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C’è un sassarese alla guida dei robot più famosi del mondo

di Salvatore Santoni
C’è un sassarese alla guida dei robot più famosi del mondo

La storia di successo del 52enne Ermanno Delogu: è il Ceo di Kuka in Italia Da “cervello in fuga” a 18 anni ha scalato le più grandi aziende hi tech

13 marzo 2024
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Sassari In quest’isola povera di opportunità, che spesso costringe chi vuole sbocciare professionalmente a fare le valige e lasciarsi tutto alle spalle, c’è una storia della categoria “cervelli in fuga” che può bene racchiuderne tante altre. È la storia di un ragazzo del liceo scientifico Spano di Sassari con la passione della matematica che è cresciuto girando aziende e capitali mondiali per poi arrivare sul tetto mondiale della robotica. Si chiama Ermanno Delogu, ha 52 anni ed è sassarese doc, ma non soltanto sulla carta d’identità. Da qualche mese è a capo del ramo italiano della Kuka Robotics, la multinazionale tedesca da 4miliardi di fatturato che progetta e costruisce robot industriali utilizzati a livello globale nell’automotive, in ambito medicale e nel settore della logistica.

Chi è Ermanno Delogu è sposato, ha tre figlie di 21, 18 e 12 anni. «La mia famiglia vive a Milano – racconta il manager sassarese – ed io faccio un po’ il pendolare. Il nostro quartier generale è a Grugliasco (Torino) e mi muovo tra la sede centrale dell’azienda, che sta in Germania, un’altra sede importante in Spagna e poi seguo varie attività interne, di vendita e rappresentanza in Italia con clienti e impegni istituzionali».

Un ricordo speciale «È nato tutto nei banchi del liceo Spano – racconta ancora il manager –. Mi piace sempre ricordare il mio professore di matematica, Salvatore Maludrottu, che è stato uno dei primi che mi ha fatto incuriosire verso le materie scientifiche. Già da allora avevo capito benissimo che la mia storia sarebbe andata verso sviluppo di studi tecnici. Tant’è che poi, dopo il liceo, mi sono immediatamente rivolto verso una facoltà che fosse di quell’ambito. Avevo pensato matematica e fisica ma poi ha preso sopravvento lo studio di ingegneria perché è molto completa e spazia su tutti i campi della tecnologia».

L’aneddoto E così è cominciata l’avventura a Pavia. Il giovane Ermanno Delogu ha chiuso il biennio di ingegneria elettronica per poi specializzarsi in ingegneria elettrica. «Avevo fatto una tesi di laurea sulle turbine eoliche – dice ancora –. Il richiamo della mia terra si era fatto sentire perché da Pavia sono rientrato a Sassari per fare la mia tesi di laurea presentandomi al campo di prova eolico dell’Alta Nurra, sulla strada per Stintino. Ho letteralmente citofonato e ho chiesto di poter fare uno studio con loro per la mia tesi di laurea su un prototipo di aerogeneratore che all’epoca era molto innovativo, il Gamma60».

Al lavoro Manco il tempo di festeggiare la laurea che, dopo 15 giorni, Ermanno Delogu è già al lavoro. Viene chiamato dalla Abb, una multinazionale nel campo dell’elettrotecnica, dove comincia a farsi le ossa. «Sono rimasto per due anni – riprende – lavoravo come promotore tecnico commerciale, assistevo i clienti nella progettazione». Chiusa la prima esperienza, è arrivato il lavoro della vita. «Mi chiamò un concorrente, la Siemens, e e qui ho costruito una carriera di 22 anni – racconta ancora Delogu – in cui ho ricoperto ruoli operativi e di management con missioni in Italia e nel mondo. Ricordo in particolare i progetti negli Emirati Arabi, Dubai e Abu Dhabi e in Kuwait al lavoro per grosse società oli&gas». E poi, insieme al suo team, Ermanno Delogu ha gestito come direttore il progetto di controllo del processo del Tap, il gasdotto trans-adriatico che collega Grecia, Albania e italia. L’addio a Siemens è stato impegnativo, e anche un passo importante perché uscivo dalla mia zona comfort. Però mi sentivo di aver voglia di fare qualcos’altro, un’esperienza a tutto tondo». Dopo Siemens è stata la volta del passaggio in Mersen, una società che si occupa di materiali avanzati, in particolare grafite (ci fanno i freni dei Boeing, materiali per l’industria dei microprocessori).

