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La regina del vento Marta Maggetti: «Il mare è la mia libertà, il Poetto la mia casa»

di Andrea Massidda
La regina del vento Marta Maggetti: «Il mare è la mia libertà, il Poetto la mia casa»

L’atleta cagliaritana appena nominata Velista italiana dell’anno si racconta

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Volando su una tavola da windsurf tra il maestrale che scompiglia i capelli e le onde che rincorrono i sogni, Marta Maggetti ha imparato molto presto a trovare la sua rotta. Cagliaritana di nascita e di cuore, oro olimpico a Parigi 2024, appena incoronata dalla Fiv “Velista italiana dell’anno”, questa campionessa acqua e salsedine, sempre sorridente, porta con sé la Sardegna ovunque vada. Cresciuta tra il Poetto e le spiagge del sud-est dell’isola, ha passato le estati a giocare con i cavalloni, a correre sulla sabbia e a muovere i primi passi su quegli skimboard che, molto tempo dopo, l’avrebbero portata sino al gradino più alto del podio. E adesso che di anni ne ha 29 non smette di porsi obiettivi ambiziosi. Il prossimo? «Far bene anche alle Olimpiadi di Los Angeles del 2028», spiega lei stessa dal Lago di Garda, spot che ha scelto per allenarsi in questo periodo di afa tropicale.

Marta, qual è il tuo primo ricordo dell’infanzia in Sardegna?

«Le vacanze da bambina passate con i miei genitori le ricordo sempre in maniera molto nitida. Andavamo al mare tra Villasimius, Cala Sinzias, Costa Rei, zone meravigliose. Giravamo molto, d’estate. E io non stavo mai ferma: mi piaceva giocare con le onde, ero sempre in acqua».

Che cosa significava per te vivere vicino al mare?

«Per me vivere vicino al mare significa ancora adesso libertà assoluta. Infatti durante il lockdown per il Covid, stare lontana dall’acqua è stato veramente difficile. Vedere il mare per me è una necessità vitale».

Quando hai messo per la prima volta i piedi su una tavola?

«Avevo cinque o sei anni. Quando andavamo al mare con i miei portavo sempre il mio skimboard. Il divertimento consisteva nel correre con la tavola in mano e poi, al momento giusto, farla scivolare sull’acqua e salirci sopra. Iniziavo a prendere le onde, o comunque a muovermi in equilibrio».

Da piccola facevi contemporaneamente anche basket. Come ti sei trovata davanti alla scelta?

«Ho iniziato a giocare a pallacanestro a quattro anni, perché mio padre era istruttore di minibasket. Ma ho provato anche altri sport, come la pallavolo e persino il calcio. A 13 anni facevo gare sia di basket che di windsurf, ma era troppo pesante, poi non sopportavo la competizione di squadra. Così ho deciso di concentrarmi su uno sport individuale».

Gli studi?

«Ho fatto il liceo scientifico e poi ho iniziato Scienze motorie. Non ho ancora completato il corso perché prima volevo fare Fisioterapia, ma praticando sport agonistico è difficile seguire tutto al meglio. Vedremo più avanti, anche tenendo conto di come starò fisicamente»

Torniamo a Cagliari: quali profumi, suoni e immagini ti porti dentro?

«Tutte le atmosfere dell’infanzia. I miei nonni vivevano lì, e io passavo tutte le giornate al Poetto, tra il Windsurfing club e i chioschi della Prima Fermata. Anche ora quando sono a Cagliari mi alleno lì».

Hai un posto rifugio, in città?

«Non giro molto in centro, resto sempre in zona Poetto».

Qual è la tua giornata tipo?

«Mi sveglio presto, intorno alle 7, faccio palestra o cardio, poi pranzo e passo 2-3 ore in acqua. Quando ho più tempo libero mi piace girare tra tramonti e paesaggi e scattare fotografie. E dopo vado a letto».

E la vita sentimentale?

«Sono impegnata. Ma lo ammetto: non è facile, soprattutto perché spesso sono lontana. Cerchiamo di vederci quando è possibile».

Come ti stai preparando per Los Angeles?

«L’obiettivo è tornare in forma fisicamente. Tra un lungo stop e allenamenti intensi, ci vuole tempo. Il supporto dei miei genitori è fondamentale».

Ti danno consigli?

«Sono sempre stata molto supportata, ma lasciano che segua il mio istinto»

Fai una dieta particolare?

«Sì, ma non è una dieta ipocalorica. Anzi, mangio tanto. E ci sono dei cibi ai quali proprio non riesco a resistere. I culurgiones, per esempio».

Hai dedicato a Gigi Riva la tua vittoria a Parigi. L’avevi conosciuto personalmente?

«Sì, l’ho incontrato quando ero piccola in giro per Cagliari. A lui ho dedicato la vittoria perché è sempre stato un punto di riferimento, un uomo molto stimato».

Per concludere, che cosa pensi ti abbia dato la Sardegna?

«Credo che mi abbia formato con un carattere forte. Viaggiare nel mondo e tornare qui ti fa capire che vivi davvero nel posto più bello del mondo. Sono molto orgogliosa di essere sarda».

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