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Inovazione

Tomato: la cassaforte digitale che certifica la qualità delle aziende

di Salvatore Santoni
Tomato: la cassaforte digitale che certifica la qualità delle aziende

Un team di ingegneri sardi ha creato una piattaforma basata sulla blockchain

15 gennaio 2024
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Sassari Immaginate un notaio elettronico capace di sottoscrivere contratti digitali in maniera inalterabile. Ma che non firma soltanto atti di compravendita o testamenti: fa anche tanto altro.

È questa l’immagine che più si avvicina a “Tomato”, una piattaforma sviluppata dall’azienda sarda Radix, nata per consentire anche ai meno esperti di poter certificare i propri prodotti o dati in maniera facile e sicura attraverso la blockchain.

Smart contract Questi contratti vengono chiamati smart contract e sono delle casseforti per qualsiasi cosa: i dati rilevati da una stazione meteo cittadina, i trattamenti fitosanitari che un agricoltore applica sulle coltivazioni, le prove di carico del calcestruzzo usato per fare un ponte. Tutto può essere certificato e blindato. E in Sardegna ci sono aziende che sfruttano questo sistema già da tempo.

La start up Radix è un’azienda nata 7 anni fa in Sardegna. Oggi conta quattro soci, con un’età media di 40 anni, e una quindicina fra dipendenti e collaboratori tutti sardi. Il team si è occupato principalmente di sviluppo di infrastrutture cloud e col tempo un ramo dell’azienda si è concentrato sullo studio della blockchain, la catena di blocchi conosciuta soprattutto perché è la base delle monete digitali come il Bitcoin ma che ha applicazioni pressoché sconfinate. Il concetto è quello di “timbrare” univocamente e in maniera inalterabile qualsiasi dato.

Tomato Chiunque produca un qualcosa ha tutto l’interesse a difendersi dalla contraffazione o a evitare che, un domani, la validità dei propri dati venga messa in discussione. Chi lavora bene, infatti, ha tutto l’interesse a certificare la propria qualità, anche per poter scansare eventuali contenziosi su un prodotto o un servizio svolto. Per questo è nata la startup Tomato, acronimo di token manager tools. In sostanza si tratta di una piattaforma semplificata per chi intende utilizzare gli smart contract anche senza saperne praticamente nulla. «Il buono della blockchain – spiega il responsabile tecnologico di Radix, Francesco Cabras – è che si tratta di una tecnologia a libero accesso, tutti possono sfruttarla ma ha un limite: è complessa da gestire. Noi siamo specializzati nel fare da facilitatori tra le aziende e questa tecnologia, così da consentire a tutti di entrare in questo mondo che ha un potenziale illimitato».

Agricoltura Ma chi sono i clienti di questa start up sarda? I primi sono gli agricoltori sardi. Il quaderno di campagna è un documento cartaceo che i contadini devono aggiornare annotando, per esempio, la presenza di infestanti nelle coltivazioni e i relativi trattamenti fitosanitari che vengono applicati.

«Abbiamo integrato questa tecnologia in una piattaforma decisionale di un partner (Agreetech) per le aziende agricole – riprende Cabras –. L’idea è spostare in digitale quello che si fa sul cartaceo, con in più la protezione della blockchain che impedisce la falsificazione dei dati. Questo dà una certezza temporale e assicura la trasparenza del dato. Chiunque può vedere, ma nessuno può scriverci sopra e quindi alterare le informazioni. In questo modo si può tracciare l’intera filiera».

Edilizia L’altro microcosmo sardo in cui vengono utilizzati gli smart contract è il campo delle costruzioni. «Anche in questo caso l’esigenza è di certificare l’immutabilità dei documenti che i produttori di semilavorati sono obbligati a custodire per dieci anni. Abbiamo clienti nell’isola che utilizzano il nostro sistema, loro hanno l’esigenza di poter dimostrare che quel dato messo all’interno di un file, come un Pdf, non è mutato. Stiamo parlando delle schede di tralicci in ferro, calcestruzzo, ferri di armatura. I test di tenuta dei materiali, che restituiscono una soglia di rottura, devono essere inalterabili. Pensiamo ad esempio a quello che è successo a Genova per i cavi di acciaio del ponte Morandi. I produttori hanno tutto l’interesse a che i dati certificati non vengano messi in discussione».

Artigianato L’applicazione degli smart contract alle produzioni artigianali è analogo a quello che avviene con gli Nft per le opere d’arte: viene certificata l’autenticità. «La blockchain ti permette di collegare un bene fisico al bene digitale – riprende Cabras – e quindi con la nostra piattaforma consentiamo all’artigiano di emettere un certificato, un token, su quel bene e darlo all’acquirente. Per esempio, in Sardegna abbiamo dei clienti che producono tappeti, e in questo modo riescono a difendersi dalla contraffazione».

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