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Industria

Saras, finisce un’epoca: i Moratti vendono tutto a Vitol

di Giuseppe Centore

	La raffineria di Sarroch e Russel Hardy amministratore delegato di Vitol
La raffineria di Sarroch e Russel Hardy amministratore delegato di Vitol

Confermati, dopo le smentite di circostanza, tutti i rumors della vigilia. L’uscita della famiglia dalla compagine azionaria sarà rapida e completa

12 febbraio 2024
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Cagliari È finita un’era, iniziata il 24 maggio del 1962 quando alla presenza del ministro dell’Industria Giulio Andreotti del presidente della Regione Efisio Corrias, Angelo Moratti, padre dell’attuale presidente Massimo, inaugurò la Saras, industria di raffinazione nel sud Sardegna. Adesso quella storia si è conclusa con l’addio dei Moratti alla Sardegna.

Ieri sera, a mercati chiusi, ma che avevano già mercoledì digerito e prezzato l’affare, la famiglia in una nota ha fatto calare il sipario sulla storia industriale dei Moratti, cedendo in pratica l’intero loro pacchetto a Vitol, gigante mondiale del trading petrolifero, su cui da alcuni giorni si rincorrevano le voci. I membri della famiglia Moratti hanno siglato un accordo, in piedi da qualche mese, con Vitol che porterà quest'ultima a controllare la compagnia. La famiglia cederà azioni di Saras che rappresentano circa il 35% del capitale azionario ad un prezzo pari a 1,75 euro per azione. Venerdì il titolo aveva chiuso a 1,8 euro per azione.

«Al completamento dell'operazione – è scritto nella nota ufficiale – l'intera partecipazione detenuta dalla Famiglia Moratti in Saras sarà trasferita a Vitol». Seguirà una offerta pubblica di acquisto di azioni Saras da parte di Vitol per la restante quota, così da togliere la società dalle contrattazioni.

«Dopo 62 anni dalla sua fondazione avvenuta ad opera di mio padre, con i miei nipoti Angelo e Gabriele ed i miei figli Angelomario e Giovanni, ho ritenuto che la miglior garanzia per il futuro successo della raffineria di Sarroch fosse l’aggregazione con un primario operatore industriale del settore energetico globale, quale è Vitol, dotato di risorse relazionali, finanziarie e manageriali necessarie per competere nell’attuale contesto di mercato internazionale. Pertanto, ritengo che, questa Operazione sarà positiva per tutti gli azionisti, per le maestranze, per i clienti e tutti gli altri stakeholders, che ringrazio per la fiducia che ci hanno sempre accordato. Oggi Saras è una società solida e profittevole, leader nell’intero bacino del Mediterraneo, e auguriamo a Vitol di poter espandere i successi fino ad ora conseguiti».

Russell Hardy, amministratore delegato di Vitol, in questo ruolo da sei anni, dopo una carriera lunga 31 anni, da sei anni, ha a sua volta aggiunto che «la nostra ambizione è quella di investire in una forte società italiana nel settore dell’energia, gestita da un management locale autonomo e supportata dall'esperienza e dall’accesso al mercato di Vitol. Apprezziamo l'importanza di Saras in Sardegna, e nel paese più in generale, e ci impegniamo a portare avanti l'eredità della famiglia Moratti di gestione diligente, operazioni sicure e supporto alla comunità locale e ai dipendenti. Le attività di Saras sono ben complementari al core business di Vitol e questa operazione rafforzerà la sicurezza energetica europea e migliorerà l'approvvigionamento di un impianto chiave nel settore energetico europeo».

Sin qui le dichiarazioni ufficiali. La dimensione di Vitol, leader mondiale nel commercio delle materie prime energetiche, con impianti, depositi e interessi in tutto il pianeta, è tale da sopportare e digerire anche un affare come quello di Saras senza colpo ferire. Quindici miliardi di utile nel solo 2022 per un fatturato superiore ai 500 miliardi di dollari. La dimensione di Saras per Vitol è poco consistente, e questo rende l’affare ancora più interessante. Il gigante olandese punta le sue carte sul mercato energetico nazionale, e quindi anche per la parte sarda di questo, convinta che ci saranno buoni margini soprattutto dopo l’affrancamento dal gas russo, che lascia sì l’Italia scoperta di una certezza energetica, ma che consente al nostro paese di guardarsi meglio e di trovare, sul fronte del gnl, le occasioni migliori, con i qatarioti e con gli stessi Usa oltre che con gli algerini, per garantirsi una sicurezza energetica indispensabile. Vitol è uno degli “arbitri” più autorevoli in questi mercati, e l’ingresso nella produzione non è certo per lei una prima volta, visto che gestisce raffinerie in Medio Oriente, in Germani, Belgio e Australia. Con questa nuova acquisizione Vitol disporrà di oltre 800 mila barili/giorno di capacità di raffinazione in sette raffinerie, 4gigawatt di produzione di energia termica e oltre 1,4 gigawatt di generazione di energia rinnovabile.


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