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Scuola sarda a un bivio tra calo degli iscritti rischio chiusure e dispersione alle stelle

Scuola sarda a un bivio tra calo degli iscritti rischio chiusure e dispersione alle stelle

I nodi della formazione: la parola ai candidati

13 febbraio 2024
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Sassari Cinquemila iscritti in meno ogni anno, aule sempre più vuote, i centri più piccoli che ogni anno tremano al pensiero che la loro scuola possa essere chiusa. Lo spopolamento che aggredisce le zone interne dell’isola e il calo demografico costante da anni, con la Sardegna maglia nera in Italia per natalità (neppure un figlio per donna) si riflettono sul comparto istruzione in maniera pesantissima. Nell’isola che si svuota la fascia 0-14 anni è sempre più sottile e fragile.

Negli ultimi quattro anni le scuole dell’isola, dalla materna alle Superiori di secondo grado, hanno visto sparire ventimila iscritti. E se prima il segno meno riguardava prevalentemente la fascia 3-11 anni, a causa del baby boom che si è interrotto drasticamente intorno al 2010, ora anche le Medie e le Superiori patiscono la carenza di new entry. Un quadro molto grave e per ora inarrestabile, che impone una revisione del sistema scolastico e delle scelte importanti.

Sul pianeta scuola negli ultimi mesi è calato il decreto ministeriale sul dimensionamento: in linea con gli obiettivi richiesti dall’Europa, l’Italia ha deciso di ridurre il numero di autonomie, procedendo alla prima fase degli accorpamenti che si chiuderà nel 2027. In Sardegna le autonomie saranno ridotte da 270 a 228 ma non ci saranno tagli e chiusure, almeno per ora. Il piano ha suscitato discussione e contrapposizioni fortissime: è stata sottolineata la specificità della Sardegna e l’opportunità di legiferare sulla scuola in maniera autonoma tenendo conto delle caratteristiche della nostra regione, in termini culturali-linguistici, ma anche demografici e orografici. Ma non è questo l’unico problema che affligge il sistema scolastico isolano.

L’esercito degli studenti che marciano verso il diploma perde pezzi: 1 su 5 abbandona, dopo la licenza media non conclude il ciclo di studi superiore. La dispersione continua ad essere preoccupante e merita di essere analizzata per trovare le necessarie contromisure: chi farà parte del prossimo consiglio regionale, la squadra che governerà l’isola dovrà intervenire per invertire la rotta. Dovrà frenare l’emorragia scolastica che di fatto rischia di portare all’assenza di una nuova classe dirigente nell’isola. Il numero di ragazzi che non arrivano al diploma o che non vengono ammessi all’esame di maturità (per due anni il dato sardo è stato il peggiore d’Italia) si accompagna alla percentuale di Neet (tra i 15 e i 29 anni) che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione: sono il 25% del totale.

Altro tema, l’Università. I due atenei isolani, Cagliari e Sassari, alimentano ogni anno la propria offerta cercando di creare quelle figure più richieste da un mercato del lavoro che cambia.

Ma le iscrizioni sono in calo per varie ragioni: il crollo demografico, il costo degli affitti per gli studenti e anche la fuga verso atenei nella Penisola. Con un’unica motivazione: i ragazzi guardano già oltre e vanno a formarsi in quei contesti, economicamente più floridi, dove potranno spendere la loro laurea. In Sardegna invece c’è un alto numero di laureati, spesso iper specializzati, ancora a spasso. (si. sa.)

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