Il percorso Scalare le gerarchie di una multinazionale partendo dal basso è di per sé arduo e faticoso. Se poi questo succede in un ambiente competitivo come quello della tecnologia – dove la concorrenza è spietata – la scalata comincia a somigliare a un miracolo. Se è vero che uno su mille ce la fa, Ermanno Delogu è quell’uno che ce l’ha fatta. Il segreto? Lo spiega lui stesso: «Ci devono essere delle condizioni di base che devi maturare: gli studi, il curriculum, le esperienze in campo ma certamente tanta umiltà, determinazione e voglia costante di migliorarsi».

In Kuka Nel presente di Ermanno Delogu c’è Kuka e i suoi robot. Kuka è un leader mondiale della robotica, in pratica si occupa di produrre e commercializzare dal singolo robot alle celle specializzate che assolvono determinate funzioni, fino alla linea integrata e robotizzata. Se di recente vi è capitato di rivedere il film “Il Codice da Vinci”, quello che nella banca notturna consegna la cassetta di sicurezza al professor Langdon (Tom Hanks) e l’agente Neveu (Audrey Tautou) è un robot Kuka.

Vita da manager Ma com’è la vita di un manager di un’azienda planetaria con un alto tasso di innovazione come Kuka? «Piena di impegni – riprende Ermanno Delogu –. Bisogna gestire tantissime priorità, e il mio ruolo principale è lavorare con le persone prima ancora che con i robot. Devo gestire le persone e fare in modo che trovino un ambiente favorevole in azienda, così da aiutarle a sviluppare al massimo le competenze».

Il rapporto con l’isola «A Sassari ci sono i miei genitori, le mie sorelle, zii e cugini vari, amici di una vita, e quindi per me è un punto di riferimento assoluto – riprende il manager –. Ho lasciato che avevo soltanto 18 anni, appena terminato al liceo, e sono andato a trovare fortuna prima a Pavia, poi Bergamo e Milano. Con Sassari e la Sardegna rimane sempre quel legame forte, di appartenenza e di valori che non ti abbandonano mai». «È un senso di appartenenza – continua – che sto trasferendo con orgoglio alla mia famiglia. E poi c’è sempre un elemento, direi quasi di rivalsa, perché noi sardi siamo in qualche modo costretti a dover fare scelte importanti, dover abbandonare la propria famiglia per cercare un’istruzione e strade diverse. E poi difficilmente torniamo a casa. Mi piacerebbe che un domani i ragazzi possano anche tranquillamente restare nell’isola. Vorrei contribuire a creare quelle condizioni che ai miei tempi non c’erano».

Il futuro Anche se Ermanno Delogu è fisicamente lontano dalla sua città natale mantiene contatti che ha coltivato nel tempo: compagni di studi in ruoli apicali dell’ateneo sassarese, altri colleghi della comunità sarda nata tra Pavia e Milano. E poi ci sono anche i contatti con Abinsula, la realtà made in Sassari che in pochi anni si è fatta conoscere a livello globale. «Conosco bene i ragazzi di Abinsula – spiega Delogu – abbiamo fatto un incontro nel nostro centro di competenza a Grugliasco per una mutua presentazione con l’idea di poter studiare qualche sviluppo insieme, in particolare di tipo software. E poi, perché no, abbiamo ipotizzato di portare un robot di Kuka nella loro sede a Sassari per poter iniziare a vedere alcune applicazioni. Sarà un sogno, vediamo quando e come poterlo realizzare, magari mettendo le basi per instradare qualche altro ragazzo del liceo…».

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