La Nuova Sardegna

Credito e impresa

De Pascale (Confindustria): «I tassi restano un problema, ora serve un patto con le banche»

di Dario Budroni
Maurizio De Pascale durante la presentazione del Top 1000 a Sassari
Maurizio De Pascale durante la presentazione del Top 1000 a Sassari

Il presidente regionale durante la presentazione del Top 1000: «Servono prestiti sotto l’Euribor»

05 maggio 2023
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Sassari Il mondo delle imprese diventa più armonico e vivace, ma alle luci corrispondono ancora le solite e scoraggianti ombre. Resistono per esempio le antiche differenze tra i territori e il gap infrastrutturale non ha certo imboccato la strada della riduzione. E poi ci sono le difficoltà di strettissima attualità, come quella rappresentata dai tassi di interesse non proprio favorevoli a chi vuole fare impresa. Ed è per questo che Maurizio De Pascale, presidente regionale di Confindustria, davanti alla platea di “Top 1000” arriva a proporre la sottoscrizione di un patto tra il sistema finanziario e quello economico. «Il mio è un appello affinché si sostengano gli investimenti, che un imprenditore può sostenere quando però non sono troppo onerosi» dice il numero uno di Confindustria in Sardegna. Un modo per evitare la recessione e consolidare quindi la ripresa attualmente in corso dopo la mazzata della pandemia.

Luci e ombre La fotografia scattata da Maurizio de Pascale è precisa. «Lavoro e passione sono i due ingredienti che ogni giorno utilizziamo per superare tutte le difficoltà – dice il presidente di Confindustria –. Sono ingredienti che ci consentono di vedere oggi il Pil allo 0,8. E lo studio della Nuova dimostra che è in atto una bella vivacità. Tra i territori, però, esistono ancora differenze troppo evidenti. Ci sono zone che faticano e che vanno aiutate». Poi una delle questioni centrali da sempre. «L’ho detto anche al ministro Calderoli – prosegue De Pascale –: bisogna risolvere il problema dei livelli infrastrutturali minimi. Non mi riferisco solo a energia e trasporti. Serve una vera, sana e corretta infrastrutturazione per riportare le aree interne a un livello di pari dignità rispetto agli altri territori. È questo il vero vulnus da risolvere. Oggi abbiamo per esempio le risorse, ma ancora non si traducono in opere per il superamento di un disagio che contraddistingue in maniera profonda la Sardegna».

Tassi proibitivi Da una parte i vecchi limiti dell’isola, dall’altra le difficoltà nel mettere in campo nuovi investimenti. De Pascale entra nel cuore delle difficoltà di chi oggi fa impresa. «Un’altra situazione che potrebbe mettere a rischio la ripresa è rappresentata dai tassi di interesse – dice il presidente di Confindustria –. Quando il tasso arriva a livelli tali da non consentire il raggiungimento di un utile netto, e quindi il poter reinvestire nell’azienda, alla fine l’investimento non si fa. Per questo faccio un appello al sistema finanziario affinché, in questo momento, sostenga gli investimenti. Perché oggi abbiamo una situazione di Euribor piuttosto elevati. L’Europa aumenta il tasso di interesse, a cui c’è poi da aggiungere lo Spread. Ecco quindi che arriviamo a quei livelli che difficilmente consentono di mantenere o aumentare gli investimenti per il consolidamento della ripresa». Per de Pascale è dunque necessario un grande patto tra sistema finanziario e sistema economico. «Bisogna consentire al sistema economico di avere dei finanziamenti a tassi inferiori all’Euribor – spiega –. Si può fare attraverso un accordo: quando l’Euribor comincerà a scendere, e si dice che avverrà a partire dal secondo semestre del 2023, gli imprenditori potranno pagare uno Spread sul tasso di interesse maggiore perché hanno avuto un beneficio oggi rispetto all’attuale tasso di sconto. Può essere un modo per aiutare quegli imprenditori che, come stanno dimostrando i fatti, stanno portando a casa i risultati».

Fatiche e successi Anche Giacomo Spissu, presidente della Fondazione di Sardegna, si concentra sulle luci e sulle ombre. «L’inserto della Nuova ci dà innanzitutto una buona notizia – dice Spissu –. Sembra essere stato superato il periodo di crisi legato alla pandemia, con una grande fatica vissuta dalle imprese. Oggi parliamo delle top 1000, ma ricordiamoci che dietro ci sono tantissime piccole imprese che vanno incoraggiate e sostenute. Dal report, però, emergono anche le ombre. È quindi necessario un grande lavoro per la crescita: infrastrutture, formazione e possibilità di competere con un contesto non solo nazionale ma ancora più ampio».


 

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