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Il dramma

Sassari, l'angoscia di Fabiola per i suoi bimbi: «Tra poco non avremo una casa»

di Luigi Soriga
Sassari, l'angoscia di Fabiola per i suoi bimbi: «Tra poco non avremo una casa»

Ha occupato da un anno l’alloggio di Area a Sassari: il 27 giugno scatta lo sgombero. «Non avevo alternative ma ora non posso più fare domanda per una abitazione»

03 giugno 2024
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Sassari La piccola Celeste ha le gambe cicciotte e sorride alla vita. Cinque mesi, in braccio alla mamma, resta immersa nella sua bolla di spensieratezza. Eppure, in quelle quattro mura, l’angoscia si taglia a fette. Il conto alla rovescia è partito, le settimane passano svelte e il 27 giugno è sempre più vicino: «Quel giorno verranno le forze dell’ordine e noi dovremo lasciare questa casa. Dove finiremo? Non ne ho idea. Soluzioni? Zero. Ci hanno parlato della possibilità di una casa famiglia. Ma io per i miei quattro figli vorrei un futuro diverso».

Fabiola ha 32 anni, non lavora più perché si prende cura dei bambini, ha un compagno che fa il muratore, e insieme ogni mese devono far quadrare i conti. Per sopravvivere in sei con un budget di 2mila euro occorrono doti da equilibrista. Cammini sul filo dei sacrifici, ma cerchi di stare in piedi col sorriso, per rendere tutto un po’ meno pesante, soprattutto ai figli.

«In vita mia non avevo mai commesso un reato – dice – se l’ho fatto è perché non avevo alternative. Dovevo dare un tetto ai bambini. Così con il mio compagno abbiamo deciso di occupare abusivamente questa abitazione».

Quartiere di Latte Dolce, via Flavio Gioia, residenze popolari di Area.

«Un anno fa, dopo aver provato a stare da mia suocera, abbiamo capito che gli spazi erano troppo stretti. In più era in arrivo la piccolina, la convivenza in pochi metri quadrati era diventata insostenibile».

I soldi dello stipendio non sono sufficienti per vivere e per pagare un affitto, così Fabiola chiede in giro: «Molte famiglie del quartiere, in difficoltà come noi, sono riuscite ad andare avanti occupando un alloggio disabitato. Alcuni amici ci hanno detto che nei caseggiati Area c’era un appartamento libero, e così l’abbiamo occupato».

Ma senza calcolare le possibili conseguenze: «Purtroppo, per ignoranza, non avevamo idea che ci saremmo preclusi per sempre la possibilità di essere inseriti nell’elenco per ottenere un alloggio comunale. Chi occupa abusivamente è tagliato fuori. L’ho scoperto solo quando mi sono informata, e ho capito che con la nostra situazione economica forse le cose si potevano risolvere con una iscrizione in graduatoria. So che alcune famiglie, messe decisamente meglio di noi, con un Isee più alto e meno figli, hanno ricevuto una sistemazione». Purtroppo è una triste guerra tra poveri, che si contendono un tetto per una questione di numeri. E dove la contabilità del reddito non sempre rispecchia il disagio e l’emergenza sociale.

Così Fabiola e i suoi bambini di dieci, sette e cinque anni, più Celeste di cinque mesi, ora sono in un vicolo cieco. Hanno ricevuto diverse intimazioni di sgombero, e sono state concesse diverse proroghe.

Il 27 giugno scade l’ultimatum, e Area stavolta è intenzionata a riprendere possesso dell’alloggio per affidarlo ai legittimi assegnatari.

«Da mamma vorrei combattere per i miei bambini, ma non so davvero che fare e dove andare. La casa famiglia ci spaventa molto. I vigili urbani ci hanno raccomandato di svuotare l’appartamento, ma noi questa casa l’abbiamo arredata con tanti sacrifici, e non saprei nemmeno dove sistemare la cucina e i mobili. Ho provato a parlare con gli uffici di Area, ma per noi non esistono alternative. Dobbiamo lasciare la casa. A questo punto non ci resta che sperare in un miracolo».

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