La Nuova Sardegna

Verso il voto

Pier Luigi Bersani: «La Sardegna può dimostrare che c’è un’alternativa alla destra»

di Alessandro Pirina
Pier Luigi Bersani: «La Sardegna può dimostrare che c’è un’alternativa alla destra»

L’ex segretario del Pd a Carbonia con Elly Schlein a sostegno di Alessandra Todde. «Soru? Combatte contro se stesso»

21 febbraio 2024
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Lui era stato il primo a provare a mettere insieme quei due mondi ai tempi così distanti. Quell’incontro in streaming con i 5 stelle ormai fa parte della storia del Paese. Sono passati undici anni e nel mezzo è successo di tutto e il contrario di tutto. Ma Pier Luigi Bersani continua a credere nell’unione di quei due mondi oggi più vicini, in quel Campo largo che lui preferisce chiamare campo dell’alternativa. Ed è per questo che in quest’ultimo scorcio di campagna elettorale non ha voluto fare mancare il suo sostegno ad Alessandra Todde. Ieri l’ex segretario del Pd era a Carbonia, storica roccaforte della sinistra, insieme alla segretaria Dem, Elly Schlein, e alla candidata governatrice. «È l’occasione di una ripartenza per la Sardegna e per l’Italia. È l’occasione per fare vedere al Paese che un’alternativa alla destra c’è. Bisogna farla esprimere».

Bersani è a suo agio in questo Campo largo a cui lui aveva cercato di dare gambe già nel 2013. «Io lo chiamo il campo dell’alternativa che deve essere politica ma anche sociale e civica – dice l’ex numero uno del Nazareno –. Questa destra mette in discussione qualcosa di profondo, mette in campo un revanscismo arrogante, un arretramento sul piano sociale e civile. La loro è una logica corporativa, puntano a un Paese a fettine: fisco per categorie che si proietta su una sanità per categorie, magari con il ritorno alla vecchia mutua. Ma vogliono un Paese a fettine anche attraverso l’autonomia differenziata, creando accanto alle regioni ordinarie e speciali quelle specialissime: una soluzione mai vista al mondo. E per tenere insieme un Paese a fettine territorialmente e socialmente ci vuole un premierato forte, in cui c’è un capo o una capa che mette sotto i talloni la democrazia parlamentare e le funzioni del presidente della Repubblica. Bisogna essere ciechi a non vedere che mucca è questa qua e non mettersi assieme per creare l’alternativa – dice ancora Bersani, ricorrendo a una delle sue celebri metafore –. Qualcuno non ha presente la sfida che abbiamo». Quel qualcuno a cui fa riferimento è (anche) Renato Soru, che ha scelto di non unirsi al Campo largo e creare lui un’alternativa alla contrapposizione tra i due poli. «Con rispetto e anche una punta di affetto vorrei ricordare il 2004. Non capisco davvero perché Soru combatta contro se stesso. Perché lui vent’anni fa fu una ricetta che era sardità profonda e intenzionale e innovazione. Ora Alessandra Todde è questa combinazione qua: sardità, innovazione, modernità. Qua c’è una destra da battere, il resto viene dopo».

Insomma, anche Bersani vede in un’eventuale vittoria di Todde un primo segnale che la destra di governo si può battere, anche se ancora tutti gli indici danno l’esecutivo a guida Meloni in netto vantaggio rispetto alle opposizioni. «Non è vero che sono davanti se guardiamo la destra e il resto del mondo – spiega l’ex leader dem –. Siamo in bilancia: il problema è che il resto del mondo non si è ancora convinto a farsi alternativa». E per farlo Bersani ha una sua ricetta. «Occorre disvelare che questa non è una destra sociale. Questa è una destra che dice no al salario minimo, che non considera il danno venuto dall’inflazione, fa subappalti a go go con conseguenze drammatiche. Una destra che se la prende con gli studenti, con le zingare incinte, con i giovani dei rave party. E nel frattempo fa 17 condoni, tira via l’abuso d’ufficio, il traffico di influenze, limita le intercettazioni. Questa è la destra della legalità? Con santa pazienza dobbiamo disvelarla ma anche mettere su proposte. Le forze ci sono, il problema è lo squillo di tromba che deve venire dalle forze politiche verso quelle sociali e civiche. E questo ora può venire dalla Sardegna».

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