Il marito Iannelli: «Noi trattati da “ultimi”. Ora lotto fino a quando non ci diranno dov’è»
Il marito di Bechere è detenuto nel carcere di Bancali dopo la condanna all’ergastolo nel processo di primo grado per l’omicidio di Tony Cozzolino
Riceviamo e pubblichiamo la lettera scritta da Davide Iannelli, detenuto nel carcere di Bancali dopo la condanna all’ergastolo nel processo di primo grado per l’omicidio di Tony Cozzolino, avvenuto a Olbia l’11 marzo del 2022. Lunedì 1 dicembre è attesa a Sassari la sentenza del processo d’appello.
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«In data 11.03.2022 non volevo uccidere il mio vicino di casa, purtroppo mi sono dovuto difendere dalla sua aggressione fisica con quello che casualmente avevo. Mi dispiace tantissimo che sia morto, mai e poi mai mi sarei immaginato che pochissima benzina, meno di un mezzo bicchiere, avrebbe potuto causarne la morte.
Non ho avuto scelta, se potessi tornare indietro non mi sarei difeso e mi sarei fatto massacrare/uccidere.
Almeno, forse, anche mia moglie Rosa sarebbe ancora in vita. La sera prima (10 marzo 2022) sono stato aggredito per l’ennesima volta dai miei dirimpettai, i quali nell’occasione hanno cercato di sfondare la porta di casa a calci e nel frangente continuavano a minacciare di morte me e mia moglie.
In quella occasione ero al sicuro in casa, per questo ho avuto il tempo di chiamare la polizia e richiedere il loro immediato intervento, come ho sempre fatto. Mi sono sempre rivolto alle forze dell’ordine, anche quando i dirimpettai di cui sopra, circa due mesi prima, innanzi al mio portone di casa, mi avevano aggredito e massacrato con un bastone.
In quella occasione venivo trasportato in ospedale dall’ambulanza, riportavo numerosi ematomi e gravi danni al ginocchio di cui ancora oggi subisco i postumi permanenti.
Io ho sempre vissuto senza disturbare nessuno e ho aspettato sedici anni in graduatoria perché mi venisse assegnato il piccolo appartamento ove abitavo con Rosa. Ricordo che al momento dell’assegnazione della casa io e Rosa siamo scoppiati in lacrime, eravamo i più felici di questo mondo.
Finalmente avevamo una casa nostra, dopo avere vissuto per anni in affitto in uno stanzino che cadeva a pezzi e senza servizi igienici, perché l’affitto era bassissimo e non potevamo permetterci di spendere al mese più di quasi niente. Io durante la mia vita non ho mai dato fastidio a nessuno, lo sa tutta Olbia, tutti i condomini e lo sa anche la Polizia, come hanno testimoniato al processo.
Tutti i poliziotti, circa una ventina, appartenenti al Commissariato di Olbia, in processo hanno detto che sono intervenuti spesso nelle palazzine di via Petta, per liti condominiali ove era spesso coinvolto il signor Cozzolino e mai il sottoscritto. Il quale aveva occupato l’appartamento sopra il mio in modo abusivo, sfondando la porta e cambiandone la serratura in assenza della proprietà.
Pertanto, va da sé che le autorità preposte avrebbero dovuto, nel rispetto della legge, quantomeno revocare al predetto l’affidamento in prova al servizio sociale e portarlo in carcere, poiché era spesso coinvolto in lite con i condomini.
Ma io, Rosa e tutte le persone come noi fanno e faranno sempre parte degli “Ultimi”, di quelle persone lasciate soffrire e morire sole nella totale indifferenza dei più fortunati e troppo spesso delle istituzioni.
Faremo sempre parte di quelle persone di cui ci si ricorda solo quando accadono prevedibili e immense tragedie.
Dopo qualche giorno che mi hanno arrestato il mio Avvocato ha informato e chiesto la Procura di proteggere Rosa, rimasta sola in quella maledetta casa e vittima di aggressioni e ripetute minacce a loro denunciate. Niente, anche in questo caso siamo rimasti soli, o meglio Rosa è rimasta sola. La mia vita era tutta per mia moglie gravemente ammalata, una persona speciale e buona più del pane.
Mi occupavo tutti i giorni 24 ore su 24 di lei, le preparavo i pasti, pulivo casa, lavavo e cucivo i suoi vestiti, la accompagnavo alle visite mediche e le somministrava le pastiglie come ordinavano i medici. Io avevo solo Rosa e ora non mi è rimasto più nessuno, non avrei mai fatto nulla di voluto che avrebbe potuto separarci. Chiedo a tutti di continuare a lottare, per gli “Ultimi”, sino a quando non ci diranno dov’è Rosa».
Carcere di Bancali, 27 novembre 2025
Davide Iannelli
