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Uniss – Dissuf

Ex allievi, il futuro e la carriera possono essere un bel gioco di parole


	Alessandra Pigliaru, Elisabetta Grassi e Maria Stefania Poddighe
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Alessandra Pigliaru, Elisabetta Grassi e Maria Stefania Poddighe

Dal DISSUF al mondo del lavoro: ecco le storie dei giornalisti Alessandra Pigliaru (Il Manifesto) e Paolo Mastino (Rai), di Maria Stefania Podda dirigente Servizio comunicazione istituzionale della Regione, di Elisabetta Grassi che dirige il Museo nazionale sassarese “G.A. Sanna”, di Sofia Demartis esperta di DSA

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Alessandra Pigliaru Il desiderio di iscrivermi alla facoltà di Filosofia lo custodivo fin da ragazzina, non sapevo cosa avrei potuto fare dopo la conclusione degli studi eppure ero persuasa che esercitarmi al pensiero mi avrebbe orientata. Ho discusso la tesi nel 2000, il rel atore era Martino Cambula e il correlatore Andrea Tagliapietra. Figure che, insieme a Sebastiano Ghisu, mi avevano sollecitata a proseguire il percorso di storia critica delle idee intrapreso nel dipartimento sassarese. Letture intense, sono stati anni in cui la filosofia diventava precondizione per conoscere altro, così sono giunte le iniziali curiosità poetiche e letterarie, artistiche e socio-politiche. Ho partecipato alla prima redazione del “Giornale Critico di Storia delle Idee” (un ponte tra l’Università di Sassari e il San Raffaele di Milano), poi il dottorato di ricerca e il costante misurarmi con la scrittura, in particolare quella delle donne. Da circa dieci anni lavoro al quotidiano “Il Manifesto”. Vivo a Roma e, come redattrice delle pagine culturali, ogni giorno in redazione esaudisco la mia intenzione di dedicarmi ai libri che non sono i miei. Dovendo trovare una relazione tra gli studi universitari e la mia attuale pratica giornalistica, nomino per prima la curiosità sul mondo e i suoi processi, insieme a tutto ciò che è vivente. È un po’ diverso dall’esercizio che immaginavo da ragazzina, ora è più simile alla gratitudine irrequieta di poterlo interrogare, quel mondo. Grande e terribile che sia.

Elisabetta Grassi Mi chiamo Elisabetta Grassi e dal 2018 lavoro come funzionario archeologo presso la Direzione Regionale Musei Sardegna, amministrazione periferica del Ministero della Cultura , e dal 2020 sono direttrice del Museo Nazionale Archeologico ed Etnografico “ G. A. Sanna”, di Sassari. Il percorso che mi ha portato a ricoprire questo ruolo ha avuto origine nel 1998, quando ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari e, più precisamente, al corso di laurea in Conservazione dei Beni Culturali, una delle novità di quell’anno accademico. Durante gli studi ho maturato competenze in ambito storico-archeologico e approfondito i vari aspetti relativi alla cura e alla gestione del patrimonio culturale. Dopo la laurea ho frequentato master e corsi di alta formazione per completare la mia formazione e, parallelamente ho conseguito il dottorato in “Storia, l etterature e c ulture del Mediterraneo ”, sempre all’Università di Sassari. Grazie ai titoli (per il ruolo di funzionario archeologo è richiesto il post laurea) e al le competenze acquisite, sono risultata tra i vincitori del concorso nazionale per funzionari del 2016, iniziando così la mia attività professionale nel MiC.

Maria Stefania Podda Varcare le porte della mia ex Facoltà da docente, a distanza di poco più di dieci anni dalla laurea, è stato un coacervo di emozioni. La presa di coscienza di un nuovo inizio e l’incontro con gli studenti. Da subito ho rivissuto gli anni dell’Università con uno sguardo più maturo e consapevole dell’arricchimento formativo e sociale, che ha segnato in modo determinante la mia crescita culturale e professionale. Quando decisi di iscrivermi al corso di laurea in Scienze della comunicazione e giornalismo, lo feci perché mossa da una forte pulsione e dall’ambizione di poter intraprendere la strada che avevo sempre desiderato. Attualmente rivesto il ruolo di dirigente del Servizio comunicazione istituzionale della Regione, la cui attinenza rispetto all’offerta formativa del dipartimento è piuttosto marcata. Nel mio approccio al mondo delle istituzioni, ho potuto beneficiare degli approfondimenti fatti nelle materie affrontate durante il corso di studi: una sapiente combinazione tra i fondamentali della sociologia, de l diritto, delle scienze politiche, della comunicazione e delle nuove tecnologie. La mia è una passione che si realizza grazie a un cammino intrapreso all’interno di un percorso multidisciplinare, sempre orientato all’innovazione.

Paolo Mastino Sono stato tra i primi studenti del corso di laurea in Scienze della comunicazione e Giornalismo, agli inizi del nuovo millennio. All’epoca il corso faceva parte della facoltà di Scienze Politiche che lo istituì con l’intento di soddisfare il mercato del lavoro che richiedeva figure specializzate dopo l’istituzione della legge 150 del 2000. Ho seguito una serie di corsi molto interessanti e di alto livello che andavano dalla comunicazione pubblica a quella d’impresa, dalla storia dei mass media alle tecniche per le comunicazioni di massa. Per l’epoca una novità assoluta e che soprattutto mi ha consentito di capire ciò che desideravo fare, perché dopo la laurea ho proseguito gli studi frequentando il master di primo livello in Giornalismo dell’Università di Sassari che mi ha dato la possibilità di superare con successo l’esame di Stato per diventare giornalista professionista. Ed è così che vinco la selezione pubblica in RAI in cui lavoro ormai dal 2008, attualmente come capo servizio, occupandomi dei principali fatti di cronaca avvenuti in Sardegna e curando documentari come “Buonasera, Moby Prince”, fino alle collaborazioni con i principali TG nazionali.

Sofia Demartis Il desiderio di fare la differenza nella vita di altri esseri umani è stata la spinta di ogni mia scelta formativa. I primi tre anni all’università di Sassari sono stati una meravigliosa finestra sul futuro. Col libro “Né asino, né pigro, sono dislessico. Esperienze didattiche e universitarie di persone con DSA (disturbi specifici dell’apprendimento)” del professor Dettori, mio relatore ed insegnante di didattica e pedagogia speciale, arrivò la prima svolta. Scelsi allora di approfondire il tema del disturbo specifico dell’apprendimento. Dopo la laurea arrivò la specializzazione in DSA. Lo studio di materie come psicologia, psicologia dello sviluppo, pedagogia della marginalità e della devianza e neuropsichiatria infantile mi hanno formata, permettendomi di svolgere con soddisfazione la libera professione di tutor di DSA. Lavorando in team, offriamo oggi alle famiglie in difficoltà un supporto nel percorso diagnostico e formativo dei propri figli. Il giorno in cui un bimbo disgrafico e dislessico scrisse con me la sua prima letterina a Babbo Natale, capii di aver aperto le porte del suo futuro. Fu immediatamente chiaro quale sarebbe stata la mia missione: consegnare agli studenti le chiavi del proprio destino

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