La Nuova Sardegna

Elezioni comunali

Alessandra Zedda: «Adesso gioco la mia partita: la sfida per rilanciare Cagliari»

di Andrea Massidda
Alessandra Zedda: «Adesso gioco la mia partita: la sfida per rilanciare Cagliari»

È candidata sindaca con il centrodestra. Dal nuovo stadio alla mobilità nel Castello sino al mercato di San Benedetto

29 aprile 2024
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Cagliari Dirigere il gioco è una cosa che le riesce piuttosto bene sin da ragazza, ossia da quando scendeva in campo come play-maker nella Serie A femminile di basket. Una passione, quella per la pallacanestro, che Alessandra Zedda, candidata sindaca per il centrodestra alle Comunali di Cagliari in programma l’8 e il 9 giugno, non ha tuttavia mai smesso di coltivare (attualmente fa parte della nazionale italiana over 55) e che forse ha contribuito a farle fare sportivamente un passo indietro senza troppe frustrazioni nel momento in cui la sua coalizione aveva scelto Paolo Truzzu per la corsa alla presidenza della Regione. Corsa terminata, com’è noto, con la secca bocciatura da parte dei cagliaritani dell’ormai ex primo cittadino di Fdi, pupillo di Giorgia Meloni.

Acqua passata, lascia intendere l’aspirante alla fascia tricolore, che ora vuole giocarsi la sua partita con la determinazione di chi sa che dalle sconfitte possono nascere grandi successi. L’esperienza politica, del resto, non le manca: a Cagliari nel 2001 era stata chiamata a guidare l’assessorato agli Affari generali, nel 2011 è diventata assessore regionale all’Industria nella giunta Cappellacci, il quale due anni più tardi l’ha scelta per l'assessorato al Bilancio e Programmazione. Nel 2014 è rientrata nell’Assemblea dei sardi, ma tra i banchi dell’opposizione, per poi ottenere nel 2019 la terza conferma in giunta, quella Solinas,  come vicepresidente e assessore al Lavoro. Nelle tre legislature regionali è sempre stata l’unica donna eletta nel collegio di Cagliari per la coalizione di centrodestra.

Alessandra Zedda, la manovra di riavvicinamento tra centrodestra e Psd’Az a che punto è?
«Ho ottimi rapporti con Gianni Chessa, un amico, e con i sardisti avrò un confronto leale: da loro mi attendo una risposta prestissimo, questione di ore. Così come spero di poter annunciare prima possibile anche l’appoggio di un’altra lista civica. A quel punto non solo avremo la coalizione ricompattata, ma addirittura arricchita».

Perché prima delle Regionali ha lasciato Forza Italia per unirsi alla Lega?
«Al momento della mia candidatura alla presidenza della Regione con una lista personale, il mio partito mi è parso troppo imbrigliato nelle dinamiche nazionali. Sinceramente non ho sentito il sostegno che mi sarei aspettata. E poi è morto Silvio Berlusconi...»

Parliamo di Cagliari partendo dalla sua borgata più disagiata, Sant’Elia. Che cos’ha in mente per il rilancio della zona?
«A Sant’Elia sono subito necessarie tre azioni importanti: intanto non c’è il medico di base, quindi m’impegno a riportarlo in pianta stabile e con un ambulatorio dignitoso. Poi abbiamo in mente un Progetto sicurezza che prevede la riqualificazione dei parchi, dei palazzi e dei servizi di urbanizzazione. Ancora oggi ci sono discussioni tra i vari enti coinvolti come Area, Comune e Abbanoa. La situazione va risolta senza esitazioni. Infine faremo del quartiere una comunità energetica».

Sant’Elia significa anche nuovo stadio. La città riuscirà a ospitare gli Europei di calcio del 2031?
«È il mio principale impegno. Aggiungo che sempre a Sant’Elia sorgerà pure il nuovo Palasport».

