La movida sarda cambia volto tra rave abusivi e bar-discoteche
Si trasforma il pubblico delle sale da ballo: più giovani ma disposti a pagare meno
Sassari La notte sarda non è più quella di una volta. Quella delle lunghe file davanti ai locali, dei pullman organizzati per raggiungere le discoteche storiche, dei resident dj che dettavano legge sulle piste da ballo. Oggi il divertimenti si è spostato nei bar aperti fino a tarda notte, nelle ville private trasformate in sale da ballo improvvisate, nei rave clandestini o negli eventi in piazza organizzati dalle associazioni. E nel frattempo le discoteche faticano, strette tra regole rigide, costi in aumento e un pubblico sempre più giovane ma sempre meno disposto a pagare. Questa trasformazione la racconta uno dei protagonisti della movida nell’isola, Piero Muresu, segretario regionale della Silb Fipe, il sindacato italiano locali da ballo. È inoltre proprietario del BluStar di Ossi e ha animato per 25 anni le notti algheresi con il Siesta. «Già prima del Covid eravamo in difficoltà, poi con la pandemia il problema è esploso. Nel mentre sono cambiate abitudini, musica e gusto del pubblico». Il primo segnale di rottura è arrivato proprio durante la ripartenza post-covid: «L’età media dei clienti – spiega Muresu -, si è abbassata e molti arrivano in discoteca già alticci e con il portafogli già vuoto a causa del fatto che hanno già passato la serata in bar che in realtà lavorano come discoteche».
Un contesto sempre più difficile da sostenere per chi, come Muresu, si occupa di locali strutturati e regolamentati: «Oggi ci sono mille alternative alla discoteca, ma nessuna di queste ha gli obblighi che abbiamo noi. Per far ballare serve un impianto di sicurezza, l’antincendio, personale addestrato, normative da rispettare che un bar o un circolo improvvisato si sogna. Anche solo la Siae ha dei costi elevatissimi. Non vogliamo puntare il dito contro qualcuno, ma è giusto che le regole siano uguali per tutti, che ci sia vigilanza e che si trovi un equilibrio». E poi c’è il nodo degli eventi estivi. I grandi nomi della musica spesso preferiscono i palchi in piazza, con cachet che si impennano. «Due anni fa volevamo portare Anna Pepe, avevamo concordato una cifra con l’agente, poi da un momento all’altro ci ha detto che non avrebbe più fatto concerti. Qualche giorno dopo siamo venuti a sapere che l’artista aveva chiuso una data nel Nord Sardegna al triplo del cachet che avevamo concordato inizialmente». Il risultato è che le serate si spostano altrove, e capita sempre più spesso che feste per diciottenni vengano organizzate in locali non attrezzati, o che ville con piscina diventino rave party. Tutto senza vigilanza e senza norme di sicurezza, con accesso libero all’alcol per i minori. Anche il tema delle sostanze stupefacenti, un tempo strettamente legato al mondo della notte, oggi sembra aver cambiato volto. «Nelle nostre strutture siamo molto attenti. Il fenomeno sembra essere in calo, anche perché i ragazzi non fanno più serata fino alle sette del mattino. Ma sono comunque situazioni difficili da monitorare. Anche per questo selezioniamo con cura i buttafuori, che devono essere iscritti a un apposito albo» spiega il segretario regionale Silb Fipe. La sensazione, riguardo la situazione generale, è di una guerra tra poveri racconta Muresu, con una frammentazione specialmente nella provincia di Sassari, che non c’è in Gallura, dove gli operatori si coordinano e cooperano.
Eppure il bisogno di ballare non è sparito. È solo cambiato. I ragazzi vogliono ancora divertirsi e socializzare con la musica, ma non voglio più fare la notte: si parte dall’aperitivo e si rientra prima. «Per noi discoteche – conclude Muresu – è quasi impossibile adattarci a questo modello, serve una ristrutturazione del sistema, ma soprattutto regole chiare e uguali per tutti».
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