La Nuova Sardegna

L’intervista

Rally a Roma, Abodi: «Scelta del promoter. Nessun contratto con la Regione»

di Andrea Sini
Rally a Roma, Abodi: «Scelta del promoter. Nessun contratto con la Regione»

ll ministro spiega lo “scippo”: «Wrc voleva spostare la gara da subito, L’Aci ha salvato la tappa del 2026. Porteremo in Sardegna altri eventi»

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Sassari La volontà di Wrc Promoter di spostare il Rally mondiale a Roma, la trattativa per restare in Sardegna almeno per il 2026, i rapporti con la Regione e una panoramica sullo sport isolano. A una settimana dalla nota ufficiale di Wrc, Fia e Aci, che mettono una pietra tombale sulla questione, il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi prova a fare chiarezza su alcuni punti sinora mai chiariti.

Ministro Abodi, dove nascono l’esigenza e la volontà di spostare altrove una manifestazione ormai consolidata e collaudata come la tappa sarda del Rally mondiale?

«La risposta è nel comunicato del Promoter internazionale WRC che, come in tutti i grandi eventi sportivi che fanno parte di circuiti mondiali, decide le sedi sulla base di valutazioni tecniche e organizzative. In occasione del Rally di quest’anno a Olbia, insieme al Commissario Aci, Generale Del Sette, ho avuto un incontro con i rappresentanti Wrc, che hanno rappresentato l’esigenza di un cambio di sede per cercare maggiore visibilità e per esigenze tecniche, volendo inserire in calendario più asfalto e meno sterrato. La Sardegna è stata e sarà anche per il 2026 la casa accogliente e affascinante della tappa italiana del mondiale rally, con una lunga e prestigiosa storia. Ma certe decisioni, per quanto “dolorose”, vanno messe in conto».

In questi mesi ci sono state molti rumors e poche prese di posizione ufficiali: anche alla luce di questo, è possibile oggi chiarire in che modo si è evoluta la trattativa e quale peso ha avuto nella scelta il suo Ministero?

«Come ho già detto, la decisione è stata presa da WRC che in prima battuta sarebbe voluta andare a Roma già nel 2026, creando a tutti noi più di un imbarazzo perché le cose vanno fatte nel modo e nei tempi giusti e spostarsi subito sarebbe stato ancor più traumatico. Il Commissario Del Sette e i suoi collaboratori sono stati convincenti con il Promoter, riuscendo a far confermare l’appuntamento del prossimo anno. Io ho solo cercato di far dialogare tutti i soggetti istituzionali coinvolti, mantenendo un rapporto con la presidente Todde e organizzando un incontro tra Regione Sardegna, Aci, il Promoter e la Federazione Internazionale per un confronto necessario, prima della decisione assunta da Wrc, d’intesa con la Fia».

La situazione particolare nella quale l’Aci si è trovata negli ultimi mesi secondo lei ha orientato in qualche modo la scelta?

«Direi proprio di no, perché, ripeto, la scelta è stata esclusivamente di Wrc».

La mobilitazione della politica sarda è stata inutile.

«Riconosco che la Regione Sardegna, a partire dalla sua presidente, così come i parlamentari nazionali di maggioranza e opposizione, si è battuta per cercare di mantenere il Mondiale sull’Isola, ma la posizione dell’organismo internazionale si è dimostrata ferma».

Le risulta che Regione e Aci avessero siglato un accordo per ospitare il Mondiale sino al 2027, con un impegno economico già definito e con cifre stanziate?

«Da quanto mi è stato riferito, non è stato mai firmato un contratto triennale, anche se devo immaginare che accordi verbali siano stati presi con WRC, alla presenza dei vertici di allora dell’Aci, per spingere la Regione Sardegna a deliberare un finanziamento triennale. Gli accordi sottoscritti vanno sempre rispettati e così sarà, ma questa mi sembra sia stata una storia diversa».

Come sono i rapporti col governo regionale? Ritiene che sia ancora possibile collaborare e trovare un’intesa per l’organizzazione di grandi eventi?

«Sono rapporti di rispetto e collaborazione, che in questi anni hanno prodotto buoni effetti sia per quando riguarda lo sport, che i giovani. Il mio primo atto ufficiale da ministro per i giovani è stato a Nuoro, proprio con Alessandra Todde non ancora presidente della Regione, per inaugurare il primo hub del Progetto Rete. Ma ci sono state tante altre occasioni relative allo sport, dall’impiantistica agli eventi di tante discipline. E così sarà con ancor più voglia di lavorare insieme, compresi i sindaci, per migliorare l’offerta sportiva e consentire a quest’isola meravigliosa, alla quale sono molto affezionato, di ospitare altri grandi avvenimenti sportivi dal forte impatto anche turistico».

C’è modo di colmare il vuoto lasciato dal rally con manifestazioni sportive di pari o simile livello?

«Certamente si, ma non voglio fare dichiarazioni su nuove opportunità che in questa fase potrebbero anche sembrare di circostanza. Parleranno i fatti e sarà un’ulteriore dimostrazione della collaborazione tra Governo e Regione. Io penso che i grandi avvenimenti internazionali possano essere un’importante leva di sviluppo, un’occasione di promozione del territorio e uno strumento di diffusione dei valori dello sport. La Sardegna ha dimostrato di saper sempre capitalizzare gli effetti degli eventi, di saper utilizzare correttamente le risorse pubbliche destinate all’organizzazione. Abbiamo molta strada da fare insieme, collaborando».

A che punto è la questione Euro 2032? Quante possibilità ha oggi Cagliari di essere della partita?

«Ho designato il commissario straordinario, l’ingegner Massimo Sessa, uno dei più qualificati e autorevoli esperti di opere pubbliche, che conosce bene il tema e le problematiche amministrative che spesso hanno impedito ai progetti di andare avanti. Cagliari fa parte della competizione che porterà l’Uefa a scegliere i 5 stadi italiani dell’Europeo ad ottobre 2026, tra i 13 che hanno avanzato la candidatura. Capisco l’attenzione su questo tema, ma credo sia ancora più importante che Cagliari abbia il suo nuovo stadio, un sogno che la società e tutti i tifosi inseguono da dieci anni, che va molto oltre l’appuntamento europeo».

Visto da Roma, come le sembra lo stato di salute dello sport sardo?

«Più che confortante, in linea con quello delle altre regioni, con alcuni momenti esaltanti. E questo non è frutto di successo occasionali ma diverse scuole che sono in crescita nelle varie discipline. Negli anni scorsi ci sono state vittorie importanti che hanno prodotto fattori emulativi. Noi siamo fortemente impegnati a collaborare con tutti per migliorare la base sportiva, la presenza nelle periferie, la vicinanza ai meno abbienti e alle famiglie bisognose. Anche in Sardegna avete problemi di impiantistica, come altrove, ma vedo eccellenze assolute. Avere una società stabilmente nella massima serie di calcio non è affatto scontato e Giulini di anno in anno fa tesoro della sua esperienza. Ma penso anche al basket, dove Sassari fa da anni grandi cose. Non conosco bene il presidente Sardara, ma quando la provincia esprime un’eccellenza simile in uno sport così diffuso, questo è segno di un livello manageriale, organizzativo e imprenditoriale di prim’ordine».

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