La Nuova Sardegna

La testimonianza

«La voce di mia figlia ricostruita attraverso l’Ia»

di Andrea Sini
«La voce di mia figlia ricostruita attraverso l’Ia»

La pensionata di Sardara frodata con l’intelligenza artificiale

12 maggio 2024
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Sassari Lo chiamano “voice cloning”, significa clonazione della voce e rappresenta una delle ultimissime frontiere raggiunte dalle truffe abbinate alla tecnologia. In questo caso si tratta addirittura di Intelligenza artificiale e il risultato è stupefacente, oltre che inquietante, soprattutto per chi lo subisce. Grazie all’“Ia” ora è infatti possibile riprodurre in maniera del tutto fedele la voce di chiunque: sono sufficienti pochi secondi per costruire poi un audio nel quale si può far dire al diretto interessato qualsiasi cosa.

Ad esempio chiedere urgentemente una somma di denaro. La Sardegna non è immune da questo tipo di truffe e a farne le spese è stata – tra le prime in assoluto in Italia – una pensionata di Sardara, che racconta pubblicamente quanto avvenuto durante l’autunno. «Quel giorno parlavo al telefono con mia figlia, che abita all’estero – racconta Maria Grazia Abis – e a un certo punto lei mi ha detto che la comunicazione era disturbata, infatti si è interrotta. Pochi istanti dopo lei mi ha ricontattato attraverso dei messaggi vocali, dicendomi in maniera sbrigativa che aveva bisogno di soldi in tempi rapidissimi».

Nessun dubbio, sul fatto che si trattasse proprio di sua figlia. «Assolutamente no – dice ancora la protagonista di questa spiacevole avventura – la voce sembrava proprio la sua, e poi tra l’agitazione e tutto il resto non mi sono ovviamente preoccupata dei dettagli o del modo insolito in cui la conversazione era avvenuta».

A quel punto Maria Grazia Abis ha fatto quello che qualsiasi madre agitata e preoccupata per le sorti della propria figlia avrebbe fatto: «Ho inviato i soldi su una prepagata, tra l’altro con due ulteriori elementi che mi hanno tratto in inganno: il numero di telefono aveva le ultime cifre uguali a quelle di mia figlia e anche il codice fiscale era simile. Tanto che, ingenuamente, ho pensato che fosse semplicemente dovuto al modo diverso di ricavarlo nel suo Paese».

Poco dopo, però, al momento di telefonare alla figlia al suo vero numero, l’inganno è saltato fuori. «L’ho chiamata per sapere se avesse ricevuto la somma che avevo inviato, lei ha risposto “ma quali soldi?”, si è immediatamente accorta che era successo qualcosa di anomalo e allora sono andata subito dai carabinieri».

La truffa ai danni della signora Abis, che pare non essere l’unica di questo tipo apre dunque scenari inquietanti nel contesto di un’evoluzione tecnologica e cybernetica che pare non avere limiti. Così come senza limiti pare la fantasia dei truffatori.

I quali però non sempre la fanno franca. «Ho saputo di recente che il responsabile è stato individuato e denunciato. Si tratta di una persona residente nelle Marche. L’aiuto dei carabinieri è stato fondamentale, in particolare l’interessamento del maresciallo Ivan Melis, che oltre a rassicurarmi mi ha permesso di ricostruire in maniera chiara quanto accaduto, avviando immediatamente le indagini. Cosa mi ha insegnato questa esperienza? Che bisogna fare tanta attenzione – conclude Maria Grazia Abis –, anche se a volte è davvero difficile, soprattutto quando vieni colto di sorpresa con tecniche impensabili. A me comunque è ricapitato, solo che oltre a essere preparata hanno commesso un errore: mi hanno chiamato “babbo” anziché mamma».


 

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