La Nuova Sardegna

L’intervento

Il folclore contro la modernità e i falsi miti che ci distinguono dai “Continentali”

di Luciano Piras

	Cagliari - le nuove bandiere issate davanti al palazzo della Regione (foto Rosas)
Cagliari - le nuove bandiere issate davanti al palazzo della Regione (foto Rosas)

«Dire che la Sardegna non è Italia sembra non solo anacronistico, ma anche pericoloso e controproducente»

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Ma facciamola finita con questa storia che noi sardi siamo i migliori al mondo! Che la Sardegna è il paradiso terrestre, l’ombelico dell’universo... che la nostra isola ha le spiagge più belle del pianeta e che noi siamo ribelli e resistenti come nessun altro popolo perché parliamo in limba sarda e abbiamo una identità che gli altri non hanno.

È forse questa la sardità? O vogliamo continuare a ripetere che Sardigna no est Italia, che noi sardi non siamo italiani? A leggere le ultime statistiche sembrerebbe proprio così. Eppure... È ora di smetterla di calarci la berrita in testa e indossare cambales e vellutino per dire che noi sardi siamo quelli che non si piegano alle intemperie della modernità, che siamo e restiamo attaccati alle antiche tradizioni tanto ancestrali quanto magiche e via dicendo. Mica siamo “continentali” sempre in balia delle ultime correnti!

No, non è così. Questo misero ritratto è un falso storico, un clamoroso errore che perpetua una vecchia cartolina da Far West morta e sepolta. Chi continua a presentare i sardi con queste pennellate è fuori pista. Foras de conca (tradotto: fuori di testa, fuori di senno). Peggio ancora: i sardi che continuano a presentarsi così sono lontani mille miglia dalla Sardegna e dal resto del mondo. Perché una cosa è la sardità vera e profonda, vissuta e sentita fin dentro le viscere; altra cosa è la sardità da sbandierare ad ogni costo vendendo l’anima al Dio denaro che sbarca nell’isola sotto forma di turismo (a proposito: che l’isola possa campare di solo turismo è un’altra fake). È forse sardità organizzare nel cuore di agosto le sfilate delle pesantissime e tristissime maschere nere della Barbagia? Cosa c’entra il Carnevale da passerella con il Carnevale vero? O basta votare per il “borgo” più bello se in Sardegna i borghi non esistono e non sono mai esistiti... Qui in Sardegna non siamo né in Toscana né in Umbria, dove i borghi sono bellissimi. Qui in Sardegna abbiamo le nostre biddas, paesi, che nel medioevo erano dette ville, e sono bellissime comunque. Borghi e biddas hanno caratteristiche e storie diverse, semplicemente. Uniformarle e omologarle non ha alcun senso. È la diversità che va premiata.

Certo: la Sardegna resta un’isola, è questo il suo valore aggiunto, con tutte le difficoltà che ne derivano (vedi trasporti via mare e via aerea). Ma anche la Sicilia è un’isola, anche i siciliani sono i migliori del mondo e hanno le spiagge più belle del mondo e mangiano prelibatezze che sono una meraviglia e che nessun altro può vantare. Eppure... questa è la sicilianità?

Ecco: dire che la Sardegna non è Italia a me sembra non solo anacronistico, ma anche pericoloso e controproducente. Io sono nato e cresciuto in Germania, ma resto sardo italiano europeo di Lodè, profondamente sardo anche se non indosso la berrita e non sfoggio né pattadese a tavola né risvoltini per passeggiare al corso Garibaldi di Nuoro. Non c’è neppure bisogno di scomodare un gigante come Sergio Atzeni, lui sì che è stato un grande grandissimo sardo. Sardo italiano europeo. Figlio del mondo, eppure sardissimo. Sardissima è stata il Premio Nobel per la Letteratura Grazia Deledda: e pensare che lei ha persino avuto l’ardire di rispedire al mittente una cuffietta del costume femminile di Desulo che il poeta Montanaru le aveva mandato a Roma. Ecco. Montanaru: il poeta Antioco Giuseppe Casula che ebbe una fitta corrispondenza con un giovanissimo Pier Paolo Pasolini, il poeta di Casarsa, il poliedrico friulano che nessuno osa relegare ai confini regionali soltanto perché scriveva versi in dialetto. Pasolini era e resta friulano italiano europeo internazionale. Dice bene Marcello Fois quando scrive che in Sardegna non c’è il mare. Evidente. La geografia non può essere un recinto. Lo dimostra Alessia Orro che sale sul tetto del mondo sventolando con orgoglio la bandiera dei Quattro Mori, lei pure sardissima ma anche e soprattutto italianissima. Emblema di un’isola che diventa arcipelago, che diventa Continente, che parla in sardo, in italiano ma anche in inglese, tedesco, spagnolo, francese.

Ecco perché ho un grande sogno: lo Statuto speciale della Sardegna scritto in tutte queste lingue. A volerci augurare che il popolo dei sardi diventi poliglotta prima possibile. Bello sarebbe che noi sardi parlassimo sardo, italiano, inglese, tedesco, spagnolo e francese... anche tenendo in piedi il nostro continuo intercalare con parole ed espressioni in limba sarda.

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