La Nuova Sardegna

Il provvedimento

Inchiesta Monte Nuovo, Tomaso Cocco è stato trasferito in carcere in Sicilia

Inchiesta Monte Nuovo, Tomaso Cocco è stato trasferito in carcere in Sicilia

Il medico spostato da Uta a Palermo, interviene la garante dei detenuti della Sardegna

16 gennaio 2024
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Cagliari È stato trasferito a Palermo il primario di Terapia del dolore dell'ospedale Binaghi di Cagliari Tomaso Cocco, arrestato con le accuse, tra le altre, di associazione a delinquere di stampo mafioso e associazione segreta, nel blitz che ha portato in carcere 31 persone, anche nomi eccellenti della politica e della società sarda, fra cui l'ex assessore dell'Agricoltura della giunta Solinas, Gabriella Murgia.

Nonostante il Tribunale del Riesame non abbia poi confermato i gravi indizi di colpevolezza per quanto riguarda l'accusa di mafia, alcuni di loro sono stati trasferiti dalla Sardegna in carceri di alta sicurezza della penisola. Altri detenuti in diversi istituti penitenziari italiani (Giuseppe Mesina, nipote di Graziano Mesina, a Civitavecchia; Nicolò Cossu a Voghera e Giovanni Mercurio a Livorno). Trasferimenti contro cui protesta l'associazione Socialismo diritti e riforme: «Si configura come un atto di arroganza da parte del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che non rispetta il principio della territorialità della pena, essendoci in Sardegna istituti penitenziari destinati agli AS3 come Tempio e Massama - dice la referente dell'associazione Maria Grazia Caligaris - Nel caso del medico Tomaso Cocco, il trasferimento in Sicilia appare come un accanimento, visto che il Riesame aveva escluso la sussistenza dell'ipotesi di reato di associazione mafiosa». Secondo Caligaris «il Dap non può agire nei riguardi delle persone, specialmente se sono incensurate e in attesa di giudizio, come se fossero pacchi postali da collocare in un deposito, ignorando i familiari che per andare oltre Tirreno devono affrontare un viaggio lungo e dispendioso».

Protesta formalmente anche la garante dei detenuti in Sardegna, Irene Testa: «Il trasferimento del medico Tommaso Cocco dal carcere di Uta al Pagliarelli in Sicilia lascia basiti. A fronte di un alleggerimento delle condizioni processuali, essendo venuto meno il reato di associazione, c'è stata una "compensazione" – dice ancora Testa – con l'aggravamento delle condizioni detentive”. La garante si dichiara preoccupata per le «pessime condizioni di salute sia fisiche sia psichiche nelle quali l’avvocata Rosaria Manconi ha trovato il suo assistito». Le questioni sulle quali fare luce, spiega Testa, sono due: «Un detenuto non può essere trasferito a oltre 200 chilometri dalla propria residenza per il rispetto del principio di territorialità della pena. Non si comprende poi perché Tommaso Cocco sia stato trasferito in un carcere affollato quando nell'isola non mancano i posti. Siamo purtroppo l'isola che ospita più di mille detenuti che arrivano da fuori regione, proprio per scontare da noi reati in regime di alta sorveglianza. Per questo risulta incomprensibile il trasferimento del detenuto. Chiederò di visitare Cocco al più presto – conclude Testa – per accertarmi rispetto al trattamento e alle condizioni di salute nelle quali si trova»

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