La Nuova Sardegna

Il commento

Gommone contro scogli, comandante Di Fraia: «Un tratto pieno di insidie e di secche non segnalate»

di Luigi Soriga
Gommone contro scogli, comandante Di Fraia: «Un tratto pieno di insidie e di secche non segnalate»

Ogni estate l’Arcipelago della Maddalena è teatro di qualche incidente

15 giugno 2024
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La Maddalena La prima regola è questa: «Se navigate sotto costa di notte, quello che vi sembra a 100 metri di distanza, è probabile che sia a dieci». Enzo Di Fraia, maddalenino, 69 anni, un vero lupo di mare, ai suoi studenti dell’Istituto nautico l’ha raccomandato per tutti i 45 anni in cui è stato dietro una cattedra: «Le luci che si vedono sullo sfondo, e che si prendono come punti di riferimento per orientarsi, è facile che distorcano la percezione delle distanze. Bisogna avere grande esperienza in mare per avventurarsi al buio, e la prudenza non è mai abbastanza».

Soprattutto in uno specchio d’acqua, come quello dell’arcipelago della Maddalena, costellato di insidie. Enzo Di Fraia le conosce una per una, perché da cinquant’anni fa la spola da un isolotto dell’Arcipelago all’altro al timone di una motonave, accompagnando i turisti in quella porzione di paradiso. «Il lato nord di Santo Stefano è disseminato di scogli affioranti, molti dei quali non sono nemmeno segnalati da una boa. Chi conosce quel tratto di mare ci sta alla larga, ma non c’è estate che qualche turista che affitta il gommone non ci finisca sopra». Venerdì notte, verso le 3, Pietro Stipa, 26 anni, un giovane ufficiale del nucleo Sdai della Marina, è andato a finire a gran velocità a bordo del suo gommone contro uno scoglio. Si tratta di una roccia che fuoriesce di oltre un metro dalla superficie, un ostacolo vicino alla costa, che chi ha familiarità con La Maddalena conosce bene. «Penso si sia trattato di un momento di distrazione. Il ragazzo non si deve essere reso conto del punto in cui stava navigando.

Purtroppo il gommone è un’imbarcazione che in caso di forte impatto non protegge chi è a bordo, al contrario di un natante più pesante. L’effetto catapulta è immediato, si viene scaraventati in avanti, e diventata tutto una questione di fortuna. In più, quando si plana di notte, lo scontro arriva improvviso, non si è pronti a fronteggiarlo tenendosi saldi al timone o a una maniglia». L’utilizzo di un gps, che visualizza sullo schermo la cartografia con la profondità dei fondali e le eventuali secche più o meno affioranti, potrebbe rendere la navigazione notturna più sicura. «Il fatto è che non sempre si sta con gli occhi incollati al display, si tende a guardare le luci della costa, soprattutto se si è convinti di avere dei punti di riferimento. Bisognerebbe andare piano, soprattutto di notte. Lo facciamo anche noi comandanti, che pure conosciamo a menadito l’orografia delle isole. Se sei veloce, un ostacolo, al buio, quando guardi verso la prua, lo vedi solo quando ci stai finendo sopra».

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