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L’amore criminale si nutre di vendetta rabbia e gelosia

di Federica Porcu*
L’amore criminale si nutre di vendetta rabbia e gelosia

I rischi della dipendenza affettiva

26 novembre 2023
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Chiunque si sia mai innamorato sa che nei primi momenti che si condividono con il partner si vorrebbe diventare un’unica entità. Si cerca di instaurare un rapporto di complicità e sintonia, provando un istintivo attaccamento a quella relazione appena nata. Questo entusiasmo va attenuandosi nel corso del tempo, in modo assolutamente normale. Tuttavia, in alcuni casi, ciò non avviene e quando, dopo la fase dell’idillio amoroso va ad aumentare esponenzialmente la dipendenza di uno solo dei partner nei confronti dell’altro, ci si può trovare di fronte a quello stato psicologico definito come “dipendenza affettiva”.

La dipendenza affettiva può trasformarsi in amore criminale e sempre più spesso si conclude con l’uccisione della donna: il femminicidio, un fenomeno atroce e devastante. Ogni giorno moltissime donne subiscono violenze e vengono uccise da colui che dovrebbe amarle e proteggerle. Ma quali sono le ragioni? Vendetta: in seguito alla sofferenza per l’abbandono; rabbia: la vittima è responsabile dei fallimenti della propria vita; disperazione: credere di non poter vivere senza la vittima; gelosia: paura di perdere l’oggetto d’amore che in futuro potrebbe appartenere ad altri; eliminazione: cancellare la causa del proprio male; punizione: chi non l’ha resa felice, felice non dovrà essere. Sono questi purtroppo i motivi che molto spesso portano un uomo a sentirsi così tanto potente dal poter decidere di porre fine alla vita di una donna che, a volte, da un momento all’altro, si ritrova in trappola e costretta a doversi sottomettere a colui che si sente onnipotente. La rabbia si può percepire anche attraverso le modalità con le quali un uomo uccide la propria donna. Le esecuzioni, infatti, non sono sempre “istantanee”, come quando si utilizza un’arma da fuoco, ma spesso si assiste ad omicidi a seguito di liti “corpo a corpo”, nelle quali l’uomo, talvolta in ambito domestico, sfoga tutta la sua rabbia magari con un coltello da cucina. Ed infatti, nel 40,2% dei casi, la donna viene uccisa con molteplici colpi di arma da taglio: nel 9% la vittima è aggredita senza uso di armi (strangolamento o soffocamento): nel 15,5% invece l’oggetto usato è di varia natura come martelli, bastoni e accette.

*frequenta il Liceo scientifico Spano a Sassari


 

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