La Nuova Sardegna

Invasione nei mari

Lagune assediate dal granchio blu: infesta le nasse e assalta i muggini

di Salvatore Santoni
Lagune assediate dal granchio blu: infesta le nasse e assalta i muggini

Studio dell’Agris al ministero: il crostaceo “alieno” mette in ginocchio i pescatori. Causa danni ingenti alle attrezzature e mette a rischio la produzione di bottarga

16 agosto 2023
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Sassari Il granchio blu ha colonizzato tutte le zone umide dell’isola date in concessione ai pescatori. È questo il dato choc che emerge nella relazione elaborata dagli esperti dell’agenzia Agris e che nei giorni scorsi è stata spedita ministro delle Politiche agricole Francesco Lollobrigida.

La mappa Il golfo di Oristano, le foci del Cedrino e del Coghinas, le lagune di Tortolì e di San Teodoro e del Calich ad Alghero. E ancora: Porto Pozzo, Cesaraccio, Pilo, San Giovanni Muravera, Porto Pino. Sono soltanto alcune delle zone in cui le chele blu stanno facendo man bassa di vongole, arselle, bivalvi in generale. Le aree sono mappate in un recentissimo studio dell’Agris che ha fotografato il disastro che da mesi si sta abbattendo sulla testa dei pescatori sardi.

L’assalto Con l’arrivo della stagione riproduttiva della primavera i granchi blu, maschi e femmine, si sono riversati dalle acque dolci a quelle salmastre e successivamente in direzione del mare, dove avviene la deposizione delle uova fecondate che si protrae fino all’autunno. Durante la stagione calda i granchi blu si riversano nei lavorieri, si introducono nelle nasse e nei bertovelli e si inerpicano, ammagliandosi, sulle reti da posta (tutti attrezzi destinati alle comuni specie bersaglio), per consumare i pesci catturati costituendo un grave ostacolo alle normali attività di pesca. «Nel 2017 Agris segnalò la prima presenza di questo granchio nell’isola – spiega Nicola Fois, firmatario dello studio con Jacopo Culurgioni e Riccardo Diciotti che la Regione ha girato al ministero – e nell’arco di sei anni si è distribuito in tutto il Mediterraneo. C’è una presenza massiccia in tutte le lagune regionali. Dai dati si vede chiaramente che si tratta di una specie fortemente invasiva e anche aggressiva, basti pensare alla vongola verace che viene predata in maniera importante».

I danni Gli attrezzi dei pescatori che vengono danneggiati hanno un costo medio di 150 euro per bertovello e di 30 euro per 120 metri di rete di tramaglio, a cui va sommata la manodopera. Questo creare una perdita economica per i pescatori ma anche di tempo. Tant’è che in molti casi si sono arresi. Per fare un esempio, per quanto riguarda il bertovello per la cattura dell’anguilla, che in Sardegna è consentito dal 1 luglio al 31 agosto 2023, i pescatori hanno rinunciato perché i danni causati dai granchi si sono rivelati superiori all’eventuale profitto. «Si contano danni anche sul fronte delle specie autoctone come il granchio dei nostri stagni – riprende l’esperto dell’Agris –. I pescatori sono molto preoccupati perché i danni agli attrezzi sono ingenti, il granchio blu va a rimpiazzare le specie bersaglio e altera gli equilibri».

Bottarga a rischio Nel periodo di pesca del cefalo da bottarga, che viene effettuata esclusivamente nei lavorieri, succede che il granchio blu si accumulino in gran numero nella camera di cattura attaccando di continuo i cefali. «Bisogna aspettare di capire cosa potrebbe accadere a settembre – dice Nicola Fois – e cioè se ci sarà interazione col muggine e quindi la produzione della bottarga. È difficile che il granchio riesca a creare problemi al muggine, che ha una sua stazza, però potrebbe attaccare le gonadi».

Mercato saturo Attualmente il prezzo del granchio blu nell’isola oscilla tra 5 e 10 euro al chilogrammo al dettaglio e tra i 3 i 4 euro all’ingrosso. I pescatori evitano la pesca selettiva perché non è conveniente. Il prodotto, infatti, è deprezzato perché l’offerta è troppo alta rispetto alla domanda. Questo anche per via dell’invasione che c’è in tutto il Mediterraneo. Se poi si considera che il granchio blu del Nord Africa arriva nel mercato a 1 euro al chilogrammo, viene facile comprendere la scelta dei pescatori sardi di evitare la pesca selettiva delle chele blu.

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