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Maschera e pinne: alla scoperta dei diving center dell’isola

di Paolo Ardovino
Maschera e pinne: alla scoperta dei diving center dell’isola

Provare le immersioni e specializzarsi, Patrizia Medda: «La mia passione è diventata lavoro da 30 anni nuotando tra cernie e trigoni»

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Se si parla di precursori e di appassionati di immersioni subacquee in Sardegna, bisogna chiedere di Patrizia Medda. Il suo Centro sub Portorotondo sta attraversando la 29esima stagione. L’anno prossimo si festeggia la cifra tonda. Guardandosi indietro, c’è la consapevolezza di tanta strada fatta. «Ci credevano in pochi, trent’anni fa. Mi prendevano per matta quando raccontavo della mia idea di aprire un centro per le immersioni, ma ritengo che tutti possiamo realizzare le nostre passioni se ci crediamo veramente». E lei, la sua, l’ha portata avanti fino a oggi. Tra i graniti di Porto Rotondo, a due passi dallo Yacht club, ha preso vita una realtà che nel frattempo cominciava ad affacciarsi anche in altre zone dell’isola.

I diving sardi

Medda fornisce una sua analisi sul settore: «In tutta la Sardegna contiamo un centinaio di diving center – spiega –, ma ancora la percentuale di centri aperti e gestiti da sardi è molto bassa. Come mai? In generale proprio noi non vediamo sbocchi lavorativi legati al mare, alle professioni del mare, dal marinaio all’istruttore subacqueo, appunto. Siamo sempre troppo pochi». Si parla di strutture che si occupano di fornire attrezzature e organizzare corsi, con rilascio di brevetti. A intuire il potenziale di un centro specializzato per andare sott’acqua sono molti professionisti che arrivano da altre regioni d’Italia e scelgono un versante dell’isola. «La maggior parte dei diving center, comunque, conta su un’attività stagionale – commenta Patrizia Medda –, qualcuno che resta aperto tutto l’anno c’è, ma fuori dall’estate è in salita. Si riducono i traghetti e non ci sono voli, quindi contiamo su un numero minore di persone. Dovremmo puntare sui “local”, la gente del posto, ma in generale, ripeto, noi in Sardegna non abbiamo molto la cultura o la passione dell’immersione».

La realtà gestita da Patrizia Medda si affaccia su una delle aree più belle. «Ho la fortuna di trovarmi tra il Parco nazionale della Maddalena e l’Area marina protetta Tavolara-Punta Coda Cavallo. Le immersioni sono sempre molto ricche». In che senso? «Adatte a tutti i livelli di esperienza ed è possibile fare tanti incontri. Con cernie, barracuda, da giugno a metà agosto vicino l’isola di Mortorio c’è la presenza di trigoni e aquile di mare». Se deve citare il suo specchio d’acqua preferito da osservare con maschera e bombole, Medda non ha dubbi: «Gli scogli di Mortoriotto».

Attività per tutti

Il centro sub Portorotondo è riconosciuto con cinque stelle dall’associazione professionale Padi, si impegna in campagne di pulizia del mare e «ci siamo specializzati sui più piccoli, portiamo bambini dagli 8 anni in su». Per il resto, allarga il discorso l’istruttrice, «non c’è limite di età. L’idea diffusa è che sia più semplice, per dire, fare apnea piuttosto che immergersi con le bombole dell’ossigeno, ma è l’esatto contrario». Un curioso che intende capire come fare questo tipo di attività, spiega Patrizia Medda, «può farlo nell’immediato. Viene seguito da un istruttore che gli insegna per prima cosa come respirare e gestire le attrezzature». Si affronta il blu con muta, bombola in spalla, erogatore in bocca, maschera sul naso, pinne ai piedi e piombi per favorire la discesa.

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