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Un mare di relitti nelle coste della Sardegna: navi da guerra e bastimenti romani

di Dario Budroni
Un mare di relitti nelle coste della Sardegna: navi da guerra e bastimenti romani

Nei fondali dell’isola un museo sottomarino. Da Caprera all’Asinara i resti di ogni epoca

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Sotto il pelo del mare c’è un grande tesoro. È fatto di fasciame molle, lamiere incrostate e cannoni foderati di spugne marine. Tutta roba inghiottita dal blu in secoli di naufragi e anche di aerei passati dal cielo all’abisso. Il mare della Sardegna è insomma disseminato di relitti. Da sempre al centro delle rotte mediterranee, attorno all’isola è praticamente successo di tutto. Sciagure, in particolare. E le testimonianze sono ancora laggiù, semplicemente individuate o anche visitate come reperti di un museo in mare aperto. Pezzi di storia che attraversano tutte le epoche. Relitti romani, medievali, piroscafi ottocenteschi, enormi navi da guerra, mercantili e anche aerei da combattimento. Impossibile raccontarli tutti.

Uno dei più conosciuti, e che non occorre indossare le bombole per dargli un’occhiata, si trova sull’isola di Caprera. Dove? Nella Spiaggia del relitto, un piccolo angolo di paradiso che prende il nome dallo scheletro di legno del motoveliero Trebbo, partito da Savona e diretto a Cagliari, che qui si spiaggiò esattamente 70 anni fa. Il resto, invece, si trova lungo fondali ben più profondi. Per quanto riguarda la storia antica, le tracce romane sono tantissime e praticamente ovunque. Attorno all’isola di Mal di Ventre, per esempio, venne trovato il relitto di una nave di epoca repubblicana lunga 36 metri e con un importante carico di lingotti di piombo.

Ma a vantare il più alto numero di relitti romani è Olbia: vennero trovati circa 25 anni fa non al largo ma di fronte al centro storico, durante i lavori per il tunnel. Ventiquattro relitti in tutto, quasi tutti romani. Due sono esposti al museo archeologico, mentre il resto attende qualche tipo di recupero dopo anni di abbandono totale. Anche il mare del sud Sardegna, a partire dal golfo di Cagliari, è un grande museo subacqueo tra piroscafi e altre tipologie di imbarcazioni. Poi c’è il golfo dell’Asinara, un paradiso anche per gli amanti dei tesori sottomarini. Basti pensare al relitto romano di Cala Reale, con un grosso carico di anfore, oppure alla corazzata Roma, una delle più potenti navi da guerra della regia marina italiana affondata il 9 settembre del 1943, sotto le bombe degli aerei tedeschi, e ritrovata nel 2012 a mille metri di profondità.

Al largo di Orosei c’è invece la tedesca KT12, una nave da guerra silurata durante la seconda guerra mondiale. Anche la Sardegna nord-orientale non se la passa male dal punto di vista dei relitti. Al largo di Tavolara c’è un sommergibile inglese con all’interno i corpi dei 71 membri dell’equipaggio. Nelle vicinanze, quasi di fronte a Porto San Paolo, i resti della motonave Chrisso, incagliata nel 1974. Fino a pochi anni fa buona parte del relitto, spezzato in due, emergeva addirittura dall’acqua. Tra Tavolara e Molara, invece, il cargo Klearchos: colato a picco nel 1979, trasportava sostanze tossiche. Al largo di Capo Figari nel 2014 fu ritrovato il piroscafo Tripoli, affondato da un sommergibile tedesco nel 1918. Poi naturalmente le Bocche di Bonifacio. Attraversarle non è mai stata una passeggiata. Si possono quindi contare relitti di ogni genere, tra cui il posamine francese Cassini colpito durante la prima guerra mondiale. Non mancano gli aerei, come il gigante tedesco Messerschmitt 323: è l’unico esemplare di questa categoria ancora esistente, abbattuto dagli inglesi nel 1943. Relitti che, in molti casi, rappresentano una attrazione anche di tipo turistico. Sono infatti numerose le immersioni organizzate dai diving specializzati con base nei maggiori centri turistici.

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