La Nuova Sardegna

L'intervista

Luigi Guiso: «I problemi col Superbonus 110? Sarebbe dovuto durare un anno»

di Giuseppe Centore
Luigi Guiso: «I problemi col Superbonus 110? Sarebbe dovuto durare un anno»

L’economista dopo le ultime decisioni del governo: «Con confini certi di tempo e di spesa ci saremmo risparmiati molti problemi»

02 aprile 2024
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Cagliari Superbonus 110% occasione per risollevare l’economia dopo la pandemia, o strada sbagliata in toto che ha portato come unico plus un disastroso buco nei conti pubblici? Di certo tra le miriadi di bonus costantemente presenti nel nostro paese quello che consentiva di realizzare lavori finalizzati al miglioramento dell’efficienza energetica per le abitazioni private (con addirittura uno aggravio per le casse dello Stato superiore di un decimo al costo sostenuto) ha rappresentato un caso limite. Il costo per l’erario ad oggi non è quantificabile con precisione, (si aggira tra i 100 a e 200 miliardi a fine corsa) con un beneficio limitato solo al 4 per cento delle abitazioni civili.

Con Luigi Guiso, Axa professor of household finance all’Einaudi institute, già professore nelle università di Sassari, di Roma “Tor Vergata”, nell’Istituto universitario europeo e nell’università di Chicago e al Servizio studi della Banca d’Italia parliamo del Superbonus. Ma anche di come devono essere le virtuose politiche di bonus, che non vanno demonizzate tout-court.

Professore, ma nello scenario post-pandemico siamo stati un caso di scuola, o altri paesi hanno applicato metodi analoghi per far risollevare le loro economie?

«Tutti i paesi, soprattutto in momenti di crisi hanno fatto ricorso a politiche di sostegno. Il governo degli Stati Uniti è intervenuto per combattere gli effetti del covid sull’economia immettendo liquidità direttamente alle famiglie, in quantità molto significative, (oltre 1000 miliardi di dollari, ndc). I bonus sono uno degli strumenti di gestione del ciclo economico. Non ci deve meravigliare che se ne faccia uso. Si usano anche perchè ci sono cicli politici, altrettanto delicati. Nei decenni i bonus, i sostegni al reddito e i sussidi agli acquisti di beni sono stati anche usati dai governi in prossimità delle elezioni per costruire consenso. Prendiamo atto di questi fatti».

Ma forse da noi è tutta la politica dei bonus, l’elenco è lunghissimo, dal sostegno al reddito ai rubinetti, dalle auto alle persiane, che andrebbe ripensata.

«Volendo semplificare, i bonus hanno una ragione economica. Spesso è accompagnata da una distorsione politica. La numerosità e frammentazione dei bonus è una buona misura dell’importanza di questa distorsione che si trasforma in patologia: raggranellare voti potenziali e sostegno elettorale da diversi tipi di elettorato. Ovviamente arrecando problemi alla finanza pubblica».

Quindi il Superbonus 110% è solo la punta di un iceberg? Rappresenta il simbolo più emblematico di quello che non si doveva fare? Oppure conteneva comunque elementi positivi?

«Il Superbonus aveva senso quando si era di fronte alla crisi post-pandemica. Allora c’era una estrema incertezza sul futuro, le economie erano bloccate, molti settori erano fermi, il rischio di una recessione era più che presente. In quel clima dare un sostegno alla ripresa aveva senso. Lo hanno fatto anche altri. Ritorno all’esempio Usa dove, anche in forme forse eccessive, il governo federale ha dato soldi a tutti, ma proprio a tutti. Il Superbonus aveva caratteristiche interessanti: in linea di principio era uno strumento potente perchèperché l’edilizia può avere effetti rilevanti sull’intera economia, attiva parecchi settori, ha un effetto ciclico sostanziale. Il Superbonus era anche utile perché mirato all’efficientamento energetico. Aveva un senso».

Ma qualcosa, anzi molto, è andato storto. Elenchiamo solo alcuni di problemi: costo per le casse pubbliche esorbitante, interventi limitati, costo delle materie prime alle stelle, episodi di malaffare a nove cifre. E la lista è lunga. C’è chi ha detto e scritto che il Superbonus affosserà l’eventuale ripresa per i prossimi anni. Che ne pensa?

