La Nuova Sardegna

Una città e le sue storie
Una città e le sue storie – Olbia

Olbia, Mario Cervo tra dischi, grammofoni e biciclette: una vita in eredità

di Dario Budroni
Olbia, Mario Cervo tra dischi, grammofoni e biciclette: una vita in eredità

La storia del discografico e del dirigente sportivo olbiese. La sua collezione musicale adesso è un archivio

17 aprile 2024
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Olbia. Scordatevi le casette basse e il granito della chiesa circondato da aiuole verdi e strade asfaltate. È il 1929 e Terranova è ancora un borgo asserragliato dietro i giovani binari della ferrovia. E vivere poco più giù, all’ombra della basilica di San Simplicio, significa invece respirare i profumi dell’aperta campagna. Mario Cervo, l’uomo che avrebbe messo in piedi il più grande archivio di musica prodotta in Sardegna, 95 anni fa nacque esattamente qui. «In quella zona c’erano i campi e le vigne – racconta Velia, la figlia più piccola –. E so che mia nonna decise addirittura di prendere una casa in affitto in via Romana, nel centro storico, perché la zona di San Simplicio risultava un po’ troppo in periferia. Mi viene da sorridere, considerato che oggi la basilica è in pieno centro». Poi lo studio, la scomparsa dei genitori, le difficoltà, la compagnia portuale, una moglie e cinque figli. E soprattutto due immense passioni: la musica e la bicicletta. Elementi capaci di modellare una intera esistenza e di lasciare in eredità a una città, e anche al resto dell’isola, due creature di non poco conto: il suo immenso archivio musicale e anche una società ciclistica, la Terranova, che contribuì a fondare e a rendere in qualche modo grande.

L’uomo. Mario Cervo se n’è andato nel 1997, ma il suo nome è ancora oggi uno dei più pronunciati in città. Il parco verde a ridosso dell’ex ponte di ferro, alcuni anni fa, è stato intitolato proprio a lui. Esiste anche un memorial ciclistico in suo ricordo e poi naturalmente c’è l’archivio Mario Cervo, aperto esattamente dieci anni fa e di gran lunga uno dei principali motori culturali olbiesi e isolani. È qui, in una casa di via Grazia Deledda, che è stata raccolta la più grande collezione di musica made in Sardegna ed è sempre qui che si organizzano premi, rassegne e concerti. Ma per capire chi fosse realmente Mario Cervo è comunque necessario premere il tasto rewind. E quindi tornare indietro di parecchi decenni, fino ad arrivare a una Olbia che non c’è più. «Mio padre divenne presto orfano – racconta Velia Cervo –. Studiò fino alla terza avviamento ed essendo il primo di cinque figli dovette mettersi presto a lavorare, per aiutare il resto della famiglia. Cominciò col fare il boaro, si occupava di piccoli trasporti con i buoi, e poi entrò nella compagnia portuale Corridoni, come impiegato negli uffici». E fu proprio nell’ambiente della compagnia portuale che Mario Cervo rafforzò la sua anima laica e antifascista. Divenne così socialista. Mentre nel resto d’Italia era il Partito comunista a rappresentare la più grande forza di sinistra, a Olbia, lungo la strada tracciata da gente come gli ex sindaci Antonio Sotgiu e Alessandro Nanni, era invece il Partito socialista italiano a contendere il primato delle urne alla Democrazia cristiana.

La musica. Sposato con Anna Caboni, con cui ebbe cinque figli – Ottavio, Enrico, Maria, Piera e Velia –, Mario Cervo dedicò buona parte del suo tempo alla musica. E in particolare alla ricerca quasi spasmodica di tutto ciò che a quei tempi veniva prodotto nell’isola. Nel 1962 il passo successivo: la fondazione della Nuraghe, la prima casa discografica in Sardegna. «La musica era una passione che divenne poi anche un lavoro – spiega Velia –. Mio padre dedicava il tempo libero alla ricerca. Girava la Sardegna, partecipava alle feste, non si perdeva le gare canore. La sua era davvero una ricerca continua. Era in contatto anche con alcune case discografiche americane. Poi, dopo la fondazione dell’etichetta, si occupava anche della vendita. Ricordo che, quando ero piccola, qualche volta ci prendeva e ci portava con lui a vendere dischi, anche nei negozi dei paesi più sperduti. Faceva promozione, anche nelle radio. Insomma, faceva quello che oggi si chiama marketing». Fino al 1997 Mario Cervo, che ha inoltre contribuito alla nascita delle prime radio libere di Olbia e dell’associazione per la valorizzazione della cultura sarda S’Abboju, mise insieme un enorme archivio musicale composto da seimila pezzi, soprattutto vinili, musicassette, cd, giornali e riviste. Zero distinzioni: si va dal canto a tenore fino al rock passando per il jazz, il canto a chitarra e la musica leggera. Materiale che i suoi figli, nel 2014, decisero di mettere a disposizione di tutti. Con il sostegno dell’Isre nacque così l’archivio Mario Cervo, che nel frattempo si è arricchito di altri quattromila pezzi. Un luogo aperto a chiunque voglia realizzare una ricerca o semplicemente compiere un viaggio nella storia della musica nata in Sardegna o comunque realizzata da sardi, anche se dall’altra parte del mondo. Ma non solo. L’archivio Cervo, vera e propria istituzione culturale olbiese, portato avanti dai figli Velia e Ottavio, promuove anche iniziative come concerti e rassegne, più un prestigioso premio discografico dedicato alle nuove produzioni isolane. Sono 174 gli eventi organizzati nei primi dieci anni di vita dell’archivio, mentre gli artisti ospitati sono 418.

La bicicletta. Certamente la musica, ma c’era anche la bicicletta tra le grandi passioni di Mario Cervo. Cresciuto come tanti altri coetanei nel mito di Coppi e Bartali, fu tra i fondatori della Società ciclistica Terranova, nata in città nel lontano 1951 e ancora oggi una delle più importanti società di tutta la Sardegna. Così Mario Cervo fu tra i principali promotori di eventi e manifestazioni, dando sempre prova di grande sportività e di ottime doti organizzative. Un vecchio articolo della Nuova Sardegna, nel titolo, lo definì così: «Maestro di sport e di vita». «Sì, anche la bicicletta era una parte essenziale della sua vita, fin da giovanissimo – ricorda Velia –. Mia mamma conserva ancora un ricordo che la dice lunga sulla sua passione: era il 1960, lei era incinta e lui, mio padre, andò a Roma. C’erano le Olimpiadi e fece di tutto per assistere a una gara di ciclismo». Tra lavoro, famiglia, sport e ricerche musicali, negli anni Ottanta Mario Cervo trovò anche il tempo per candidarsi al consiglio comunale della sua città, con il Psi. La politica attiva, però, in qualche modo lo deluse. Meglio quella fatta di valori e principi da portare avanti nella vita di tutti i giorni. E quindi via di nuovo con la testa e con il cure proiettati verso i suoi grandi amori: la musica e la bicicletta, fino a lasciare in eredità materiali, esempi e ricordi che la sua famiglia, insieme alle altre persone che lo hanno conosciuto e che gli hanno voluto bene, mette a disposizione della comunità con la stessa cura e con la stessa passione che ci avrebbe sicuramente messo anche lui.

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