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Il Gran Premio di F1 tra emozioni, ricordi e speranze

di Gianraimondo Farina (*)
Il Gran Premio di F1 tra emozioni, ricordi e speranze

Da Anela a Monza, il racconto in prima persona di un emigrato sardo: il ricordo del buddusoino Clemente Biondetti

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Monza Vivere il Gran Premio di F1 è sempre un' "unicum". Soprattutto se lo vivi e lo "senti" quotidianamente. A due km da casa. Nei "nostri" Autodromo e Parco, che viviamo ogni giorno. In quasi ogni momento. Luoghi ormai divenuti quasi familiari del nostro "menage" familiare. Di cui ne conosciamo gli angoli più nascosti. Ma che, in occasione del grande evento, si trasformano. Divenendo un qualcosa di indescrivibile. Una fortuna viverli da protagonista, accreditato come giornalista. E scriverne. A partire da tutto il clima vissuto anche quest'anno attorno al Grande Circo. Che non ha tradito le attese. Naturalmente. Grandi numeri confermati. Nonostante i costi triplicati per i biglietti. Ed un'organizzazione sostanzialmente giunta a buon fine. Vissuta dal sottoscritto, fin dalle prime ore di oggi, domenica 7 settembre 2025, "il giorno di Monza”. Clima festoso, camminata familiare di due chilometri verso il Parco, consueto panino domenicale e, poi, via: accredito stampa per l'Autodromo. A scrivere di emozioni e sensazioni. Ed è stato un percorso di andata che, mi ha fatto riflettere su come, una strada e dei luoghi che percorro abitualmente, Lissone, Monza, Vedano al Lambro lato "Parco", si trasformino.

Belli già di per sé, con il Gran Premio, diventano ancora più vivi e vitali. Soprattutto il Parco, la riserva naturale napoleonica urbana più grande d'Europa che tutto il mondo ci invidia. Ed anche qui ho fatto una riflessione che, spero, venga condivisa. Il Parco è quel "quid pluris" che contraddistingue da sempre il GP di Monza ed il suo e "nostro" Autodromo nazionale che, proprio nel 1922, fu voluto, non a caso, all' interno del polmone verde brianzolo. In risposta a certe polemiche che ne vorrebbero l'Autodromo fuori. Soprattutto ambientaliste. Che hanno la loro ragione d'essere e che anche io sostengo. Ma che, nel caso specifico, obbietto. L'Autodromo è, ormai, parte integrante del Parco. Da cui non può prescindere. Una perfetta simbiosi. Da rispettare. Ed è quanto quest'anno, ho potuto, finalmente, constatare fra i numerosi tifosi accorsi da tutto il mondo. Maggiore rispetto per l'ambiente ed il contesto che ti accoglie, poche tracce di inciviltà e degrado. Devo scrivere che il Gran Premio di Monza, ogni anno che lo si frequenta, educa maggiormente. Ed insegna sempre qualcosa. Forte di questa constatazione, ho poi riflettuto, sempre nel mio percorso di andata, sul fatto che quest'anno, più delle altre volte, sarebbero ricorsi quattro anniversari da ricordare attorno al GP.

Tre "pubblici" ed acclamati, più volte menzionati. Ed il quarto, meno famoso, ma non meno importante. Più "intimistico". Più sardo. In primo luogo la dicitura dello slogan di quest'anno: "GP Monza 120 anni". Non si riferisce ad un evento del 2025, ma piuttosto all'anniversario dell'Autodromo Nazionale di Monza, inaugurato il 3 settembre 1922, ovvero 103 anni fa, ed alla celebrazione del 120° anniversario di ACI, Automobil Club Italiano, la "cassa" e la "mente operativa" del GP. Quindi, proprio in questo GP, ACI ha celebrato il suo anniversario. E lo ha fatto come? Con la piantumazione di un albero simbolo di sostenibilità e del progetto "Un albero per il futuro". In risposta alle ricordate polemiche. E l'albero ha un nome: il "cipresso di San Francesco". Da qui, immediati, i collegamenti con il Poverello e con la visita che Papa Francesco ci fece, ormai otto anni fa' , nella spianata del Parco davanti Villa Mirabellino. Nell' ex Ippodromo. Era il marzo 2017. Ed il "segno" di quella visita lo si incontra sempre lungo la strada che porta all' Autodromo. E che percorro correndo. È il "The Gate" dell' artista Sam Havadtoy. La "porta di Francesco" , "il Papa dello sport". Ora, questa splendida opera, riqualificata di recente dal comune di Monza, starà assieme al "cipresso di San Francesco", il santo ambientalista per eccellenza. Nel Parco di Monza.

