La Nuova Sardegna

L’allarme

«Scorie nucleari in aree militari», un articolo del decreto energia apre a un’ipotesi alternativa per il deposito nazionale

di Roberto Petretto
«Scorie nucleari in aree militari», un articolo del decreto energia apre a un’ipotesi alternativa per il deposito nazionale

L’allarme della candidata del campo largo alla presidenza della Regione, Alessandra Todde

19 gennaio 2024
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Sassari Quell'ipotesi non è mai tramontata del tutto, malgrado l'opposizione quasi unanime dell'isola. E ora, in piena campagna elettorale per le regionali, torna a riaffacciarsi: il deposito di scorie nucleari potrebbe trovare la propria casa in Sardegna? Secondo la candidata del campo largo, Alessandra Todde, sarebbe un articolo del decreto energia ad aprire, anzi a spalancare, le porte a questa eventualità. Anche se molte delle cose che si dicono in questa fase vanno lette con gli occhiali, appunto, da campagna elettorale. L’articolo del decreto energia incriminato secondo Todde è quello che prevede che il deposito di scorie possa essere ospitato anche in aree militari. E siccome in Sardegna queste non mancano di certo, ecco che collegare le due cose è operazione quasi automatica.

«Nel silenzio generale - sostiene Alessandra Todde - il governo ha scritto una norma che va contro la Sardegna. Nel decreto energia, che in questi giorni inizia il suo cammino alla Camera, c'è un inciso nell'articolo 11 che ci riguarda direttamente. Si dice infatti che il deposito nazionale di scorie radioattive può essere ospitato “anche in aree militari”».

In Sardegna le servitù militari occupano complessivamente un’area di 35mila ettari (oltre a uno specchio di mare di oltre 20 mila chilometri quadrati). Sull’isola grava almeno il 60 per cento delle servitù militari sparse nel territorio italiano. Ecco quindi che, anche solo per un fatto statistico, la Sardegna ha spazi ampi da destinare allo scopo.

«Cosa vi viene in mente - attacca la candidata governatrice del campo largo -? Non vorrei mai che in realtà ci fosse un obiettivo molto preciso: includere la Sardegna tra i siti possibili».

«Veramente qualcuno vorrebbe - dice ancora Alessandra Todde - che la Sardegna, che ha già le più estese aree militari d'Italia e considerando lo spazio marittimo anche d'Europa, possa ospitare i 78mila metri cubi di rifiuti radioattivi a bassa e media attività e le scorie delle ex centrali nucleari? Parliamo di rifiuti per i quali ci vogliono oltre 300 anni perché la loro radioattività si esaurisca».

«È folle - conclude l’ex viceministra - anche solo pensarlo, ma questo governo lo ha addirittura scritto, nero su bianco, in un provvedimento che è in esame proprio in queste ore. Combatterò con tutta me stessa per evitare che questo possa accadere».

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