Salva casa sardo, i geometri dicono no: «Modifiche incostituzionali»
Vanni Sanna: «Il testo rischia di essere impugnato, per il settore sarebbe il caos»
Sassari «Una legge regionale che recepisce il decreto salva casa del governo nazionale può essere solo migliorativa e non limitativa. Per questo motivo le modifiche apportate dalla Regione sarebbero incostituzionali, sia ai sensi dello statuto speciale della Sardegna che anche rispetto a diversi pronunciamenti della Consulta».
Il presidente dell’ordine dei geometri della provincia di Sassari Vanni Sanna ha accolto con sorpresa l’approvazione in commissione urbanistica del cosiddetto “salva casa sardo”. «Intanto – afferma Sanna – mi dispiace che non siano state prese in considerazione diverse osservazioni da noi presentate sia alla commissione che agli uffici dell’assessorato. Nella sostanza noi tecnici siamo stati poco ascoltati. Il primo rilievo che avevamo fatto era proprio quello che paventava la possibilità di approvare una legge palesemente in contrasto con la Costituzione e dunque a forte rischio di impugnativa dal governo. A questo avevamo aggiunto che proprio in caso di ricorso del governo si creerebbero confusione, disguidi e perdite di tempo ai sardi e a noi tecnici. La ratio del decreto del governo era molto chiara: oggi per vendere un immobile bisogna avere una dichiarazione di rispondenza urbanistica e catastale, deve essere tutto perfettamente in regola. Serviva una semplificazione di tutte le procedure urbanistiche. Noi, come rete delle professioni tecniche, avevamo chiesto l’introduzione di una norma, poi approvata, che permettesse di immettere sul mercato centinaia di miliardi di euro di immobili in tutta Italia. Non una speculazione ma un atto di giustizia. Ora il rischio concreto è che questo decreto sia applicato in tutta Italia mentre in Sardegna, se venisse approvata dall’aula il testo licenziato dalla commissione urbanistica, avremo invece tutta una serie di limitazioni. Come la riduzione dei monolocali da 28 a 20 metri quadri ma anche l’impossibilità di regolarizzare automaticamente le altezze inferiori a 2,70 metri».
Vanni Sanna pone l’accento anche su altre modifiche segnalate e non ascoltate dalla commissione. «Particolarmente grave è l’articolo 27 della legge approvata dalla commissione che, in estrema sintesi, dice che le leggi regionali sono tutte sotto ordinate al Ppr. Hanno introdotto un’interpretazione autentica basata su una sentenza della Corte costituzionale superata, ma soprattutto con una legge ordinaria modificano lo statuto sardo, quando invece occorre la maggioranza dei due terzi dell’assemblea. Il provvedimento del governo nazionale aveva poi superato quando previsto dal decreto Urbani che vietava la sanatoria in accertamenti di conformità se queste riguardavano aumenti di superficie e di volume in zone tutelate. Anche in questo caso la Regione ha deciso di limitare quanto previsto dal governo. E infine non capisco il motivo per il quale la commissione urbanistica abbia cambiato l’articolo 1 che disponeva di far prevalere i contenuti della legge a eventuali previsioni difformi contenuti negli strumenti urbanistici vigenti». Sanna conclude affermando di aver apprezzato anche alcuni interventi migliorativi. «Mi auguro però che da qui a giugno il Consiglio regionale ritorni indietro rispetto a tutte le limitazioni introdotte con il testo approvato in Commissione altrimenti il rischio concreto è di discriminare i sardi rispetto ai cittadini di tutte le altre regioni italiane».