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Energia

Eolico, l’assessorato regionale non riesce a far fronte a tutte le domande

Eolico, l’assessorato regionale non riesce a far fronte a tutte le domande

All’Ambiente 20 persone seguono 200 progetti

12 marzo 2024
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Cagliari Delfina Spiga è la direttrice generale dell’assessorato all’Ambiente da poco più di un anno e mezzo. Al convegno all’Università, oltre a presentare la foto che abbiamo riprodotto a sinistra, ha parlato della difficile situazione in cui si trovano gli uffici costretti a valutare progetti molto complessi, con personale ridotto all’osso «meno di venti unità, per una mole di progetti che ci sommerge, quasi duecento. Siamo letteralmente sommersi di lavoro, e non solo per progetti piccoli ma anche per i maxi. Giusto ieri ne è stato presentato un altro. La realtà – continua – è che le Regioni pagano l’assenza di regolamentazione, che consente a chiunque di presentare un qualsivoglia progetto per qualunque area».

La dirigente aspetta con ansia che le Regioni approvino le linee guida sulle cosiddette “aree idonee”, dove si potranno installare gli impianti di rinnovabili, ma sa che queste prevedono obblighi e tempi contingentati per gli enti locali, e che soprattutto il totale di rinnovabili da installare in più rispetto a oggi, non può cambiare: sarà pari a 75 gigawatt, con le Regioni che potranno “scambiarsi” tra loro delle quote, mantenendo però inalterato il totale nazionale.

Per la Sardegna i nuovi impianti da qui al 2030, solo sei anni, saranno pari ad altri 6 gigawatt. Una delle opzioni che sta prevalendo nel ministero per l’ambiente e la sicurezza energetica è di puntare ove possibile su solare ed eolico a terra, lasciando l’eolico a mare come complementare e risorsa finale per far quadrare i conti. Ulteriore dimostrazione delle difficoltà progettuali, finanziarie e logistiche e di regolazione di mercato per questi impianti.

E così si comprendono meglio le parole di Giulia Monteleone, direttrice del dipartimento Tecnologie energetiche e Fonti Rinnovabili di Enea (l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile). «Non è escluso che ci troveremo a un momento, a breve, nel quale dovremmo ridurre le ambizioni, allungare i tempi per realizzare i progetti. A quel punto dovremmo convivere con i fossili o usare altre tecnologie. Di certo servirà la maggior diversificazione possibile, sulle fonti e sui vettori, perchè non esiste una unica soluzione dopo l’uscita dai fossili. Per questo motivo immagino che alcuni degli obiettivi al 2050 vengano fatti slittare».

Tra questi ci sono anche gli obiettivi della Sardegna. Secondo il ministero, l’isola dovrebbe essere pronta per ridurre le emissioni del 55 al 2030 con questi valori: un target globale di 7,4 gigawatt (ben sotto i 55 richiesti) con un solare che arriva a 5,24 gigawatt, un eolico a terra da 0,81 gigawatt e uno a mare da 1,4 gigawatt. Ma questi impianti sono il terzo step di altri due sistemi propedeutici: il completamento degli anelli di linee (T-link con Sicilia e Campania, un nuovo Sacoi con Corsica e Toscana, il raddoppio del Sapei con il Lazio e una nuova dorsale elettrica sarda) e un sistema di accumuli tale da garantire la stabilità del sistema e la funzionalità della rete. Il primo punto riguarda Terna, che ha previsto tutti questi progetti nel suo piano pluriennale di investimenti. Il secondo riguarda invece Enel, che ha vinto la gara per piazzare 741 megawatt di batterie (altri 48 se li è aggiudicati Ren) in sei siti di cui tre proprietari: Portoscuso e Sulcis 290, Assemini 40, Quartucciu 74, Ottana 199, Codrongianos 138. Senza le reti e senza gli accumuli, le rinnovabili, di fatto, marciano a vuoto. E non servono. (g.cen.).

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