La Nuova Sardegna

Le consultazioni

Bocciato il presidenzialismo

di Claudio Maddaloni
Elly Schlein
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Elly Schlein

Il confronto governo-opposizioni, più morbido solo il Terzo Polo. La segretaria Pd Elly Schlein: «Troppo importante il ruolo del Quirinale, no al premierato»

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Roma Il primo giro di “consultazioni” sulle riforme della premier Giorgia Meloni con i partiti di opposizione si chiude con una certezza: tutti sono contrari al presidenzialismo. Tra le timide aperture di alcuni e le nette chiusure di altri, spicca infatti il “no” di tutti i rappresentanti di minoranza incontrati da Meloni e dalla delegazione del governo alla Camera a toccare la figura super partes, di garanzia, del presidente della Repubblica.

«Noi abbiamo chiarito – dice la segretaria del Pd, Elly Schlein, uscendo dall’ultimo incontro della giornata, riservato ai dem – la nostra contrarietà all’elezione diretta del presidente della Repubblica e del presidente del Consiglio. Se l’obiettivo – spiega Schlein – è rafforzare la stabilità e la rappresentanza non ci sottraiamo al confronto. Ciò che invece non vogliamo e l’indebolimento dei pesi e contrappesi previsti dalla Costituzione. E non che si tocchi o si indebolisca la presidenza della Repubblica, nel suo ruolo di garante della Costituzione, super partes. Diciamo no anche al premierato, una forma che indebolirebbe il Parlamento. Abbiamo portato alcune nostre proposte che vanno nella direzione di migliorare stabilità e rappresentanza. Per prima cosa si deve riformare la legge elettorale, basta con i listini bloccati. La seconda questione, guardando al modello tedesco, e l’istituto della sfiducia costruttiva che eviterebbe crisi al buio. La terza è la necessità di limitare la decretazione d’urgenza. C’è poi il tema del rafforzamento degli istituti referendari e delle leggi di iniziativa popolare».

La delegazione del Movimento 5 Stelle, che apre la giornata guidata da Giuseppe Conte, mette subito in chiaro che non prenderà in considerazione né presidenzialismo né premierato. «Siamo disponibili a un rafforzamento dei poteri del premier ma in un quadro che non mortifichi il confronto parlamentare e neppure la funzione del presidente della Repubblica, che ha una funzione di garanzia, e ha un ruolo chiave». L’idea di Conte, che non piace però al governo, è quella di una commissione ad hoc sulle riforme.

Più “aperturista” la posizione di Azione e Italia Viva: «Siamo disponibili a collaborare per l’ovvia ragione che anche noi abbiamo provato a fare un percorso di riforma. Condividiamo l’esigenza di avere maggiore stabilità del governo ed efficienza dell’apparato complessivo dello Stato», spiega Carlo Calenda. Ma anche il leader di Azione non transige sul Quirinale: «Per noi una linea rossa assoluta è la figura di garanzia del presidente della Repubblica, toccarla sarebbe un errore grave». Mentre, aggiunge, «siamo favorevoli all’indicazione del presidente del Consiglio, con l’opzione del sindaco d’Italia o con l’indicazione del presidente del Consiglio. Noi siamo a favore di una scelta monocamerale e di una distinzione fondamentale delle due Camere”. E anche Maria Elena Boschi, di Iv, spiega: «Siamo disponibili a lavorare insieme alla maggioranza e al governo, sul sindaco d’Italia e sul “superamento del bicameralismo perfetto».
 

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