Il piccolo miracolo delle tartarughe Caretta caretta
Le testuggini tornano a nidificare nell’isola. L’inquinamento resta uno dei pericoli maggiori
L’isola sta vivendo un piccolo, prezioso miracolo: la Caretta caretta, da tempo minacciata e considerata vulnerabile a livello globale, ha ripreso a deporre le uova lungo le sue coste. Un evento straordinario, se si pensa che fino a poco tempo fa questi animali preferivano altri lidi, come le coste della Grecia o della Turchia. Ora, complice anche il riscaldamento delle acque e forse una maggiore tutela dell’habitat, la Sardegna torna a essere un luogo di nascita per questa specie antichissima.
Nel 2025 sono stati registrati diversi nidi, in particolare a Budoni, Loiri Porto San Paolo, Cabras e Sant’Antioco. Ogni volta che una tartaruga sceglie una spiaggia per deporre, scatta una mobilitazione collettiva: operatori ambientali, biologi, volontari e residenti si stringono attorno a quel piccolo cratere di sabbia, segnato da tracce e attese, per proteggerlo fino alla schiusa. Le uova sono delicate, sensibili alle vibrazioni, alla temperatura, alle minime variazioni ambientali. E per questo vengono sorvegliate giorno e notte, spesso sotto il sole cocente, con turni che diventano una forma di sentinella civile.
La lotta contro il tempo
Ma la strada verso il mare è ancora disseminata di ostacoli. Inquinamento, luci artificiali, cani lasciati liberi, ombrelloni piantati troppo vicino ai nidi: tutto può rappresentare un pericolo. E poi c’è la minaccia delle plastiche, che in mare si scambiano per meduse, il piatto preferito delle Caretta caretta. Ogni anno decine di esemplari vengono trovati spiaggiati o in difficoltà, impigliati in reti o debilitati dalla plastica ingerita.
Fortunatamente, in Sardegna operano centri specializzati nel recupero e nella cura delle tartarughe ferite, come il Centro di Recupero del Sinis gestito da Legambiente, quello dell’Area Marina protetta di Capo Carbonara, Il Centro Recupero Animali Marini di Cala Reale e le strutture supportate dal CRS4 e dall’IAMC-CNR. Questi centri non solo curano gli animali, ma svolgono un fondamentale lavoro di educazione ambientale, coinvolgendo scuole, turisti, pescatori. In molte località, le liberazioni in mare delle tartarughe guarite diventano veri e propri eventi collettivi, tra applausi, occhi lucidi e mani alzate a salutare un ritorno alla libertà.
Un segnale del cambiamento
Il ritorno delle Caretta caretta è un segno tangibile di una trasformazione in corso. La natura, quando le si dà spazio, risponde. Il Mediterraneo, bacino chiuso e fragile, soffre le conseguenze dell’attività umana, ma sa anche offrire resilienza e bellezza. La presenza crescente delle tartarughe sulle spiagge sarde racconta di un equilibrio che può essere ricostruito, passo dopo passo, deposto come un uovo nella sabbia calda, affidato al futuro. Secondo i biologi marini, il fenomeno è legato anche all’aumento delle temperature sabbiose, che determinano il sesso delle tartarughe: temperature più alte favoriscono la nascita di femmine, e quindi una maggiore probabilità che tornino a nidificare nello stesso luogo. Un meccanismo naturale affascinante, ma anche un campanello d’allarme sul cambiamento climatico in atto.
Una convivenza possibile
Oggi più che mai, la Sardegna è chiamata a un compito importante: non solo custodire le sue spiagge, ma saperle condividere con chi le ha abitate ben prima di noi.