La Nuova Sardegna

La polemica

Capodanno in piazza, i GolaSeca: «Artisti sardi esclusi, avete decretato la nostra morte»

di Ilenia Mura
Capodanno in piazza, i GolaSeca: «Artisti sardi esclusi, avete decretato la nostra morte»

Il leader della rock band di Carbonia lancia un monito alla politica e ai commercianti: «Anche noi abbiamo una famiglia da sfamare»

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Carbonia «Non si può morire in questo modo, proprio oggi per capodanno, è atroce assistere a questa triste vicenda». Mentre nelle numerose città dell’isola il Capodanno con i big della musica infiammava le piazze, fra gli artisti sardi c’è chi lanciava un monito al mondo politico e al sistema «che spinge per i grandi nomi», dimenticando chi, come la band rock di Carbonia, è rimasta a casa, senza avere la possibilità di calcare i palchi del countdown isolano scandito dai protagonisti: «Gli artisti nazionali per i quali sono stati spesi milioni e milioni di euro». 

In un video lanciato nella notte sui social, va dritto al punto, il leader dei GolaSecaRoberto Cossu: «Ci dispiace tanto stare a casa perché stasera non ci siamo nelle piazze, siamo stati dimenticati da tutti. Sono stati spesi milioni e milioni di euro ma i sardi non ci saranno». La colpa? Si domanda Cossu amareggiato: «La colpa è della politica, ma anche di chi vuole il big per i quali si spendono tanti soldi. Ormai la sfida – ribadisce – è fra chi porta più soldi nel proprio paese e nella propria città, ma dimentica che anche noi dobbiamo sfamare le nostre famiglie».

Cossu punta il dito anche contro chi, dalle piazze del Capodanno, trae un guadagno indiretto: «Anche i piccoli ristoratori vogliono i big. Ma noi al contrario di voi – sottolinea il leader della band del Sulcis – supportiamo tutti e ci accontentiamo, anche quando andiamo nel tuo piccolo ristorante e non pretendiamo lo chef stellato, perché noi veniamo per supportarti».

Poi Cossu conclude: «Stasera non c’è un solo artista sardo, è una cosa molto triste. Rifletteteci, avete decretato la tomba dell’arte sarda. Non è giusto per i ragazzi che sputano sangue nell’isola». 

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