La Nuova Sardegna

La tragedia di Capodanno

Un maître di Oschiri: la mia famiglia doveva andare in quel locale – il racconto choc

di Andrea Massidda
Un maître di Oschiri: la mia famiglia doveva andare in quel locale – il racconto choc

Corrado Palmas: «Mia moglie e mia figlia non rispondevano al telefono, le ho rintracciato dopo ore»

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Cagliari «Ho saputo dell’incendio mentre ancora stavo servendo i clienti ai tavoli. E credo di aver perso dieci anni di vita». La voce di Corrado Palmas trema ancora. Ha 58 anni, è originario di Oschiri e da tempo lavora come maître de rang nel lussuoso ristorante dello Sporting Club di Crans Montana, in Svizzera. Una carriera costruita con pazienza e professionalità, sconvolta bruscamente la notte di Capodanno, quando a un tiro di schioppo dal suo luogo di lavoro un incendio devastante ha trasformato una festa di giovanissimi in una strage.

Il lounge bar “Le Constellation”, distante appena 500 metri dal ristorante, è stato teatro di un rogo improvviso e letale. Ma per Corrado l’angoscia è stata doppia, quasi insopportabile. Poco prima, dopo essersi scambiati gli auguri di buon anno, sua moglie Morena e sua figlia Laura gli avevano confidato che prima di rientrare a casa avrebbero fatto un salto proprio in quel locale.

«Quando sono arrivate davanti all’ingresso – racconta con il senno di poi, ma ancora scosso – si sono rese conto che era una festa per ragazzini. Si sono guardate negli occhi e sorridendo si sono dette: ajo’ a casa». Una scelta istintiva, quasi banale, che con ogni probabilità ha salvato loro la vita. Corrado però non lo sapeva. Non riuscendo a contattarle, mentre loro dormivano al sicuro senza controllare il telefono, ha immaginato il peggio.

«È stato un incubo. Ogni squillo a vuoto era una coltellata», ammette. Nel suo racconto c’è anche il ritratto di Crans Montana, località simbolo del lusso alpino. «Non è un posto qualsiasi – spiega – ma una delle mete turistiche più esclusive del Canton Vallese. Qui il benessere si respira ovunque, è una sorta di Porto Cervo invernale. Tra i circa dodicimila residenti ci sono numerosi miliardari, molti dei quali avevano scelto proprio lo Sporting Club per il cenone di Capodanno, insieme alle loro famiglie».

Allo scoccare della mezzanotte l’atmosfera nel ristorante è quella delle grandi occasioni: champagne a fiumi, brindisi, baci e abbracci. Gli adulti festeggiano, mentre i figli adolescenti, come spesso accade, si spostano nei locali alla moda per salutare l’arrivo del 2026. Tra questi, proprio “Le Constellation”, gestito da due imprenditori corsi e molto frequentato dai giovani del posto. «Verso l’una e mezzo – ricorda Corrado – ha cominciato a circolare la voce di un incendio. All’inizio nessuno ne aveva compreso la gravità. Poi abbiamo sentito le sirene, gli elicotteri, e abbiamo capito che stava succedendo qualcosa di terribile».

La conferma ufficiale ha scatenato il panico. «I genitori hanno iniziato a chiamare disperatamente i figli, con i telefoni che squillavano a vuoto. Urla, pianti, scene di disperazione collettiva». Anche a Corrado sono tremate le gambe. «Anch’io provavo a chiamare invano. Ora posso dire che a me è andata bene, ma ho saputo che tra le vittime c’è un quindicenne che abitava nel nostro stabile. È qualcosa che non si riesce nemmeno a concepire». Una notte che doveva essere di festa si è trasformata in una ferita profonda per un’intera comunità. E per Corrado Palmas resterà per sempre il Capodanno in cui il destino ha bussato alla porta, fermandosi a un passo dall’entrare.

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