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Elezioni / le interviste ai candidati governatori

Paolo Truzzu: «Il passato non conta, guardo alla Sardegna del futuro»

di Andrea Massidda
Paolo Truzzu: «Il passato non conta, guardo alla Sardegna del futuro»

Parla il candidato alla presidenza della Regione. «Gli elettori sapranno scegliere tra chi ha idee e chi utilizza soltanto slogan»

05 febbraio 2024
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Al confronto con i due candidati del centrosinistra alla presidenza della Regione, organizzato sabato scorso da Confcommercio, ha finito per non partecipare («il dibattito è iniziato molto in ritardo rispetto all’orario concordato, dovevo raggiungere Nuoro per un altro appuntamento importante»), eppure quell’immagine che lo ritrae sullo sfondo in video collegamento dalla sua automobile mentre Alessandra Todde e Renato Soru si lanciavano già frecciatine, rappresenta perfettamente la situazione di privilegio in cui si trova. Paolo Truzzu, in corsa per la carica di governatore con la coalizione di centrodestra e sardista, sa bene che il 25 febbraio, al termine dello spoglio, a godere tra i litiganti potrebbe essere proprio lui. E forse è anche per questo motivo che, nonostante la sua sfiancante tournée elettorale in ogni angolo della Sardegna sia partita una ventina di giorni fa, appare molto rilassato. Persino in una giornata come quella di ieri, quando alla sua fitta agenda d’incontri si è aggiunta la visita nel capoluogo di cui è sindaco di due ministri: Urso (Imprese) e Valditara (Istruzione). Per non parlare della partita notturna del Cagliari, che mai si perderebbe se non per eccesso di sonno.

Ma se fare tifo sin da bambino per la squadra della propria città può risultare naturale, che cosa ha spinto all’inizio degli anni Novanta un ragazzo fresco di maturità classica ad avvicinarsi alla politica da destra? «Erano gli anni di Tangentopoli e della prima guerra del Golfo – spiega lui stesso –, il tipo di Paese che c’era allora non mi piaceva. E benché la mia famiglia fosse tendenzialmente di centrosinistra avevo individuato nel Fronte della gioventù e nel Movimento sociale un mondo più vicino alle mie idee: quelle del merito, della competenza, delle regole, della libertà. In quel contesto ho imparato tanto, persino sull’ambiente della destra, spesso dipinto in maniera differente da come in effetti è. Per intendersi: con i colleghi universitari di sinistra abbiamo fatto anche occupazioni insieme».

Paolo Truzzu, è a quegli anni che risale la sua conoscenza con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, vero?
«Sì. Era venuta a Cagliari per presentare un movimento studentesco. Con Giorgia c’è sempre stato un rapporto di stima reciproca, ma ce le siamo anche dette, nel senso che è capitato di non avere la stessa visione. Ma era chiaro già da allora che lei fosse una spanna sopra gli altri, capivi subito che aveva la stoffa da leader».

Avere un governo amico è un’arma a doppio taglio: può agevolarla verso il voto e, in caso di vittoria, garantirle corsie preferenziali. Ma può anche essere motivo di imposizioni da Roma.
«Non credo che esistano governi amici. Credo semmai che ci siano rapporti personali che consentono indubbiamente di avere contatti diretti. Poi l’esecutivo nazionale ha una visione complessiva e deve cercare di tenere tutto assieme, noi in Sardegna ne abbiamo una nostra, peculiare all’isola, e cercherò sempre di farla valere. Ma non con quell’atteggiamento che spesso abbiamo avuto, ciò andando a chiedere risorse senza aver dimostrato di avere le capacità di spenderle bene, così da ottenerne altre».

Alessandra Todde continua ad accusarla di evitare i confronti pubblici.
«Io non ho mai detto che avrei evitato i dibattiti pubblici, ho detto che avrei fatto soltanto quelli necessari, perché avendo iniziato la campagna elettorale in ritardo il mio obiettivo è raggiungere più cittadini possibili, senza nemmeno sapere di che colore politico siano. Voglio che conoscano quello che intendo fare per questa terra. I confronti tra candidati saranno anche utili, però non mi danno questa possibilità. Magari a lei possono servire per cercare di buttarla in rissa, ma io non ci sto».

