L’ex prefetto di Nuoro: «Il modello Toscana per vigilare sull’isola»
Parla Giancarlo Dionisi: «Controlli coordinati per seguire le tracce dei criminali»
Nuoro L’ex prefetto di Nuoro, ora a Livorno, Giancarlo Dionisi, conosce ancora bene i problemi dell’isola. Anche e soprattutto quando si parla di criminalità. Ma gli 11 arresti, con i quali è stata smontata la banda che si è resta protagonista della rapina ai due furgoni portavalori dello 28 marzo sull’Aurelia, sono avvenuti dopo neanche due mesi di indagini.
Un tempo che evidenzia una celerità del lavoro nelle Procure toscane fino a oggi sconosciuta in Sardegna. Una terra nella quale restano ancora senza volto i colpevoli di tanti episodi simili.
Prefetto Dionisi, c’è una evidente differenza di risultati. Cos’è che funziona meglio?
«Intanto devo dire che gli 11 arresti sono il risultato di una operazione eccellente avvenuta da parte nostra, un’operazione nella quale anche la Sardegna ha comunque fatto la sua parte. In ogni caso, credo che il vero grimaldello per scardinare in tempi brevi certi modelli criminali, sia ancora quello di attuare un sistema di controllo più incisivo sui territori. Quanto più si è presenti, tanto più si è efficaci. Quanto più conosci cosa avviene e i movimenti che è solito fare chi si rende protagonista di azioni criminose, tanto più sei in grado di intervenire nei tempi che si aspettano i cittadini».
Dunque cosa dovrebbe avvenire in Sardegna che ancora non avviene?
«Per controllare in maniera efficiente i territori, c’è bisogno di un coordinamento di tutte le forze di polizia. Coordinamento che compete ai prefetti. Questo, a mio parere, è fondamentale a esercitare la giusta pressione su quanto accade. Il sistema di monitoraggio continuo è sempre molto efficace e garantisce un margine di errore minimo. Con questo non voglio dire che la Sardegna sia una terra incontrollata, anzi…».
Va bene, però qui i rapinatori li cercano ma non li trovano. Come mai?
«Magari questa volta siamo stato solo più fortunati. Oppure uno scambio di informazioni determinanti tra le magistrature sarde e quelle toscane ha consentito di arrivare prima a una quadra. Tutto può essere. Non si tratta di fantascienza, forse davvero ci siamo riusciti solo per un colpo di fortuna. Anche la magistratura sarda è fatta di persone competenti e di eccellenze che sanno bene come fare il proprio lavoro».
Un successo dello Stato dunque, ma quale sarà la strategia da qui in avanti?
«Come già anticipato, tra le misure al vaglio c’è anche l’impiego di tecnologie avanzate, come l’utilizzo dei droni da parte delle forze di polizia. Una possibilità che consente l’utilizzo di tali dispositivi per il controllo del territorio, anche per finalità generali di ordine e sicurezza pubblica. In tal senso, dovremo avviare un confronto con le aziende che operano nel settore del trasporto valori, per valutare insieme soluzioni operative e concrete, all’altezza della sfida posta da fenomeni criminali sempre più organizzati e pericolosi. Non si tratta solo di reagire, ma di prevenire e presidiare in modo sempre più intelligente ed efficace».
Parla di sistemi criminali organizzati. Il fenomeno sardo in Toscana però è un fatto atavico. C’è una rinascita di questo fenomeno?
«Il pericolo di una rifioritura del sistema criminoso sardo così come era concepito prima d’ora, a mio parere non c’è, o almeno credo e spero. Lo dicono i numeri e le dinamiche dei crimini compiuti in questo territorio. La reazione dello Stato in termini di prevenzione resta comunque importante e sulle possibili derive occorre ancora vigilare».