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Aborto, «Garantire alle donne i loro diritti deve essere un tema prioritario»

Aborto, «Garantire alle donne i loro diritti deve essere un tema prioritario»

Nel 2024 oltre 1400 Ivg, Di Nolfo: «L’ostacolo sono gli obiettori, in diverse strutture sono il 90%»

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Sassari Permettere alle donne di esercitare il diritto di abortire, senza se e senza ma, ricorrendo a tecniche meno invasive fruibili fuori dagli ospedali. Nei giorni scorsi l’assessorato alla Sanità della Regione ha formalizzato la decisione di aprire alla sperimentazione dell’interruzione di gravidanza farmacologica domiciliare, oppure in consultori e ambulatori, senza costi per le pazienti. La decisione arriva dopo il chiaro indirizzo politico del consigliere regionale Valdo Di Nolfo, che nei giorni scorsi aveva richiesto all'assessore Bartolazzi un quadro riassuntivo della reale applicazione della Legge 194 in Sardegna: un tema da sempre centrale nell’attività politica di Di Nolfo.

«Nella missione istituzionale è prioritario dare voce a tutte e tutti e fare da strumento con la Regione per sostenere temi importanti e lottare perché siano garantiti i diritti fondamentali a tutti i cittadini – prosegue Di Nolfo –.Per questo sono orgoglioso che, dopo la mia richiesta, l'assessore Bartolazzi abbia voluto studiare la situazione della Legge 194». I dati analizzati mostrano un quadro ancora disomogeneo in Sardegna: nel 2024 sono state registrate 1.430 interruzioni volontarie di gravidanza, di cui 967 effettuate con metodo farmacologico (67,6%) mentre le altre con metodi invasivi negli ospedali. Il nodo però resta quello dei medici obiettori come spiega l'onorevole Di Nolfo: «Il principale ostacolo resta l’elevata percentuale di medici obiettori: in diverse strutture si supera il 90%, con casi in cui si raggiunge il 100%. Questo compromette l’effettiva possibilità per le donne di accedere all’Ivg nei tempi e modi previsti dalla legge: un diritto che, per quanto legittimamente riconosciuto, non si può esercitare liberamente. La situazione è particolarmente critica nelle strutture ospedaliere più periferiche, dove il personale non obiettore quando presente è fortemente sottodimensionato».

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