Per Renato Soru, invece, lei «non è altro che il volto nuovo di Solinas».
«Mah... non sono d’accordo. In questi cinque anni ci sono state cose fatte bene e altre meno, in ogni caso io ho una mia visione precisa condivisa con gli alleati. Per il resto, tutti conoscono la mia storia politica e possono farsi un giudizio da soli al di là di quello che pensa Renato Soru».

Quali sono stati gli errori del governatore uscente?
«Non voglio parlare del passato. Il tema vero è il futuro della Sardegna».

Va bene. Ma almeno un voto alla giunta guidata da Solinas lo può dare.
«I voti li danno i cittadini, non io»

Gli stessi cittadini che, stando alla classifica del Sole24Ore, per lei hanno espresso un basso indice di gradimento.
«Non così basso come può sembrare. Poi le classifiche esprimono sempre un giudizio influenzato dalle situazioni contingenti: l’anno in cui a Torino Fassino ha perso contro Appendino risultava primo in quella stessa classifica di gradimento».

Qual è la promessa più demagogica che ha ascoltato in questa campagna elettorale?
«Una è certamente quella sull’apertura dei punti nascita nei piccoli centri. Far partorire in un ospedale che registra dieci nascite all’anno è pericoloso sia per la mamma che per il bambino. Lo dice l’Oms».

Sanità. Quali sono le urgenze?
«Bisogna subito lavorare sul numero dei medici, sulla sanità territoriale e sulle liste d’attesa, per le quali stiamo prevedendo dei pacchetti di prestazioni da mettere a gara tra pubblico e privato per ridurre i tempi. Riguardo al primo punto la giunta uscente ha già aumentato le borse di specializzazione facendole passare da 30 a 300. La gran parte di queste borse, però, devono essere garantite a studenti sardi, e al momento non è così».

Per lei il Piano paesaggistico deve essere aggiornato. In quali dettagli?
«Non sono un tecnico e non entro nei dettagli. Va creata una commissione di saggi al di là dell’appartenenza politica che verifichi cosa nel Ppr ha funzionato e cosa no. E che offra al consiglio regionale una proposta di legge urbanistica capace di non disertificare il territorio».

Capitolo trasporti. Che idee ha?
«Bisogna lavorare sull’articolo 349 del Tfue dell’Unione europea che permette di utilizzare risorse comunitarie per le regioni ultraperiferiche. Poi, per quanto riguarda i voli, va abbattuta l’addizionale comunale imposta alle compagnie aeree, oltre e garantire il sistema degli aiuti ai residenti. Infine, è necessario stimolare la concorrenza tra i vari vettori».

Questione energetica in sintesi.
«Per garantire la permanenza del sistema industriale in Sardegna nei prossimi trent’anni servono tutte le fonti, sia le rinnovabili che il gas. Sempre sulle rinnovabili, è necessario pianificare affinché l’isola diventi autosufficiente individuando le aree dove mettere gli impianti eolici e fotovoltaici. Aggiungo che l’energia prodotta qui deve avere un ritorno sui sardi con l’abbattimento dei costi delle bollette».

La sua campagna elettorale è iniziata a Baràdili, 78 abitanti. È stato un messaggio sul tema dello spopolamento?
«Dal comune più grande dell’isola siamo andati in quello più piccolo proprio per lanciare l’idea che siamo tutti uguali e che un cittadino di Baràdili deve essere messo nelle condizioni di avere le stesse opportunità di uno di Cagliari. Lo spopolamento si combatte continuando con le ultime politiche regionali di contributi per chi mette al mondo dei figli nei paesi sotto i tremila abitanti e per chi in quei villaggi decide di insediare imprese. E ancora studiando soluzioni che spingano persone non sarde a trasferirsi qua, magari annullando le tasse per chi ha intenzione di aprire una start up».

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