La Nuova Sardegna

Mare Blu
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Aree marine protette: sette gioielli blu lungo le coste sarde

di Rachele Falchi
Aree marine protette: sette gioielli blu lungo le coste sarde

Un tesoro di biodiversità e paesaggi unici tra tutela ambientale e sviluppo sostenibile

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Il nostro mare è uno scrigno di biodiversità che deve essere preservato: un mondo fragile, minacciato da inquinamento, pesca intensiva, pressione antropica e cambiamenti climatici. Per proteggerlo, esistono le Aree Marine Protette (AMP): santuari dove la natura può respirare e rigenerarsi. Sono tratti di mare – spesso con costa e fondali annessi – dove le attività umane sono regolamentate, limitate o addirittura vietate, per preservare ecosistemi delicati. Si va da zone di massima protezione, dove non è neppure consentita la balneazione, ad altre dove pesca, immersioni o escursioni sono permesse ma con limiti ben precisi. In Italia, le Aree Marine Protette sono istituite dal Ministero dell’Ambiente, dopo un percorso lungo fatto di studi scientifici e confronto con i territori. Lo scopo? Salvaguardare tra le altre cose ecosistemi fragili, specie in pericolo, tutelare praterie di posidonia, barriere coralline, fondali rocciosi e arenili, e favorire una fruizione sostenibile del mare. E funziona: le zone protette diventano veri “serbatoi di vita” che aiutano anche la pesca nelle aree circostanti, grazie ad un naturale ripopolamento del mare. La Sardegna vanta il più alto numero di aree marine protette istituite d’Italia - se ne contano ben sette - oltre a far parte del cosiddetto Santuario Pelagos, una vasta area protetta del Mar Tirreno dedicata alla salvaguardia e al monitoraggio dei cetacei. Ecco quali sono le sette AMP già istituite, meraviglie dell’isola, ognuna con caratteristiche uniche e inconfondibili: Capo Carbonara, a Villasimius, è un paradiso di fondali cristallini e praterie di posidonia; Capo Caccia – Isola Piana, nel territorio di Alghero, ospita grotte sottomarine spettacolari e falesie calcaree e rientra nel Parco Nazionale di Porto Conte; Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre, sulla costa oristanese, è famosa per le sue acque limpide e per la ricchezza di fauna marina. Tavolara – Punta Coda Cavallo, nel nord est, è una delle più estese AMP italiane e comprende l’imponente e bellissima isola di Tavolara; Isola dell’Asinara, nella punta più estrema del nord-ovest dell’isola, è un gioiello naturalistico protetto anche come Parco Nazionale; Capo Testa – Punta Falcone, nel territorio di Santa Teresa di Gallura, è una delle AMP più recenti, ricca di biodiversità e bellezze naturalistiche; Capo Spartivento, nell’estremo sud dell’isola (comune di Domus de Maria), è l’ultima area marina ad esser stata istituita: questo angolo di mare di circa 12 chilometri quadrati tra Capo Spartivento e Pinus Village è stato dichiarato ufficialmente protetto alla fine dello scorso anno.

L’area di tutela dei cetacei - Tra le straordinarie zone tutelate in Sardegna, c’è un’area protetta internazionale: il Santuario Pelagos, un vasto tratto di mare che abbraccia le coste settentrionali dell’isola. Istituito nel 1999 grazie a un accordo tra Italia, Francia e il Principato di Monaco, Pelagos è l’unica area marina protetta internazionale del Mediterraneo dedicata alla salvaguardia dei cetacei e dei loro habitat. Con una superficie di oltre 87.000 chilometri quadrati, il Santuario copre il Mar Ligure, parte del Tirreno e include le acque tra la Corsica e la Sardegna. È un vero e proprio “corridoio blu” per otto specie di cetacei, tra cui balenottere comuni, capodogli e delfini tursiopi, che qui trovano condizioni ideali per nutrirsi e riprodursi. Le coste sarde comprese nel Santuario – in particolare quelle settentrionali, dalla Gallura fino all’Asinara – rappresentano punti di osservazione privilegiati e aree di grande valore ecologico. Ma anche questo ecosistema non è immune dalle pressioni antropiche: traffico navale, inquinamento da plastica e rumore subacqueo minacciano l’equilibrio di queste specie.

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