Scuola, stop ai bulli: casi in crescita nell'isola
Il ministro Valditara: «Il voto in condotta farà media». In Sardegna le vittime sono soprattutto le ragazzine tra i 15 e i 19 anni
Sassari Battaglie verbali on line, molestie, cyberpersecuzione, denigrazione, sostituzione di persona, inganno e diffusione di informazioni, esclusione, violenza sul web, sexting: il vocabolario del bullismo si è ampliato. Nuove forme di sopruso si diffondono, anche con l’aiuto del web e dei social. La Sardegna, secondo una recente indagine dell’Eurispes che ha coinvolto 48 scuole secondarie di primo grado e 49 scuole secondarie di secondo grado, per un totale di 97 Istituti, distribuiti proporzionalmente in tutta l’Isola, ha fatto emergere questa situazione: il 50,3% degli autori di atti di vessazioni digitali sono di genere maschile e il 49,7% femminile. Hanno un’età compresa tra i 13 e i 19 anni e le azioni che hanno compiuto con più frequenza sono state quelle relative alle telefonate mute, agli scherzi telefonici. Un po’ quello che fanno ancora oggi alcune trasmissioni radiofoniche di successo. Più grave l’esclusione intenzionalmente di qualcuno da gruppi on line. Le vittime sono soprattutto le ragazze tra i 15 e i 19 anni. Un giovane su cinque (19,6%) ha dichiarato di avere subìto atti di cyberbullismo, “raramente” nel 10,3% dei casi, “qualche volta” nel 7,8% o “spesso” nell’1,5%.
L’indagine ha coinvolto la scuola, ma ovviamente il fenomeno va oltre il ristretto perimetro degli istituti scolastici. È vero però che i fatti di cronaca più eclatanti spesso provocano ondate di indignazione e, a volte, provvedimenti normativi sospinti da queste ondate. Il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara, ha stabilito interventi sui criteri di valutazione del voto di condotta nelle Scuole secondarie, sulla misura della sospensione e sull’istituzione di attività di cittadinanza solidale.
Il ministro, almeno all’interno delle scuole, punta a «ripristinare la cultura del rispetto, contribuire ad affermare l’autorevolezza dei docenti e riportare serenità nelle nostre scuole». Per farlo il ministro individua tre direttrici.
Prima direttrice «Il voto assegnato per la condotta è riferito a tutto l’anno scolastico». Ma non solo: si precisa anche che «nella valutazione dovrà essere dato particolare rilievo a eventuali atti violenti o di aggressione nei confronti degli insegnanti, di tutto il personale scolastico e degli studenti». Il riferimento alla vicenda dell’insegnante impallinata da alcuni studenti che poi sono stati promossi è chiaro. Gli studenti avevano avuto un 5 in condotta al primo quadrimestre, ma avevano rimediato al secondo. Anche se poi, il ministro ha esercitato forti pressioni perché il voto venisse abbassato.
Nelle scuole secondarie di I grado si ripristina la valutazione del comportamento «che sarà espressa in decimi e farà media, modificando così la riforma del 2017».
La valutazione del comportamento non sarà fine a sé stessa a limitata al presente, ma «inciderà sui crediti per l’ammissione all’Esame di Stato conclusivi della scuola secondaria di secondo grado». Il 5 in condotta, che ora prevede la bocciatura «esclusivamente in presenza di gravi atti di violenza o di commissione di reati» ora la prevederà «anche a fronte di comportamenti che costituiscano gravi e reiterate violazioni del Regolamento di Istituto». Il 6 in condotta genererà un debito scolastico «che dovrà essere recuperato a settembre con una verifica avente ad oggetto i valori costituzionali e i valori di cittadinanza».
Seconda direttrice Secondo il ministro Valditara la sospensione è un provvedimento insufficiente e inadeguato. «La misura della sospensione – dice il ministro –, intesa come semplice allontanamento dalla scuola, è del tutto inefficace e, anzi, possa generare conseguenze negative sullo studente».
Il provvedimento ipotizzato dal ministero «prevede che la sospensione fino a 2 giorni dalle lezioni in classe comporti più scuola, più impegno e più studio».
Lo studente sospeso sarà coinvolto «in attività scolastiche - assegnate dal consiglio di classe - di riflessione e di approfondimento sui temi legati ai comportamenti che hanno causato il provvedimento. Questo percorso si concluderà con la produzione di un elaborato critico su quanto è stato appreso, che sarà oggetto di opportuna valutazione da parte del consiglio di classe».
In caso di sospensione per un periodo superiore ai i 2 giorni, lo studente dovrà svolgere «attività di cittadinanza solidale presso strutture convenzionate. La convenzione conterrà le opportune coperture assicurative».
Terza direttrice Sempre nel caso di una sospensione superiore ai 2 giorni, se verrà ritenuto opportuno dal consiglio di classe, «l’attività di cittadinanza solidale potrà proseguire oltre la durata della sospensione, e dunque anche dopo il rientro in classe dello studente, secondo principi di temporaneità, gradualità e proporzionalità».
Il principio che ispira questa scelta sarebbe quello di stimolare ulteriormente e verificare l’effettiva maturazione e responsabilizzazione del giovane rispetto all’accaduto».
Questa la linea del ministero, che ha «tenuto conto della relazione conclusiva dei lavori del tavolo ministeriale di esperti sul tema del bullismo». Decisioni che, secondo alcuni, configurerebbero una sorta di “invasione di campo” dell’autonomia scolastica sancita per legge. Tesi respinta dal ministero: «Le decisioni che riguardano queste misure saranno adottate dalle singole scuole, nello specifico dai consigli di classe, nel rispetto dell’autonomia scolastica».
Il caso Rovigo La svolta imposta dal ministro, come detto, è stata sospinta dal fatto di cronaca accaduto nella scuola di Rovigo dove un’insegnante era stata fatta bersaglio dei colpi sparati con una pistola giocattolo da alcuni studenti. Il ministro era intervenuto per chiedere all’istituto frequentato dai ragazzi di abbassare il voto di condotta finale. Il consiglio di classe ha ceduto alle pressioni del ministro e ha abbassato da 9 a 7 il voto in condotta dello studente che aveva sparato e da 8 a 6 quelli degli altri studenti che avevano portato in classe la pistola, ripreso l’episodio e condiviso il video sui social.
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