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Con Lucia Chessa

Cristoforo Coccollone: «Aiuti ai piccoli che si aggregano»

Cristoforo Coccollone: «Aiuti ai piccoli che si aggregano»

Ci sono tante possibilità non sfruttate e altre che neanche vengono prese in considerazione

17 febbraio 2024
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Sassari Cristoforo Coccollone, agricoltore e allevatore, 55 anni, di Fonni, è l’esempio di chi, pur tra mille difficoltà, non ha voluto lasciare il proprio paese: «Lavoro qui, da sempre». Ora si è candidato con la lista Sardigna R-esiste che sostiene Lucia Chessa.

Partiamo dalla sua esperienza...
«Da un po’ di tempo ho abbandonato quella che era la mia attività principale, l’allevamento delle pecore. Ho iniziato la coltivazione di ortaggi di montagna e sono diventato presidente di un consorzio che si chiama Frutti del Gennargentu e che raggruppa 14 soci. Cosa facciamo? Produciamo colture prevalentemente estive».

È possibile resistere?
«Anche andare via non è facile, presuppone essere disposti a una condizione di avventura e comunque non è indolore. Mi sono accorto che ci sono possibilità non sfruttate, che non vengono neppure valutate. Questo consorzio è nato senza soldi pubblici: ecco c’è sempre poca attenzione. Di zone interne si parla molto, ma ne parlano quelli che non sono delle zone interne e non ci vivono. Una sorta di chiacchiera al circolo del tè».

Soluzioni?
«Qui c’è un grande patrimonio culturale, mai approfondito, mai messo a sistema. Alle Cortes apertas le persone sperano di trovare ancora qualcosa di identitario, l’idea di un luogo dove c’è ancora una radice sana. Ma si resta in superficie, manca un’operazione di marketing. Bisognerebbe incrociare le produzioni alimentari e artigianali con le particolarità culturali e territoriali».

La Regione, quindi, che provvedimenti dovrebbe adottare?
«Incentivare questo tipo di imprenditoria che ha un aggancio con territorio e promuovere la logica di filiere che partono dalla terra e arrivano al mercato, ma aggregando le piccole realtà. In passato è stato fatto qualcosa con il Psr, ma si è sempre puntato sull’individualità dell’azienda.C’erano massimali assurdi, non andava bene per piccole produzioni. Un incentivo reale per chi aggrega e pianifica le produzioni non c’è. Si dovrebbe puntare sui piccoli e dare delle premialità».

Molti giovani vanno via: li biasima?
«I giovani devono trovare le condizioni per restare. Non me la sentirei di chiedere a un giovane di restare se non ha il necessario, se non può mettere su famiglia. Ma il meglio va cercato. La poca attenzione delle istituzioni è diventata una condizione stabile, tutto si concentra sulle città, le zone interne non sono appetibili».

La Regione ha varato provvedimenti contro lo spopolamento...
«Se hanno fatto qualcosa non ce ne siamo accorti». (r.pe.)
 

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