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Industria delle vacanze ma soltanto per pochi mesi all’anno: l’isola vuole allungare il passo

Industria delle vacanze ma soltanto per pochi mesi all’anno: l’isola vuole allungare il passo

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19 febbraio 2024
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Sassari L’industria delle vacanze in Sardegna genera un valore annuale di circa 3 miliardi di euro e incide sul Pil in misura quasi doppia rispetto alla media nazionale: 8,5 rispetto al 4,9%. Le presenze medie viaggiano tra i 14-16 milioni l’anno, con un tempo medio di permanenza di circa 4 giorni. Tutto bene quindi? No, perché le presenze sono concentrate in un periodo molto breve – da giugno a settembre con un leggero aumento negli ultimi anni anche a maggio e a ottobre – e il concetto ripetuto sino alla nausea dell’allungamento della stagione turistica non trova la sua declinazione nella realtà.

La Sardegna d’estate – con la sola eccezione del periodo Covid – affronta un carico eccezionale di visitatori e va in sold out tra metà luglio e metà agosto. Ma, nonostante gli sforzi, gli annunci, i tentativo di diversificare l’offerta oltre quei mesi canonici, si fa fatica a trasformare la Sardegna in un prodotto appetibile dal punta di vista turistico tutto l’anno. E puntualmente si soffre perché si passa da un estremo all’altro. Alle spiagge zeppe e in larga parte invivibili nel periodo centrale dell’estate – al punto che un numero sempre più alto di amministrazioni comunali ha deciso di imporre il numero chiuso per limitare gli accessi in alcuni paradisi – fanno da contraltare periodi dell’anno in cui la Sardegna è deserta, nonostante il clima sempre gradevole e nostante la sua grande bellezza.

Turismo fa rima ancora soprattutto con mare e non con zone interne, con la cultura, con i monumenti, con l’artigianato e l’enogastronomia. Si va avanti un po’ in ordine sparso, con iniziative di successo capaci di attirare visitatori anche da tutto il mondo ma non si riesce a creare un vero sistema turistico che unica tutto ciò che la Sardegna può offrire: il suo mare, i suoi paesaggi ma anche la sua storia unica e affascinante. “Fare rete” è un’altra di quelle espressioni spesso abusate che non si riesce a trasformare in atti concreti, dando gambe a un vero progetto di valorizzazione turistica lungo 12 mesi. Perché accada è necessario anche lavorare sui propri difetti e ammettere che con la sola bellezza, che pure è già un ottimo punto di partenza, non si va tanto lontano: è fondamentale accompagnarla con servizi adeguati, che mettano i visitatori a proprio agio e li facciano sentire a casa. E il primo servizio da offrire se si vuole attirare turisti oltre l’estate, sono i collegamenti adeguati. Interni, con rete viaria da rivedere e completare in più parti. Ed esterni, a beneficio di chi arriva e di chi parte.

Le incertezze sui collegamenti aerei, i prezzi fuori controllo, il disagio spesso registrato nei trasporti marittimi, sono tutti punti a sfavore del turismo in Sardegna. La famosa “rete” da creare non può prescindere da questo: più facilità negli spostamenti e costi accettabili. Altrimenti, è chiaro, alla Sardegna saranno preferite – come accaduto spesso negli ultimi anni – altre mete magari non belle allo stesso modo ma alla portata anche di chi non ha un conto in banca da nababbo.

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