La Nuova Sardegna

La mobilitazione

A Sassari mille manifestanti per la Palestina

A Sassari mille manifestanti per la Palestina

Tantissimi studenti e docenti sotto la pioggia per le vie del centro storico

24 febbraio 2024
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Sassari La mobilitazione pro Palestina ha toccato anche Sassari: venerdì mattina, 23 febbraio, un muro di bandiere sarde e bandiere palestinesi si è mosso lungo le strade del centro storico sotto una pioggia battente. Il maltempo non ha frenato circa mille manifestanti, arrivati in occasione del partecipato sciopero generale indetto da alcune sigle dei sindacati di base, con i Cobas i prima fila, e organizzato dall’ Assemblea cittadina per la Palestina. Tra i partecipanti, studenti dell’Università e delle scuole superiori cittadine e della provincia. Presente anche il neonato coordinamento Docenti per la Palestina, oltre a nutrite rappresentanze delle comunità straniere presenti a Sassari. Il corteo aveva un obiettivo preciso: chiedere al Senato accademico e al rettore Gavino Mariotti di recidere ogni rapporto con Leonardo S.P.A.

A portare la voce degli studenti e degli insegnanti palestinesi è il coordinamento dei docenti sardi: «Alla base del silenzio sui fatti di Gaza c’è una deformazione della verità storica e una distorsione del pensiero e delle parole che vengono usate nel discorso pubblico – ha spiegato Giuseppe Tecleme, del Liceo scientifico Marconi - tra le altre cose la scorretta identificazione tra ebraismo, sionismo e stato di Israele consente di accusare di antisemitismo chiunque critichi Israele. Come insegnanti abbiamo il dovere di ricordare gli orrori del passato, ma la vera creazione di pensiero critico sta poi nel saper riconoscere e comprendere quello che accade oggi».

In prima linea anche le comunità migranti di Sassari che da mesi sono mobilitate per tenere alta l’attenzione su quanto avviene in Palestina: «Non è vero che da qui non possiamo fare nulla - sottolinea Dahood Jamal, studente palestinese di medicina – possiamo boicottare le aziende che hanno nessi economici con Israele, possiamo chiedere alle istituzioni di prendere posizione e possiamo rompere i vincoli tra la nostra università e tutte quelle strutture che in un modo o nell’altro collaborano con Israele. E soprattutto possiamo creare un fronte unico, perché soltanto l’unità potrà bloccare la logica della guerra e della distruzione tanto in Palestina quanto qui in Sardegna».

Tantissimi gli studenti, alcuni molto giovani: «A scuola dovrebbero insegnarci la storia al fine di condannare gli errori passati per non ripeterli, e che l'indifferenza non solo è parte di questi ma spesso li alimenta – argomenta Agnese Bussu, rappresentante d'istituto del liceo Azuni - tuttavia si affrontano raramente discussioni serie sulle complicità dello Stato italiano con il genocidio in atto, basti pensare a ENI, la quale sta partecipando ad un bando sionista per lo sfruttamento dei giacimenti di gas nel mare palestinese». 

Se all’Università di Cagliari il braccio di ferro tra Senato Accademico e movimento degli studenti per la Palestina è ancora in corso, a Sassari si è aperto un nuovo fronte per contestare la «penetrazione della guerra in istituzioni che dovrebbero essere portatrici di pace e cooperazione tra popoli - ha concluso Mattia Uzzau degli Studenti per la Palestina -. Al Magnifico Rettore e al Senato Accademico abbiamo chiesto di fermare permanente ogni collaborazione tra la nostra Università e Leonardo Spa, comprese le sue estensioni di propaganda culturale, quale la Fondazione Leonardo – Civiltà della Macchine. Poiché crediamo la ricerca non debba in nessun modo sostenere la guerra né esserne sostenuta».

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