Omicidi, scomparse sospette e assassini a piede libero: ecco i casi ancora irrisolti in Sardegna
Dal delitto Murgia a quello Pusceddu, e poi le scomparse di Martina Lattucca e dei fratelli Giuseppe e Lorenzo Deiana
Sassari La letteratura e la cinematografia hanno consegnato la definizione all’uso comune: cold case. Si dice così, lo sanno tutti. Cioè casi irrisolti, gialli che prima indignano e spaventano l’opinione pubblica, poi restano silenti nei fascicoli delle Procure. Poi ancora riemergono con un colpo di scena. Il 2026 potrebbe essere l’anno di alcune risposte importanti: perché quello appena concluso nell’isola è stato, tra le altre cose, anche l’anno dei gialli. Omicidi, scomparse sospette, assassini a piede libero, casi riesumati – come quello di Manuela Murgia.
Qui a spaventare è un lasso di tempo incredibile passato senza un colpevole. Trent’anni, anzi da qualche giorno trentuno, dal ritrovamento del corpo della 16enne. Se l’Italia nel 2025 è tornata a domandarsi sul delitto di Chiara Poggi a Garlasco, nell’isola i laboratori del Ris sono tornati a lavorare alle tracce sulla ragazzina morta il 5 febbraio 1995 a Cagliari, nella zona di Tuvixeddu. È notizia di pochissimi giorni fa, le 89 tracce biologiche riesaminate non portano al dna dell’ex fidanzato dell’epoca, finora l’unico indagato. Trent’anni fa il fattaccio venne liquidato come suicidio, nell’ultimo anno è stato riaperto con lo scenario di una ragazza prima violentata sessualmente e dopo uccisa. L’incidente probatorio di fine gennaio indicherà la strada da percorrere. Un filo rosso collega Buddusò e Portoscuso, invece.
Il primo è il luogo in cui è morto Marco Pusceddu. Colpito da quattro colpi di pistola ad agosto da un killer a volto scoperto ma ancora ignoto, che si è palesato all’ingresso del 118 del paese, ha chiesto dove fosse l’uomo, uno dei volontari in servizio, e gli ha sparato. Forse un delitto d’amore o una vendetta e forse maturati nel Sulcis, appunto, dalle parti del paese d’origine della vittima e dove mesi prima subì una misteriosa aggressione in una piazzola di sosta. Finì in una pozza di sangue e costretto a più operazioni, c’è un indagato. Procura al lavoro, manca il nome del killer.
Un 2025 di mistero anche lungo la scogliera di Calamosca, lì dove il 18 novembre è scomparsa Martina Lattuca. Le ricerche in mare hanno fatto emergere solo il suo zainetto e le scarpe. E l’ipotesi di un gesto volontario. La famiglia però insiste: «Non l’avrebbe mai fatto», ed è convinta e ci sia un’altra verità. Verità che per ora è custodita in fondo al mare anche per i fratelli Giuseppe e Lorenzo Deiana, i due pescatori golfarancini che dal 19 aprile non sono più tornati da un’uscita in barca attorno a Capo Figari.
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