Uniss – Scienze Biomediche
La storia del Dipartimento di Scienze Biomediche - “Cuore antico” e testa giovane: dipartimento ricco di tradizioni
Costituito nel 2012 al termine di un percorso avviato nel 1997, ha nel DNA le tradizioni di 6 gloriosi istituti
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Ha un cuore antico – con radici che affondano nella plurisecolare storia della Facoltà medica – il Dipartimento di Scienze biomediche pur non avendo neppure trent’anni. È stato infatti istituito, per impulso di un nutrito gruppo di docenti di varie facoltà, nel 1997, per poi conoscere l’approdo istituzionale nel 2012, dopo la laboriosa riorganizzazione dell'ateneo turritano che prevedeva, in base alla legge 240/2010, la formazione dei Dipartimenti e la scomparsa dei sei Istituti che costituivano il DSBM: Anatomia umana normale (il più vecchio); Chimica biologica; Fisiologia; Istologia ed Embriologia generale; Microbiologia; Patologia generale. Il professor Piero Cappuccinelli, microbiologo clinico e accademico dei Lincei, è stato il primo dei direttori che si sono succeduti fino ad oggi. Gli sviluppi su vari piani e gli apporti di nuove esperienze scientifiche e didattiche hanno portato alla fisionomia del Dipartimento come si presenta oggi, una moderna struttura dal carattere multidisciplinare, con una decisa caratterizzazione biomedica. Rimandano alle storiche roccaforti della formazione medica – Anatomia e Fisiologia – le discipline precliniche. L’insegnamento dell’Anatomia (notomia come si diceva al tempo) era impartito a Sassari – a spese del Comune, ancora prima che nascesse - nel XVII secolo - la facoltà Medica, una delle prime nel Mezzogiorno d’Italia. E all’Anatomia umana e alla Fisiologia sono legati i decisivi progressi della Facoltà a partire dagli anni Novanta, che hanno visto avvicendarsi, lungo i decenni, esponenti di grandi “Scuole” come il fisiologo Gregorio Manca, allievo di Angelo Mosso e alcuni dei più insigni anatomisti italiani, da Giunio Salvi a Giuseppe Levi, futuro cattedratico di Anatomia Umana Normale all'Università di Torino e maestro di tre premi Nobel, Rita Levi Montalcini, Renato Dulbecco, Salvatore Luria. Al prof. Levi si deve tra l’altro la sistemazione dei reperti della collezione comprendente i modelli di encefali in cera realizzati dall’anatomista e fisiologo Luigi Rolando, che proprio a Sassari, durante gli anni del suo insegnamento (1809-1814) scrisse la fondamentale opera Saggio sopra la struttura del cervello dell'uomo e degli animali e sopra le funzioni del sistema nervoso. Da questo primo nucleo – per iniziativa del direttore dell’Istituto di Anatomia umana, prof. Giovanni Tedde, (Direttore di Anatomia dal 1977 al 1994) è nato, a fine anni Ottanta, il Museo anatomico Luigi Rolando che sorgeva all’angolo tra le vie Angioy e Mancini, nell’edificio che ospitava il bel Teatro anatomico ligneo, costruito all’inizio del ‘900. Il Museo “L. Rolando” – così come l’importante collezione di libri e di strumenti d’epoca – fa parte del “patrimonio” del DSBM che si propone oggi come centro di ricerca e alta formazione nell’area delle scienze biomediche, con un ruolo importante nel mondo culturale e sociale del territorio. (Eugenia Tognotti, già professoressa ordinaria di Storia della medicina e Scienze Umane)
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