusa: «Il presidente della Regione deve altresì assumersi la responsabilità di avere svilito il ruolo del Consiglio regionale, prendendo, in solitudine, una decisione di portata storica per la Sardegna». Va ricordato, però, che dopo quel voto favorevole delle Regioni, seppure solo da parte di quelle governate dal centrodestra, la riforma è stata corretta. Il ministro per gli affari regionali, Roberto Calderoli, infatti, qualche giorno dopo, fra le clausole di garanzia ha inserito anche «l’insularità in Costituzione», invece dimenticata – non s’è mai capito bene perché – nella prima bozza, quella approvata dalla Regione giovedì 2 marzo.

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