La Nuova Sardegna

La storia

Dalla Sardegna a Shanghai, un algherese alla conquista del mercato cinese dei profumi

di Carolina Bastiani
Dalla Sardegna a Shanghai, un algherese alla conquista del mercato cinese dei profumi

Francesco Vidili ha aperto un’azienda e lanciato la sua linea di nicchia. «Quando sono arrivato il settore era vergine, ora è boom».

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Alghero Ha note aromatiche e floreali. Ma anche fruttate della guava, orientali dell’ambra e legnose del cedro. Ma soprattutto, ha qualcosa di profondamente mediterraneo. Il profumo “Maschere”, lanciato alla conquista del mercato cinese, contiene una nota di elicriso. E questo perché il suo ideatore e creatore, Francesco Vidili, è un trentunenne di Alghero profondamente legato alle essenze della Sardegna. Vidili si trova in Cina da tre anni, precisamente a Shanghai, dove di recente ha lanciato la sua linea di profumi artistici: “Nell’inconscio” in italiano, “La seconda stanza” in cinese. Un mercato in rapida ascesa, dove Vidili è riuscito a inserirsi grazie alla sua capacità di interpretare i gusti della popolazione cinese, tra profumi al tè, note medicinali come l’eucalipto e ingredienti come la radice di costus, che sa di capelli sporchi e di pelliccia di capra. Ma oltre alla creazione di fragranze, partecipa come giudice a contest e a conferenze come relatore. Ha anche ottenuto importanti riconoscimenti. E tutto è iniziato per caso nel garage di casa sua.

La sua storia

«Lavorando all’altra mia passione che a 18 anni era la meccanica – racconta – ho scoperto un profumo che una ex fidanzata regalò a mio padre. Eau de Sauvage di Dior ha fatto scattare la scintilla e non sono più tornato indietro. Mi ha dato un’emozione grandissima». Da lì l’acquisto di altri profumi di design. Gucci, Chanel, ancora Dior. E poi da Bonino a Sassari la folgorazione. «Ero lì per comprare Fahrenheit la sua voce non nasconde la meraviglia di allora – ma mi hanno mostrato una stanza fatta di bottiglie scintillanti, colorate, mai viste prima e mi si è aperto il mondo della profumeria artistica». Dallo studio alla realizzazione del primo profumo il passo è stato breve.

«Ho preso i primi oli essenziali e ho iniziato a mescolarli, seguendo i principi appresi in libri e articoli. E ho deciso di fare il profumiere». Una passione forte e carnale che è diventata un percorso di vita e una carriera lavorativa. Dopo il diploma a Versailles nel 2022 alla Isipca, la scuola di profumeria più prestigiosa la mondo – qui è entrato in stretto contatto con altri studenti cinesi ed è rimasto affascinato dalla loro cultura –, un’esperienza formativa in Olanda e la vittoria di un premio internazionale in Spagna, per Vidili si sono spalancate le porte della Cina, dove ora vive a Shanghai insieme alla sua fidanzata, anche lei creatrice di profumi. E dove tutto evolve ad una velocità impressionante.

In Cina

«Quando tre anni fa sono arrivato in Cina il mercato dei profumi era ancora vergine – continua – e quindi le possibilità erano tantissime. Dopo aver lavorato in un’azienda farmaceutica di Pechino appena entrata nel business della profumeria, in cui mi occupavo di selezione e acquisto degli ingredienti, ma anche di formulazione dei prodotti, ho deciso di aprire la mia azienda per esprimermi liberamente e senza limiti». “Francesco Vidili arte profumatoria”. Così ora Vidili crea profumi per altri marchi, ma si occupa anche della sua linea lanciata al pubblico qualche mese fa. «Cerco di dare la migliore interpretazione alle richieste che mi fanno – spiega – All’inizio mi chiedevano profumi leggeri e acquosi, che sapessero soprattutto di tè. Ora, dopo tre anni, è cambiato tutto. È esplosa la mania dei profumi di nicchia, di quelli con più note, che raccontano una storia e che, per esempio, trovano ispirazione in personaggi importanti».

Molto amati sono quelli con note medicinali, come l’eucalipto, la canfora e il rosmarino, ma anche quelli legati alla cultura tibetana, legnosi e caldi. «Un cliente mi ha chiesto un profumo che sapesse di incenso con note forti di costas, che sa di capelli sporchi e un po’ di pelliccia di capra. Ma poi, ovviamente, grazie agli altri ingredienti, la fragranza non puzza», chiarisce ridendo. E, invece, di cosa sa una passeggiata tra i villaggi cinesi? «Di incenso di fiori, di erbe e di spezie – dice – ma soprattutto di oud, che è una sostanza nera come la pece che gli alberi producono per difendersi dopo esser stati feriti».

Il brand

Lanciata pochi mesi fa, la linea di profumi di nicchia creata da Francesco, che si muove tra arte, filosofia e scienza, ha due nomi connessi tra loro, ma che non sono l’uno la traduzione dell’altro: “Nell’inconscio” in italiano e “La seconda stanza” in cinese. Entrambi parlano di inconscio. «L’ho scelto perché è un concetto ampio che tocca tutti – spiega – ed è la parte più nascosta e più affascinante di ognuno, ma che il profumo riesce in qualche modo a smuovere». Tre le fragranze. “Pendulus”, che descrive la ricerca di equilibrio, “Event Horizon”, che ha che fare con la linea di separazione tra conscio e inconscio e “Maschere”, che riguarda il tema dell’identità e delle sue molteplici sfaccettature. È questa che, tra le numerose note olfattive, contiene anche l’elicriso. «Essendo sardo – conclude – gli sono estremamente legato».

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