Trovò un tesoro romano in fondo al mare, il Tar nega la ricompensa al sub – la storia
Davide Azara aveva recuperato 50mila monete nelle acque di Arzachena. La motivazione: «Scoperta straordinaria ma non fortuita»
Arzachena Ha scoperto uno dei più grandi tesori numismatici mai rinvenuti nei fondali italiani, ha avvisato immediatamente le autorità e ha collaborato con lo Stato nelle operazioni di recupero. Ma questo, secondo il Ministero della Cultura e il Tribunale amministrativo regionale, non basta per ottenere una ricompensa. Con sentenza pronunciata dal Tar Sardegna, seconda sezione, il collegio ha respinto il ricorso presentato da Davide Azara, il sub che il 25 maggio 2023 scoprì al largo di Capriccioli, nel territorio di Arzachena, un enorme deposito di monete romane in bronzo.
La decisione
E’ stata assunta nell’udienza pubblica del 12 novembre 2025. Relatore Silvio Esposito, che ha ricostruito in modo dettagliato i fatti e il quadro normativo applicabile. Il Tar ha giudicato infondato il ricorso e ha compensato le spese di giudizio, ritenendo la vicenda particolarmente complessa.
Il ritrovamento
Tra le 30mila e le 50mila monete, follis risalenti alla prima metà del IV secolo dopo Cristo, in uno stato di conservazione rarissimo, accompagnate da frammenti di anfore di produzione africana e orientale. Una scoperta che il Ministero della Cultura ha definito, in un comunicato ufficiale, «una delle più importanti degli ultimi anni», superiore persino, per quantità, a quella avvenuta nel 2013 a Seaton, nel Regno Unito. Azara individuò le monete a circa tre metri di profondità e a un centinaio di metri dalla costa. Dopo aver notato anomalie sul fondale, risalì a bordo per recuperare un metal detector, che segnalò la presenza di una grande massa metallica. Compresa l’eccezionalità del rinvenimento, il sub avvisò subito il sindaco, la Soprintendenza, i Carabinieri e la Guardia Costiera, attenendosi alle istruzioni ricevute per la conservazione temporanea dei reperti e consegnandoli poche ore dopo alla stazione dei Carabinieri di Porto Cervo. Il giorno successivo collaborò, insieme al padre, alle prime ricognizioni ufficiali sul sito.
La richiesta e il no del Tar
Nel novembre successivo Davide Azara aveva chiesto al Ministero il riconoscimento del premio previsto dal Codice dei beni culturali per chi effettua un rinvenimento archeologico fortuito: un acconto pari a un quinto del valore dei beni, seguito dalla liquidazione definitiva. Ma per l’amministrazione mancava un requisito essenziale: la fortuità della scoperta. Il Tar ha confermato la posizione del Ministero della Cultura, richiamando la giurisprudenza secondo cui la scoperta fortuita è quella che avviene «per caso», senza essere prevista o prevedibile. Nel caso di Arzachena, la presenza del metal detector a bordo dell’imbarcazione e le dichiarazioni rese dallo stesso Azara subito dopo il recupero – nelle quali parlava di “verifiche” effettuate con lo strumento – sono state ritenute elementi sufficienti per escludere la casualità del ritrovamento. I giudici hanno precisato che l’uso del metal detector non esclude automaticamente il diritto al premio, ma nel caso concreto, valutato nel suo complesso, ha fatto emergere un’attività orientata alla ricerca di beni culturali.
Irrilevante, secondo il collegio, anche l’assenza di procedimenti penali: il fatto che non vi siano state contestazioni penali non equivale al riconoscimento del carattere fortuito del rinvenimento. Il risultato è una decisione che fa discutere: una scoperta di valore storico e scientifico straordinario, destinata ad arricchire il patrimonio pubblico, non produce alcun beneficio economico per chi l’ha portata alla luce. Resta ora aperta solo la strada di un eventuale ricorso al Consiglio di Stato. Fino ad allora, la linea è tracciata: il tesoro appartiene allo Stato, ma la fortuna, per il Tar, non c’è stata.