Un'altra data da ricordare: proprio cento anni fa, a Monza, si registrava la vittoria del primo dei cinque titoli mondiali dell'Alfa Romeo. Affermazione avvenuta con Gastone Brilli- Perri. E poi vi è la terza ricorrenza. Cinquanta anni fa, 1975, sempre a Monza, furono "salutate" le vittorie nel GP di Ragazzoni e nel Mondiale di Lauda, giunto terzo nella gara. Qualcosa di eccezionale. Infine, la quarta ricorrenza. Più intimistica. Più sarda. Che racconta della prima ed unica volta di un pilota isolano nel GP di Monza ed in F1. Parliamo del buddusoino Clemente Biondetti, che proprio 75 anni fa, nel 1950, partecipò, per la prima ed unica volta, ad un Gran Premio di F1 con un' auto ibrida con telaio Ferrari e motore Jaguar. Biondetti era figlio di un orologiaio di Budduso' di origine toscana. Budduso' lo ricorda con l'intitolazione di una strada. Ha segnato indelebilmente la storia della Mille Miglia vincendo più di Nuvolari. Non segnerà, purtroppo, la storia della F1, giacché quella di Monza sarà la sua unica presenza, finita al venticinquesimo posto. Tuttavia rimane il ricordo e l'anniversario di quel sogno pionieristico di correre in un GP del Grande Circo con un motore ibrido. Sogno che solo un sardo della sua tempra avrebbe potuto tentare di realizzare. Tutte queste sensazioni mi hanno condotto per tutto il percorso di andata.

Il ritorno, invece, l'ho vissuto nell'attraversamento delle storiche vie del bel paese di Vedano al Lambro con le sue corti medioevali. Parliamo attualmente di un comune fra i più ricchi d'Italia, all'ottavo posto assoluto per qualità della vita, dove però la passione per il Gp, per la Ferrari e l'eroe locale Vittorio Brambilla e sempre vivo. In una storia senza tempo. Con l'ultima, religiosa, constatazione che ho dovuto fare una volta rientrato a casa. E cioè di come sia stata, indirettamente, la religione, nell'ormai lontano 1957, a "salvare" il GP di Monza, la Ferrari e la F1 in genere. Dopo la strage di Cavriana del 12 maggio durante la Mille miglia. Morirono undici persone, tra cui il pilota Da Portago. Ed Enzo Ferrari finito sul banco degli accusati da parte anche della stampa cattolica. Processato, accusato e definito "Saturno che divora i propri figli". Fu sul punto di ritirare le sue macchine dalle corse. E di chiudere. Un ateo, lui, il "Drake", "salvato", però, dalla Fede. Non sua, ma dell'amico benedettino cesenate, padre Clerici presso cui si era rifugiato per chiedere consiglio. Ed il consiglio gli arrivò subito, ascoltando la parabola dei talenti e l'ammonizione precisa del religioso: "Tu, come ogni essere umano, hai ricevuto dal Signore i tuoi talenti e sei bravo a fare auto speciali. Scappare dalle responsabilità non è mai una soluzione, devi andare avanti...». E questa riflessione mi ha guidato, compiaciuto e speranzoso, fino a casa. Vedendo i volti contenti e felici di quanti, e vi erano fra loro anche molte famiglie con bambini, tifosi della "Rossa di Maranello", a Monza, hanno vissuto una giornata speciale di GP. Che, forse, senza l'allora antica "lectio"della parabola dei talenti ( Mt 25, 14-30) avremmo rischiato di non avere. Per la cronaca: Verstappen conquista la vittoria del Gran Premio d’Italia, Norris secondo e Piastri terzo. Leclerc solo ai piedi del podio, sesta l’altra Ferrari di Hamilton. Stessa "musica" per la classifica costruttori: prima la McLaren, con 617 punti, poi la Ferrari, con 280 punti. Ma questa è un'altra storia. Sportiva. Purtroppo. Nelle foto: immagini odierne dal GP che raccontano la giornata nel Parco e nell'Autodromo Nazionale di Monza.

(*) di Anela, lavora a Milano. Docente assistente presso Università Cattolica del Sacro Cuore

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