Il riconoscimento

Quando lo sport diventa inclusivo, ai Bulldog rugby Sassari il premio Mondonico

di Roberto Sanna
Quando lo sport diventa inclusivo, ai Bulldog rugby Sassari il premio Mondonico

Da 14 anni in campo con i ragazzi con problemi socio educativi

07 aprile 2023
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Sassari Emiliano Mondonico era un allenatore di calcio speciale, più attento alla crescita dei suoi ragazzi e ai valori della vita e dello sport che ai risultati del campo. Per questo il Coni, tramite la sua società “Sport e Salute”, ha deciso di intitolargli un premio annuale che viene assegnato “ai protagonisti di storie di impegno e riscatto, anche nelle aree a maggior rischio di disagio e marginalizzazione”. Un riconoscimento che, qualche giorno fa, è toccato a un protagonista quasi invisibile dello sport sassarese: Claudio Pistidda, allenatore e anima della Bulldog Rugby, società che da 14 anni porta avanti con tanta fatica e ostinazione un progetto di sport e inclusività.

Anche senza un campo fisso dove allenarsi, perché solo adesso, dopo anni di battaglie e richieste, la Bulldog avrà a disposizione dal Comune un terreno dove potrà edificare la sua casa e proseguire un percorso nel quale il rugby è «lo sport ideale per raggiungere i nostri obiettivi: è inclusivo a prescindere e ha come aspetto prevalente la costruzione della famiglia. E quello che noi facciamo con tutti i nostri ragazzi non è altro che valorizzare l’aspetto umano, insegnargli a far parte di un gruppo che si muove insieme». Sono circa duecento i tesserati della Bulldog Rugby: «Copriamo tutte le categorie tra amatori e gli agonisti veri e propri. Di questi, 70 bambini e ragazzi dai 4 anni agli Under 13. In più, collaboriamo con tantissime scuole dei paesi dell’hinterland». Nei Bulldog esiste una sola regola: si va in campo tutti insieme. «Abbiamo cominciato da subito a lavorare con ragazzi con problemi socio-educativi, nel tempo abbiamo avviato un percorso anche per i ragazzi con disabilità – racconta Pistidda –. La parte pedagogica la segue direttamente a bordo campo la dottoressa Pier Paola Meloni, una pedagogista che è anche istruttrice di rugby. Abbiamo imparato anche a costruire un rapporto stretto con le famiglie, il percorso va avanti in uno stretto rapporto a tre fra il bambino, l’educatore e la famiglia. I ragazzi che hanno questi particolari problemi vengono inseriti in squadra, non hanno percorsi diversi: nella squadra della Serie C, per esempio, sono in sette, le nostre sono squadre inclusive in tutti i sensi. Lavoriamo su tutti i fronti, abbiamo portato avanti progetti importanti insieme alla Uisp e a Save The Children».

Il Premio Mondonico unisce tutte queste cose: «Onestamente non me lo aspettavo – racconta Claudio Pistidda –. Sono felice, è un premio prestigioso che gratifica me e la società per l’impegno di tutti questi anni, durante i quali abbiamo sempre messo davanti a tutto l’aspetto sociale». «Un importante riconoscimento dopo anni di lavoro silenzioso in cui tanti ragazzi hanno scoperto il loro potenziale, hanno costruito la loro identità e trovato consapevolezza e fiducia in se stessi» ha celebrato sulla sua pagina Facebook il sodalizio sassarese.

Il riconoscimento – istituito nell’ambito del Progetto “Sport e Integrazione”, realizzato da Sport e Salute e finanziato dal ministero del Lavoro, è stato assegnato dieci tecnici, cinque dirigenti e cinque associazioni dilettantistiche provenienti da tutto il territorio nazionale. Claudio Pistidda «si è distinto nel corso degli anni per aver coordinato diversi progetti in zone disagiate dove è forte il rischio di devianza tra i più giovani» recita la motivazione. «A tutti i vincitori non diciamo solo “complimenti” ma “grazie” perché hanno messo al centro della loro azione il valore sociale dello sport, l'accoglienza, l'inclusione, la solidarietà, l'integrazione» ha dichiarato il presidente di Sport e Salute, Vito Cozzoli, nel corso della cerimonia di consegna.

E Claudio Pistidda, ritirata la targa, da buon rugbista pensa già al prossimo lavoro di squadra: la realizzazione del campo. Il terreno finalmente c’è e «ormai mancano solo le ultime firme. Poi potremo avviare i lavori». Finiranno i vagabondaggi, la Bulldog potrà finalmente accogliere in una casa dignitosa i suoi 200 ragazzi.
 

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