La Nuova Sardegna

La storia che riemerge

Amuleti, tombe, anfore e un villaggio medievale: ecco le ultime affascinanti scoperte in Sardegna

Amuleti, tombe, anfore e un villaggio medievale: ecco le ultime affascinanti scoperte in Sardegna

Studiosi al lavoro per scoprire i segreti dei reperti e arricchire le conoscenze sulla storia dell’isola

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Sassari L’amuleto è piccolo, consumato dal tempo, eppure basta a spalancare la porta della storia. Lo scarabeo antico del Libano, emerso all’inizio di febbraio 2026 dallo scavo del sito del nuraghe Ruinas di Arzana, in Ogliastra, ha il fascino dei segreti tutti da scoprire. E si aggiunge ai tanti ritrovamenti che solo nell’ultimo anno hanno fatto battere il cuore dell’isola, da nord a sud. Custodi di tracce della vita che fu, frammenti di cui gli studiosi decifrano con pazienza il linguaggio nascosto. Dall’amuleto scarabeo alle domus de janas, dal villaggio medievale alle anfore puniche.  

L’amuleto scarabeo 

Lo scarabeo rinvenuto nel sito del nuraghe Ruinas di Arzana, è un amuleto in steatite, con montatura d’argento e alla base ha delle incisioni in caratteri geroglifici. Il suo valore andrebbe oltre l’oggetto in sé: confermerebbe l’esistenza di contatti e traffici tra la Sardegna nuragica e il Mediterraneo orientale, rafforzando l’idea di un’isola inserita in reti di scambio culturali e commerciali già nell’età del Ferro. Con ogni probabilità proviene infatti dall’area dell’attuale Libano.

Il villaggio medievale di Utzeri

Nel mese di marzo del 2025, a Sassari, il passato è riaffiorato in pieno contesto urbano. Sotto il cantiere del nuovo polo scolastico di via Artiglieria sono emersi resti murari e reperti databili tra il XII e il XIV secolo, attribuiti al villaggio medievale di Utzeri. Si ipotizza che fosse uno dei tanti piccoli nuclei abitativi sorti fuori dal circuito murario sassarese, come Silki, Cleu e Kitarone, abbandonati nel Trecento. 

Le domus de janas 

A Bonorva, gli scavi nel complesso di Sant’Andrea Priu hanno portato nel luglio 2025 all’individuazione di tre nuove domus de Janas, le case delle fate che dallo scorso anno sono diventate patrimonio Unesco. Il ritrovamento di nuove tombe scavate nella roccia contribuisce ad arricchire uno dei più importanti sistemi funerari preistorici dell’isola e ha un valore storico preciso: rafforza la lettura del sito come grande necropoli comunitaria, offrendo nuovi elementi sulle pratiche rituali, simboliche e sociali delle comunità prenuragiche.

La necropoli punica

A Sestu, invece, è stato un intervento infrastrutturale a far riemergere una necropoli punica, con sei anfore funerarie databili tra IV e III secolo avanti Cristo con all’interno delle ossa, probabilmente di bambini. Ma anche tantissimi altri reperti tra cui ceramiche.  La presenza di un’area sepolcrale punica in un contesto finora poco noto, amplia la mappa degli insediamenti e delle pratiche funerarie fenicio-puniche nel cagliaritano. (serena lullia)

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