Dopo la strage di Crans-Montana controlli a tappeto nei locali notturni dell’isola
Piero Muresu (Silb) bacchetta i bar che imitano le discoteche: «Servono uscite, materiale ignifugo e personale formato»
Sassari Per molte persone d’ora in poi sarà un gesto automatico. I dettagli frivoli diventeranno il centro dell’attenzione di ragazzi e ragazze. Dentro ai locali, non guarderanno più subito a chi c’è dietro alla consolle o alle bottiglie del bar, ma saranno attenti osservatori per capire dov’è l’uscita d’emergenza, se il soffitto è abbastanza alto e sicuro, se gli estintori sono a portata di mano.
La strage di Crans-Montana riecheggerà ancora per un bel po’. La vita notturna dei locali cambia. «Si sboccia», ma in sicurezza. E ora tante attività dell’isola tremano perché potrebbero finire nell’occhio delle forze dell’ordine. La tragedia in Svizzera accende controlli a tappeto in tutta la Sardegna.
Cosa succede
Tutto inizia da «un fenomeno che negli anni si è diffuso anche qui», spiega Piero Muresu, coordinatore regionale di Silb, sigla della Fipe che riunisce le imprese che operano nel settore dell’intrattenimento da ballo e di spettacolo. Si riferisce al trend di trasformare semplici bar in mini-discoteche. «Certo. Ormai con la dicitura di locale notturno si intendono tutti quelli che rimangono aperti oltre una certa fascia oraria, ma c’è differenza dal vero locale fatto per ospitare persone per ballare e il bar che fa “piccolo intrattenimento” e sconfina nella pista da ballo».
Un’attività con licenza da pubblico esercizio conta su regole rigide sulla somministrazione delle bevande, ma il confine che permette a gestori e titolari di allargarsi è labile: «Mettono la musica, creano delle piccole piste da ballo, e a tutti gli effetti diventa u altro tipo di attività, senza dover sottostare però ad altri tipi di requisiti».
«Responsabilità»
Piero Muresu è il volto di una delle discoteche sarde più longeve, il “Blu Star” a Ossi è aperto dal 1983. Sulle morti di Crans-Montana, parla con tono grave: «Come categoria siamo scossi, quello che è successo è una strage». Ma non ditegli che l’incendio nel locale svizzero è stato causato dalle scintille delle stelle pirotecniche che accompagnavano i secchielli di champagne. «Il problema non sono quelle, ma un contesto che dev’essere sicuro e il personale formato a gestire il pericolo». E ricorda un episodio proprio della discoteca di Ossi, accaduto qualche anno fa: «Un po’ per l’usura e un po’ per lo sforzo, dalla spia del dj a un certo punto inizia a uscire del fumo. Le piste erano affollate. Uno della sicurezza mi avvisa subito e quando ci siamo avvicinati abbiamo sentiti un odore acre, di plastica sciolta. I ragazzi non se ne erano accorti e ballavano. Ho immediatamente fatto spegnere la musica e aperto le porte, il personale si è occupato del problema e dopo poco abbiamo rimesso in sicurezza l’area». Basta poco. In positivo e in negativo. «La responsabilità non va data a 15enni e 16enni, se quel locale avesse avuto il minimo dei requisiti delle discoteche in Italia, non sarebbe successo niente», suggerisce Muresu. Gli fanno eco le parole dello scrittore Marcello Fois che nella sua rubrica “Spam” sulla Nuova osservava: «Le misure di sicurezza hanno lasciato a desiderare, anche in una nazione che si ritiene efficiente e che ha sempre una parola peggiore per noi e le nostre organizzazioni».
Le regole
I requisiti da rispettare, dice infine Muresu, riguardano tanti aspetti: «Le uscite di sicurezza devono esserci, ed essere illuminate e ben segnalate, è l’abc. Poi tutto il materiale utilizzato dev’essere ignifugo, usare manichette antincendio, e formare il personale al pronto intervento».
L’appello
La garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Puligheddu, ha lanciato l’appello in Sardegna: «Troppo spesso le logiche del profitto sembrano prevalere sulla necessità primaria di garantire ai giovani il diritto allo svago in condizioni di assoluta sicurezza. È bene ribadirlo con forza: il divertimento non è una colpa né un rischio da correre; è un diritto dei nostri ragazzi, e delle loro prerogative intendo farmi portavoce istituzionale. Rivolgo pertanto un invito accorato a tutti i sindaci della Sardegna e ai gestori dei locali pubblici, alle autorità regionali politiche e militari, affinché si facciano promotori di “Patti locali per la sicurezza”. È giunto il momento di inaugurare una stagione in cui la responsabilità gestionale sia il criterio preminente di ogni attività. – e quindi – Propongo l’impegno comune per la creazione di un Sistema regionale di osservazione stabile, che monitori rigorosamente lo stato delle strutture destinate ai minori e certifichi la sicurezza di tutti gli eventi a loro dedicati».
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