La Nuova Sardegna

Una città e le sue storie
Una città e le sue storie – Sassari

L’anima di Sassari è sempre viva

di Gianni Bazzoni

	(foto archivio Storico di Sassari - archivio Salvatore Marras)
(foto archivio Storico di Sassari - archivio Salvatore Marras)

Viaggio nella storia della città attraverso i suoi personaggi illustri

15 dicembre 2023
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Il professor Manlio Brigaglia, storico e giornalista, disse che l’anima di Sassari c’è, esiste, sopravvive, funziona alla grande. «E dei discorsi sul declino del centro storico, come avrebbe detto Pompeo Calvia, sinnaffutti». Era un modo illuminato, tagliente e un po’ anche irriverente, di difendere la sua città, di fare in modo che non venisse rappresentata in maniera spacchettata, cercando di fare prevalere le cose che non vanno rispetto a quelle che se vanno bene non fanno notizia. E quando si fermava a raccontare, anche in redazione, quel bottone dell’anima di Sassari lo schiacciava sempre: «La storia e le persone, sono due elementi che stanno insieme in modo naturale, a volte le situazioni possono non piacere ma non per questo si deve perdere la voglia di scriverle».

Era questo uno dei suoi insegnamenti. Ci mancano le Memorie del prof, perché nessuno meglio di lui ha saputo descrivere Sassari e i sassaresi, storie e personaggi, con quel tocco da artista che colorava anche le immagini rimaste in bianco e nero. In questa seconda puntata del lavoro “Una città e le sue storie” ci abbiamo provato a difendere l’anima, a unire persone e storie seguendo un filo logico. Quelle dei due presidenti della Repubblica Antonio Segni e Francesco Cossiga. Di Enrico Berlinguer, leader del Partito comunista, uno dei maggiori protagonisti della storia dell’Italia repubblicana. I racconti li abbiamo fatti fare ai figli e alle figlie (alcuni appaiono per la prima volta), per tracciare il percorso che porta fino ai padri. E in tutti i momenti di quei ricordi emerge l’anima di Sassari, l’amore per una città che non hanno mai messo in secondo piano. Che si sono portati dietro come si fa con le cose preziose. Il viaggio che abbiamo fatto ha abbracciato anche il sindaco Oreste Pieroni, quello della svolta turistica, l’inventore di Platamona il litorale di Sassari. E il commendator Sebastiano Pani, l’uomo che con le sue corriere riusciva a collegare tutta la Sardegna. Ma anche monsignor Giovanni Masia, il prete dei presidenti, severo ma formativo parroco di San Giuseppe, chiesa-laboratorio che guidò per 57 anni dal 1936 al 1993. E una tappa l’abbiamo fatta al cimitero monumentale di Sassari, un luogo sacro dove la storia è ancora viva e si possono raccontare i personaggi famosi della città di una volta.

La storia e l’anima per dire della Sassari capitale del ceto intellettuale dell’Isola - come racconta lo storico Salvatore Mura - per fare riferimento a quella “questione sassarese” da sempre esistita e intesa come il divario fra il Nord-Ovest dell’isola e Cagliari. È vero, c’era anche allora, ma si notava meno perché era meno consistente. Sassari svolse una funzione di contrappeso e la Sardegna rimase quasi in equilibrio. Ora è assai sbilanciata, con conseguenze facilmente rilevabili. E poi Sassari e il territorio, la scelta del Petrolchimico a Porto Torres che non ha mai messo d’accordo tutti. Luci e ombre. Resta il fatto che per un trentennio, la grande fabbrica ha evitato la decadenza economica del Nord-Ovest della Sardegna. Ed è innegabile: finché c’era il Petrolchimico, anche Sassari aveva un significativo rilievo economico, che oggi non ha più. In quella fabbrica sono nate le più grandi lotte operaie per i diritti dei lavoratori. E in quelle storie c’è anche Sassari. E la sua anima.

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