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La sanità sarda affonda: in consiglio regionale il grido di dolore dei presidenti degli Ordini dei medici

La sanità sarda affonda: in consiglio regionale il grido di dolore dei presidenti degli Ordini dei medici

Le diverse associazione dei medici hanno parlato davanti alla commissione consiliare alla Sanità presieduta da Carla Fundoni. Centomila sardi senza medico di base, reparti di alta chirurgia d’urgenza aperti solo mezza giornata, troppa burocratizzazione delle procedure

20 giugno 2024
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Cagliari Reparti ospedalieri dimezzati, chirurgie per le emergenze aperte solo mezza giornata, 100mila sardi senza medico di famiglia, una medicina in generale ostaggio della eccessiva burocratizzazione di ogni procedura, organici in perenne emergenza per rimediare alla quale sono state trovate soluzioni che, sia medici che infermieri, ormai giudicano peggiori del male stesso che dovevano curare. Questo e altro è emerso nell’audizione della commissione Sanità del consiglio regionale presieduta da Carla Fundoni degli Ordini dei medici dell’isola.

 Per Nuoro Maria Giobbe ha portato al tavolo alcuni numeri dell’ospedale San Francesco: «Da circa sette anni l’ospedale è stato svilito e noi abbiamo denunciato questo fenomeno. L’organico del pronto soccorso era di 18 dirigenti medici ma oggi sono 5 più il direttore più 7 specializzandi, che non sono autonomi, più qualche “gettonista” per i codici bianchi. Quando ai medici di base in città erano 34 e oggi sono 15 ma peggio va nei paesi del territorio, dove non ce ne sono proprio. Dunque, il pronto soccorso del San Francesco ha dovuto caricarsi fatalmente le carenze della medicina di base». La Giobbe ha aggiunto: «Il reparto di Ortopedia non è più grado di operare ed effettua soltanto ambulatorio diurno; la chirurgia che pure ha festeggiato 500 interventi in robotica, è stata divisa in due: un reparto ha il direttore e un medico mentre l’altro ha un direttore e 4 specializzandi».

Problemi, carenze e disservizi anche nei reparti di Urologia e Geriatria mentre «gli ictus possono essere affrontati in Radiologia interventistica dalle 8 alle 14 dei giorni feriali. Altrimenti il paziente è dirottato dal San Francesco in altri ospedali». Anche a Sorgono problemi seri: «Il chirurgo è presente soltanto tre giorni a settimana». In Ogliastra, all’ospedale di Lanusei, mancano gli infermieri (176 in servizio su una pianta organica di 228) e pure gli operatori socio sanitari: 85 su 100. Per non parlare dei medici di base, «del tutto assenti a Ulassai, Seui, Osini e Ussassai. La situazione sta diventando insostenibile».

Per la provincia di Oristano il presidente Antonio Luigi Sulis ha detto che «45 mila pazienti sono senza medico di base. Cioè un terzo della popolazione provinciale. Questo significa che sul San Martino si rovescia un carico improprio, che ha fatto collassare i reparti di Medicina e Chirurgia. Poco sappiamo delle reali capacità dei medici gettonisti, che non possono certificare l’assenza dal lavoro, sono pagati tanto per codici bianchi e verdi e questo genera un senso di ingiustizia tra colleghi». Sulis ha denunciato anche il problema dei medici in carcere («non ce ne sono») e della mancanza di una guardia medica in città.

Per Cagliari la voce del presidente Emilio Montaldo: «Non siamo in grado oggi di fornire tutti i numeri ma se la medicina generale della città di Cagliari è tutto sommato abbastanza coperta è chiaro che sui pronto soccorso si riversano pazienti oristanesi e sulcitani».

Salvatore Lorenzoni (Ordine dei medici di Sassari) ha sollecitato soprattutto «compensazioni concrete per motivare i medici e fare in modo che partecipino ai concorsi».

Il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus ha sollecitato alla commissione «audizioni specifiche sulla condizione della pediatria, tanto a livello ospedaliero quanto territoriale» e si è detto contrario rispetto alla decisione dell’assessorato di reiterare il bando dei medici a gettone, «un’attività che sta creando discriminazione tra i medici».

In conclusione la presidente Carla Fundoni ha ringraziato gli Ordini dei medici assicurando che si tratta del primo di una serie di incontri: «Sarà svolta sino in fondo la funzione di controllo sulle condizioni della Sanità sarda e anche sulla sanità carceraria, dove i problemi sono tutti drammaticamente amplificati. Daremo tutti, maggioranza e opposizione, il nostro massimo sostegno per migliorare le condizioni della sanità sarda, nella consapevolezza che esistono altri ambiti di competenza e riguardano l’assessorato. Il mio impegno è da medico, prima ancora che da consigliere regionale e da presidente di questo parlamento».

La commissione Sanità ha proseguito con l’audizione di tutti i sindacati di medicina generale. Hanno iniziato a parlare Umberto Nevisco e Marco Puddu (Fimmg), che hanno sollecitato la digitalizzazione («perdiamo tre ore al giorno a occuparci di burocrazia») e corsi di formazione come in Friuli «per consentire ai medici di famiglia di effettuare ecografie». Il tema dell’ammodernamento tecnologico è stato introdotto da Luciana Cois (Cisl medici) mentre per la stessa sigla sindacale Giorgio Fiori è tornato a parlare della «inaccettabile discriminazione tra i medici che prendono tremila euro al mese per affrontare le vere emergenze e i “gettonisti” che ne prendono quindici al mese per fare codici bianchi e ricette». Anna Rita Ecca (Fmt) ha sollecitato alla commissione «incentivi che spingano i medici a scegliere aree rurali» mentre Simona Luconi (Smi) ha messo l’accento sui guai di Sorgono, dove «mancano 6 medici di famiglia e il 118 non ha quasi mai il medico a bordo e spesso saliamo noi».

Drastico il presagio di Luciano Congiu (Smi): «Noi medici di famiglia siamo una categoria in estinzione, guardateci oggi perché l’anno prossimo chissà quanti di noi saranno ancora in servizio. In Sardegna ci sono almeno 100 mila pazienti senza medico di famiglia ma, se non si interviene concretamente, saranno il doppio e anche il triplo nel giro dei prossimi cinque anni. Non troviamo sostituti per andare in ferie e nemmeno quando ci ammaliamo. La presenza dei “gettonisti” non ha fatto altro che aggravare il problema perché ha fatto capire ai giovani medici quanto vale davvero il nostro tempo lavorando fuori dal pubblico». Eppure per Congiu non tutto è perduto: «Con tanti piccoli interventi, anche a costo zero, si potrebbe iniziare subito a risolvere problemi concreti. Basterebbe dare ai pazienti cronici una ricetta stabile dematerializzata. Invece una volta al mese vengono da noi per chiederci una ricetta di carta che gli consente di ritirare in farmacia le stesse medicine. Stessa storia per i panni: chi ne ha diritto oggi ne avrà diritto anche il mese prossimo e non serve a nulla che noi medici ci occupiamo di queste cose».

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