«Il Superbonus contiene due elementi negativi che potevano e dovevano essere anticipati e un terzo che non poteva essere previsto. Il primo vale per tutti gli interventi di finanza pubblica di sostegno alla ripresa ciclica: devono essere a termine. Un anno, due al massimo in circostanze estreme. Secondo problema altrettanto importante. Il Superbonus ha avuto l'obiettivo di aiutare l’economia a riprendersi. C’è riuscito dando fiato a un settore in grave crisi dal 2008. Ma avuto la pretesa di usare questo strumento per gestirel’efficientamento energetico. Ma questo che riguarda l’intero patrimonio abitativo. Con un bonus così oneroso si efficienta al massimo il 3 o 4 per cento delle abitazioni private. Questo dato ha fatto da volano al prolungamento».

E il terzo elemento che non è stato previsto?

«Un bonus così appetibile a tanti è per sua natura foriero di consensi profondi. La sua proroga, pur temperata non è stata una sorpresa».

Altri due aspetti poco valutati: il contributo del sistema Superbonus all’esplosione dei costi delle materie prime e le truffe che ne sono conseguite.

«Sul primo aspetto c’è da dire che l’uscita dalla pandemia ha creato tensioni sull’offerta di tutte le materie prime, inceppando molte produzioni. Il Superbonus, alimentando la domanda ha amplificato gli effetti sui prezzi dei materiali. Lo shock dal lato domanda quando l'offerta era rigida era prevedibile. Riguardo alle truffe, so che è un argomento di critica che fa cassetta. Ma dal punto di vista della valutazione della misura, non è la disfunzione principale. per quanto importante eticamente, non va presa in considerazione. Il punto serio è che il Superbonus doveva rimanere attivo per un anno, non di più».

Ma la scelta di sconto in fattura e l’intervento delle società di intermediazione finanziaria, banche finanziarie, era obbligata o si poteva fare altro?

«Se si vuole attivare una misura di sostegno con una risposta rapida, il fatto di poterla scontare il sussidio presso un intermediario aiuta perchè molte persone utenti non hanno la possibilità di anticipare i fondi. Il punto centrale, insisto, è che il Superbonus doveva durare un anno. E mettere così un punto fermo costo per le finanze pubbliche».

Osservatori ed economisti puntano il dito sulla destinazione dei fondi. Era meglio privilegiare il patrimonio immobiliare pubblico sempre con l’obiettivo dell’efficientamento energetico o i privati?

«Prima rispondiamo alla domanda sul perchè è stato attivato il Superbonus. Se l’obiettivo era sostenere il sistema delle imprese puntare sul pubblico avrebbe comportato tempi molto, molto più lunghi. Il sostegno post-covid andava messo a terra subito».

E adesso si va verso una chiusura progressiva.

«Il governo non ha alternative. È una strada giusta e inevitabile. Non si possono lasciare aperte queste maglie. Attivare il Superbonus, farlo per un anno, e annunciare che sarebbe stato solo per un anno avrebbe avuto un grosso vantaggio per tutti. Anche perchè stimare il costo era ed è complicato. Con confini certi sul periodo di validità del sussidio di spesa tutto ciò non sarebbe successo. Ripeto, gli interventi di rilancio ciclico devono essere temporanei. Poi gli effetti distributivi sono opinabili e non sempre desiderabili. Alla fine il Superbonus è stato regressivo, chi ne ha beneficiato probabilmente ne aveva meno bisogno, ma tutto è nato dalla proroga rispetto a quello per cui serviva. Doveva dare una spinta all’economia in una fase di incertezza, non diventare una misura standard».

E quali effetti indesiderati lascerà questo macigno sui nostri conti, con la spesa pubblica direi quasi fuori controllo?

«Impossibile valutare a breve, se non per gli indicatori macro, l’eredità del superbonus. Ci vuole tempo. Ma credo che questa esperienza si ripercuoterà sulle politiche di sussidio all’efficientamento energetico».

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