Poi ci sarebbe anche il parco del Nervi con il suo capannone di alta architettura industriale.
«Il rilancio del Nervi sulla falsa riga del Diamante Nero di Copenaghen è indispensabile. Occorre un centro congressi e di integrazione per gli studenti che abbia come cardine le attività scientifiche grazie alla sinergia con l’università. Penso poi a un polo capace di interagire con il “Politecnico del mare”, la nuova scuola che comprende il Nautico e lo Scientifico “Alberti”».

Capitolo cantieri. Ormai anche le pietre sanno che non si sarebbero dovuti aprire tutti insieme e che comunque i lavori vanno conclusi prima possibile.
«I cantieri sono stati aperti per ragioni di risorse finanziarie da spendere. Ora serve un’accelerazione massima per chiudere quelli che si possono chiudere e per anticipare i tempi per quelli ancora in corso».

Ma una volta terminate le opere, c’è davvero certezza sul fatto che la città sarà più bella? Per qualcuno via Roma lato portici e viale Trieste saranno ridotte a poco più che carrettiere, e c’è già chi parla di danno irreversibile come il famigerato ripascimento del Poetto.
«Occorre indubbiamente intervenire per modificare ciò che non va bene. A tal proposito ci sono già osservazioni su alcune cose che, a occhio, devono essere cambiate. Ad esempio le aiuole di via Dante: sembrano attrattori di sporcizia di ogni genere».

Idee per il quartiere di Castello?
«Vanno terminati i lavori e tolte le transenne. Poi bisogna rendere il quartiere non isolato adeguando il servizio di autobus e facendo funzionare sempre gli ascensori con controlli di sicurezza 24 ore su 24. Va immediatamente capito perché si bloccano continuamente e risolvere il problema una volta per tutte. Ma vorrei anche creare un ulteriore ingresso alla rocca. Penso ad esempio a percorsi mobili su tracciati già esistenti che possano partire dai parcheggi di via Cammino Nuovo per arrivare alla parte alta che dà accesso al ghetto ebraico».

Poi c’è la piazza del Bastione di Saint Remy, un luogo unico che si affaccia sul Mediterraneo e che tutti ci invidiano. Peccato che sia stato chiuso un bar che esisteva dai primi del Novecento per far spazio a un irraggiungibile e mai nato info point. Con il risultato che ora quel posto è in balia degli sbandati.
«Voglio guardare avanti e riaprire la città. E in questo concetto c’è ovviamente il proposito di far rivivere sia la grande piazza all’aperto del bastione sia la passeggiata coperta. Tutto con un investimento importante – ma non necessariamente economico – da parte dell’amministrazione».

L’anfiteatro romano rimarrà ancora un ritrovo per topi o sarà riconsegnato ai turisti e agli spettacoli?
«L’anfiteatro è stato chiuso durante la consiliatura di Massimo Zedda e da allora è in queste condizioni. La nostra vera sfida sarà di riaprirlo potenziandolo grazie alle nuove tecnologie e facendo sì che il sito archeologico e culturale sia salvaguardato e reso disponibile per l’opera lirica e per i cosiddetti grandi eventi».

Che cosa ne sarà del mercato di San Benedetto, eccellenza cagliaritana per tutte le guide turistiche grazie alla sua identità ancora popolare?
«Stiamo parlando di un vero e proprio monumento della città, non c’è dubbio. Ma va ristrutturato e dovrebbe integrare l’offerta da asporto con la possibilità, che garantiscono ormai vari mercati, di poter assaporare i prodotti anche in loco. Oltre alla spesa c’è di più, vorrei vederlo attivo anche il pomeriggio e la sera, con altri punti di ristoro che sorgono davanti a questo centro commerciale naturale. Anche in questo caso bisogna accelerare i tempi, perché gli esercenti devono ritornare lì prima possibile».

Chiudiamo con “Cagliari città del mare”, un suo pallino.
«In estrema sintesi si tratta di una città che punta sull’ambiente, sulla salute e l’energia green».

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